L’anno vocazionale: linee per un progetto straordinario
Sono ormai 25 anni che in questa Diocesi c’è questo Vescovo… 50 anni fa – più d’uno se lo ricorda ancora – si inaugurava il bellissimo, nuovo seminario diocesano… È passato un secolo preciso dalla nascita dell’Istituto religioso tanto conosciuto e apprezzato nella nostra diocesi… Partirono dalla nostra Diocesi – or sono ormai 200 anni – quei Missionari che hanno trovato il martirio in quelle terre lontane e proprio quest’anno ricorre il centenario della loro canonizzazione… Vien “fatto santo”, in Piazza S. Pietro, quel nostro Parroco che tanto e caro ricordo ha lasciato tra la nostra gente…
Fare memoria
Viene spontaneo – forse per “deformazione teologica” – chiedersi: “che fare?”.
Il nostro cammino di chiesa ha un modo tutto suo per ricordare la sua storia.
Un modo tutto speciale inaugurato per noi da Gesù stesso e radicato nelle consuetudini della storia d’Israele. Noi non ricordiamo: ‘facciamo memoria’! Il nostro non è mai un “rivangare il passato”; è, più semplicemente, celebrare il presente nel passato e il passato nel presente perché non sappiamo pensare il presente se non tra passato e futuro. Sappiamo, infatti, con tale chiarezza dove dobbiamo arrivare (=l’avvento del Regno di Dio), che diventa essenziale, nell’oggi, guardare sempre con grande attenzione il cammino fatto e, nel cammino fatto, scoprire ciò che ha fatto davvero un cammino…
L’Anno Liturgico non è così un’invenzione per riempire di “sacro” il calendario ma – come ci hanno ben ricordato gli ‘Studi’ di questo numero – è il tentativo teologico di “fare memoria” del passato per vivere il presente, proiettati nel futuro in una comunione perenne con quel Dio in cui non c’è né passato né futuro ma solo “presente”. Noi viviamo il presente di Dio celebrando il passato e programmando il futuro.
La vita e la storia delle vocazioni consacrate è un momento centrale della vita e della storia di una chiesa particolare. La proporzione è semplice: tanto più si prende coscienza dell’importanza delle vocazioni ordinate, religiose, missionarie e di consacrazione laicale, tanto più si guarda il futuro con un desiderio insopprimibile di fare la nostra parte per creare condizioni tali da consentire una perenne fioritura di questi insostituibili ministeri. Fare memoria della ricchezza che esse hanno rappresentato nella costruzione dell’edificio ecclesiale è modo prezioso e sicuro per ravvivare, in vista del futuro, la consapevolezza di un dono (=carisma) che Dio non può far mancare all’ oggi della nostra diocesi e all’oggi della sua missione.
Un anno per fare memoria! Non per ricordare soltanto, ma per far sì che – nel ricordo – sia ravvivata la coscienza del futuro e la responsabilità sul presente. Una memoria nella quale è “accentuato” l’elemento vocazionale.
Contenuti vocazionali quali: la chiamata di tutti; la chiamata di alcuni; la chiamata dell’insieme e, nell’insieme, la diversificazione ministeriale ecc.; sono costantemente presenti nell’ordinaria celebrazione del “far memoria” dei misteri della salvezza. Un anno, allora, per metterne in evidenza l’importanza, le condizioni, le responsabilità, all’interno delle vie ordinarie della vita della comunità cristiana: questo sarà – in Diocesi – un “anno vocazionale”.
Non già – dunque – un “appiccicaticcio” da togliere via quanto prima, bensì un’occasione celebrativa che la pastorale ordinaria accoglierà con gioia, perché è posta in evidenza una dimensione essenziale e costitutiva del suo stesso impegno globale e complessivo.
Vie e momenti
Si dovrà immaginare una capacità operativa all’interno delle vie maestre che “fanno” la chiesa e che “fanno” la storia.
Qualcuno parla di una dimensione “ad intra” ed una dimensione “ad extra” della pastorale. Concretamente si tratta di immaginare una grande varietà di “momenti” all’interno di due “vie”: la via che ci costruisce come comunità cristiana e, in essa, come persone cristiane (la spiritualità, la liturgia, la formazione permanente, la carità, la ministerialità…) e la via che ci fa missionari tra gli uomini del nostro tempo (l’evangelizzazione, la promozione umana, la riconciliazione…).
E si tratta di saper cogliere, evidenziare e annunciare la dimensione vocazionale all’interno e per il tramite di queste vie ordinarie.
Ci si incomincerà così a chiedere: qual’è la dimensione vocazionale di queste vie? E si scoprirà – ad esempio – che quando si parla di “spiritualità” si intende, fra l’altro, ma forse “specialmente”, la vocazione della persona umana a vivere una dimensione spirituale. Si potrà non mettere in evidenza la vocazione fondamentale dell’uomo a vivere come Dio lo vuole? In comunione con Lui, alla sequela di Gesù, come membro vivo del suo corpo che è la Chiesa, nella concretezza vocazionale di uno stato di vita? Lo Spirito che ci è stato donato non ci fa forse riconoscere come chiamati? E non genera forse nei nostri cuori una risposta? E questa risposta non è forse “piena” quando va a collocarsi nella scoperta-adesione alla chiamata specifica e diversificata dei vari stati di vita? Quale spiritualità è possibile se non è “vocazionale” e quale itinerario spirituale è autentico se non conduce alla scoperta del proprio dono dello Spirito? Resterà solo intimismo, sentimentalismo, moltiplicarsi vuoto e inutile di parole!
E, per l’altro versante, volendo continuare nell’esemplificazione, non siamo forse debitori nei confronti degli uomini del nostro tempo dell’annuncio di una vocazione? La nostra missione non è forse paragonabile a quella affidata dal Re ai suoi servi quando – imbandita la mensa del convito nuziale – li inviava a chiamare gli invitati perché tutto era pronto… (cfr. Mt 22)? Come appare chiaro e preciso da tutto il contesto neotestamentario che la missione della chiesa è eminentemente vocazionale! Una comunità fatta di chiamati, a loro volta inviati perché giunga ad ogni cuore di uomo l’invito di Dio…
Cammin facendo ci accorgeremo facilmente – e in ogni caso abbondante su ciò appare la sussidiazione[1] – che questa breve esemplificazione è facilmente estendibile a tutti gli altri momenti costitutivi della chiesa particolare: la vita liturgica (=liturgia e vocazioni); la formazione permanente (=vocazioni e ministerialità)…
E l’altro versante, quello della missione, non sarà meno esemplificabile: “dalla parte della vita!” (=perché progetto di Dio…); la riconciliazione della e nella comunità umana (=perché chiamati ad essere una sola famiglia) e così via.
La dimensione vocazionale finirà per apparire come contenuto centrale, implicito, decisivo di tutto ciò che “fa” la pastorale ordinaria.
Concretamente
L’identificazione dei momenti operativi sarà la fase successiva. E ci accorgeremo che tali momenti vanno pensati e realizzati almeno a tre livelli: il livello diocesano; il livello zonale; il livello parrocchiale e delle comunità (religiose, gruppi/movimenti/associazioni).
Apparirà così un orizzonte di “programmazione vocazionale” ricco e vario come ricca e varia è la programmazione pastorale annuale di una Diocesi.
Il livello diocesano
Solo qualche accenno da ritenere particolarmente significativo ed emblematico per l’elaborazione di un programma.
– Si celebra normalmente in Diocesi il convegno pastorale unitario annuale durante e mediante il quale tutta la comunità diocesana, in tutte le sue componenti, si raccoglie attorno al suo Vescovo per pregare-riflettere-programmare. Bene! L’anno vocazionale prevedrà come argomento il tema delle Vocazioni…
– In ogni Diocesi si effettuano normalmente, durante l’anno, gli incontri periodici del clero (mensili, bimestrali, trimestrali). Sarà importante che questi incontri, durante l’anno vocazionale, siano tutti intonati a temi vocazionali. Si potrà immaginare una serie di temi del genere: “Pastorale vocazionale oggi”; “Parrocchia e Vocazioni”; “Sacerdoti e vocazioni di speciale consacrazione”; “Vocazioni e ministeri nella chiesa, oggi”; “Direzione spirituale e discernimento vocazionale”; “Catechesi, Liturgia, Carità, Spiritualità e vocazioni”; “Giovani oggi e maturazione vocazionale”. Dovunque si è manifestato un grande interesse da parte dei sacerdoti a temi del genere…
– Non c’è Diocesi nella quale non si facciano, a cura dell’Ufficio Catechistico, incontri formativi per Catechisti Parrocchiali o, per gli Insegnanti di Religione, momenti di aggiornamento. Sarà importante realizzare in essi un momento, o, meglio, tutto il corso di aggiornamento, per una riflessione su contenuti vocazionali e l’approfondimento della proposta vocazionale…
– Ormai sono frequenti le Diocesi in cui, durante l’anno, si fanno, a cura degli Uffici o Consulte per la pastorale giovanile, familiare, scolastica, del Movimento Diocesano Ministranti e Chierichetti, giornate, tre giorni, campi scuola. Sono ambiti preziosissimi per affrontare tematiche vocazionali. Dove si è fatto c’è stata grande attenzione e interesse all’argomento.
– E quale Cattedrale non vede ormai riunita attorno al Vescovo la comunità diocesana per alcuni momenti di preghiera durante il corso dell’anno? Veglie per la Pace; Veglie per la Vita; Celebrazioni delle Ceneri; Veglie Quaresimali; Giornata per i Giovani; Veglie di Pentecoste ecc. Durante l’anno vocazionale l’Ufficio diocesano per la Liturgia sarà contento di realizzare tutti questi momenti come momenti vocazionali.
Il livello zonale
Sta emergendo sempre di più nella pastorale delle nostre diocesi la dimensione “zone pastorali” altrove dette “vicarie” o “vicariati” o “decanati” ecc. In pratica un momento superparrocchiale ma a servizio della comunione tra diocesi e parrocchia. Ci sono diocesi che privilegiano per gli incontri del clero proprio la vicaria facendo tutti insieme non più di tre o quattro incontri e mensilmente, in date eguali o diversificate, gli incontri di zona.
– Sarebbe bellissimo se nell’anno vocazionale tutti gli incontri zonali, sia nel momento di preghiera come nel momento formativo e di programmazione, fossero impostati sulla tematica vocazionale. Perché non tentare una lettura a tappeto e ben meditata del Documento della CEI “Vocazioni nella Chiesa Italiana” (Pentecoste 1985)? E perché non studiare zona per zona le possibilità di realizzazione di qualche momento di annuncio vocazionale a tutti i ragazzi della zona? Potrebbero essere i cresimandi? Potrebbe essere messa in cantiere una tre giorni con tutti i chierichetti e i ministranti?
– Molte zone pastorali mettono in cantiere delle giornate (un po’ sull’esempio della pastorale diocesana, ma con maggior efficacia ed incisività) di incontro con i sacerdoti, religiosi/e e laici. Spesso si fa anche una convivenza. Affrontare nell’occasione temi come “La famiglia, una vocazione per tutte le vocazioni” è normalmente finito per piacere a tutti…
– Anche le zone realizzano volentieri momenti di formazione per catechisti, ministri straordinari dell’Eucaristia ecc. Sono occasioni da non perdere…
Il livello parrocchiale
È decisamente il più importante. Per un anno intero tutte le parrocchie sanno di dover mettere in evidenza per il tramite della pastorale ordinaria la dimensione vocazionale. Hanno un’infinità di strumenti. Le vie della catechesi, della liturgia, della carità, della spiritualità, della pastorale giovanile, familiare, degli anziani, della cultura ecc. passano tutte di qui. Sarà il Consiglio Pastorale Parrocchiale a studiare, nella parrocchia, la miglior realizzazione possibile delle indicazioni che vengono dalla scelta di un anno vocazionale.
– Una preghiera incessante per le vocazioni si leverà da ogni comunità parrocchiale! La celebrazione eucaristica quotidiana (specialmente nelle 34 settimane del tempo ordinario, utilizzando le due S.Messe per le vocazioni del messale); la celebrazione quotidiana della liturgia delle ore (dove si fa) non farà mai mancare un’invocazione, un’intercessione, un pensiero per le vocazioni! Maggio e Ottobre consentiranno la celebrazione quotidiana del Rosario vocazionale; Quaresima permetterà la realizzazione di una Via Crucis vocazionale. La religiosità popolare sarà un campo particolarmente fertile: festa patronale; celebrazioni significative quali le cosiddette “missioni al popolo” ecc. saranno occasioni utilissime per pregare e riflettere sulla vocazione/vocazioni/vocazioni di speciale consacrazione.
– I catechisti avranno all’inizio dell’anno un momento formativo parrocchiale durante il quale si darà attuazione operativa alle indicazioni diocesane e non mancheranno di realizzare in parrocchia anche momenti forti di catechesi sulle vocazioni. La mostra del Centro Vocazionale Itinerante ha risposto bene allo scopo, sia quando è stata realizzata in Diocesi, nelle zone, ma anche, e di più nelle parrocchie, gestita magari direttamente dai catechisti.
– Per gli adulti e le famiglie non mancheranno momenti di riflessione sul tema.
– I giovani saranno sempre il soggetto privilegiato di una formazione permanente delle nostre parrocchie. Durante l’anno vocazionale saranno pensati per loro momenti di preghiera, campi di orientamento, tre giorni di ritiro, giornate di spiritualità, esperienze estive di servizio ecc. tutti intonati a temi vocazionali. Ed essi saranno i primi ad esserne felici…
– Poi il momento forte della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Non ci sarà parrocchia in Diocesi che non la celebrerà con la massima attenzione e fantasia pastorale… Così pure la Giornata Missionaria Mondiale…
– Un’esperienza particolarmente interessante e che concerne principalmente la dimensione missionaria della parrocchia, è quella della Benedizione delle Famiglie nelle case. Intorno a Pasqua (ma ormai un po’ in tutto l’anno) il Parroco o gli altri sacerdoti realizzano questa tradizionale visita capillare a tutte le famiglie del territorio parrocchiale. Dove più, dove meno, si crea un certo dialogo ma dovunque si fa la benedizione. Il nuovo rituale (1985) prevede esplicitamente tale benedizione e il CNV da un paio di anni predispone un cartoncino che sul davanti riporta il tema della Giornata Mondiale per le Vocazioni, mentre, sul retro e il saluto del celebrante, e la lettura (breve) della Parola di Dio e le invocazioni (Preci) hanno intonazione profondamente vocazionale. Sarebbe oltremodo efficace che per l’anno vocazionale in Diocesi la benedizione delle famiglie della parrocchia fosse fatta da tutti i parroci (o chi per loro) con questo piccolo accorgimento…
Come partire
Ho cercato di fare una serie di esemplificazioni (tali hanno voluto essere questi orientamenti) di una miriade di possibilità per celebrare l’anno vocazionale in diocesi. Ogni diocesi, comunque, presenta, sia per motivi geografici (la grandezza), come pure per motivi di sensibilità alla tematica, una diversità di possibilità di impostazione che va tenuta presente in partenza. Allora mi sembra che si possa concludere accennando doverosamente al momento più delicato. Capiterà normalmente che si dirà: sì, è una buona idea; ma da che parte rifarsi?
Entra in gioco l’opera insostituibile del Centro Diocesano Vocazioni. Organismo, di comunione – coordinamento – programmazione di tutta la pastorale vocazionale, per sua stessa natura organicamente inserito nell’insieme della pastorale ordinaria della chiesa particolare.
– Il Vescovo convocherà il Direttore (e se il CDV non è costituito sarà un’ottima occasione per farlo e per farlo bene…), gli esporrà il suo intendimento e gli affiderà il compito di “pensare” l’impostazione dell’anno vocazionale.
– Il Direttore convocherà il Centro (che normalmente è costituito dai rappresentanti delle varie categorie vocazionali) e si incomincerà a far prendere corpo all’ iniziativa. Poi se ne parlerà negli organismi di partecipazione (Consiglio Pastorale e Presbiterale) e ricevuta l’approvazione dal Vescovo si inizieranno i necessari contatti con: i direttori degli Uffici Pastorali, i Vicari Foranei, i rappresentanti dei laici nella Consulta Diocesana dei Laici ecc.
– Avuta adesione e suggerimenti si dovrà passare alla fase dei sussidi e della programmazione di luoghi e date.
– Poi avviene la “diffusione della notizia” cercando di portare a conoscenza dell’iniziativa in maniera capillare tutte le comunità cristiane della Diocesi.
– Prima e dopo ed anche durante si dovrà pregare tanto… Perché il Signore benedica questa iniziativa che va per il verso giusto. Perché è quanto Lui si aspetta da noi. “Pregate il Padrone della messe…” – in fin dei conti – ce lo ha detto Lui.
Note
[1] A questo proposito il CNV da tempo ha studiato a fondo la questione. Sarà utile ricordare allora che ci si può rivolgere direttamente al Centro Nazionale Vocazioni (via Merulana 124 – Roma) per avere informazioni dettagliate su tale sussidiazione.