N.01
Gennaio/Febbraio 1995

Bibliografia ragionata sul tema monografico

Rischia di rimanere deluso chi vuole entrare nel tema della XXXII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, passando… per la porta principale, quella contrassegnata dallo slogan “Ti ho chiamato per nome”. Beninteso, questo rischio si riferisce a coloro che vogliono approfondire il tema con adeguata bibliografia, direttamente e specificamente “riservata” a questo tema. Proprio così: anche se abbondano titoli di chiaro riferimento vocazionale, non sempre la “chiamata per nome” è adeguatamente messa in luce, soprattutto nei suoi risvolti teologici e antropologici. In altre parole, manca una ricerca ampia, sostanziosa e interdisciplinare su questo tema, che pure è un cardine della pastorale vocazionale. Soprattutto si avverte il bisogno di una sintesi. E allora il bibliofilo, lo studioso o semplicemente il catechista, faranno bene a maturare da se stessi questo sguardo unitario, senza far eccessivo affidamento su testi “pronti all’uso” .

E perché questa fatica non sia sterile, è consigliabile equipaggiarsi sin dall’inizio di alcune chiavi di lettura connesse al tema della Giornata 1995. Le principali, tra queste chiavi, sono: il nome, l’elezione, la persona, l’incontro, lo scoprirsi amati da Dio.

Facendo umile ricorso ad un buon dizionario teologico o biblico, e soprattutto avendo il buon senso di collegare un tema all’altro, si può… aggirare l’ostacolo di un “valore vocazionale” teologicamente ricco quanto bibliograficamente povero.

 

 

 

Il nome

Per un primo approfondimento biblico di qualsiasi tema, ritengo insuperato il caro, vecchio Dizionario di Teologia Biblica, curato da LEON-DUFOUR e coll., edito dalla Marietti, Torino 1976, che alle colonne 764-769, ci presenta la voce Nome a cura di J. DUPONT. Una lettura di questa voce – come di altre in questo Dizionario – è sufficiente per un primo approccio al significato del “nome” nella Bibbia, al suo riferimento a Dio o all’uomo, all’uso liturgico, ecc. In verità è alquanto in ombra, in questo excursus, la dimensione specificamente vocazionale. La si deve piuttosto intuire tra le righe, di questa che rimane comunque una rapida sintesi, non di più.

 

Ad una più diffusa trattazione si ispira invece SICARI A.M., Chiamati per nome, Jaca Book, Milano 1993; nel suo genere, un classico. Il taglio è dichiaratamente biblico, e permette all’autore di abbozzare sei ritratti dell’Antico Testamento (Abramo, Mosè, Samuele, Sara e Tobia), uno del Nuovo (Maria di Nazareth) e alcuni capitoli di sintesi, che soprattutto ci fanno cogliere il maturarsi storico della vocazione, fino alla “chiamata in Cristo Gesù”.

 

Una carrellata ugualmente autorevole sul tema è offerta da MARTINI C.M. – VANHOYE A., Bibbia e vocazione, Morcelliana, Brescia 1983: soprattutto la prima parte, curata dall’attuale Arcivescovo di Milano, è in linea con la “chiamata per nome”, descritta anch’essa facendo ricorso ad alcuni “ritratti” dell’Antico e Nuovo Testamento. 

 

Di questi ritratti, uno in particolare – quello di Samuele – è sviluppato in chiave vocazionale da MARTINI C.M. e coll., Il vangelo per la tua libertà, Ancora, Milano 1991. Interessante è il procedimento “a tappe parallele”, che confronta l’esperienza graduale di Samuele con la neotestamentaria parabola del seme (o “dei terreni” come la chiama l’Autore).

 

 

 

L’elezione

Il concetto biblico della scelta lo si inquadra rettamente nel più vasto orizzonte dell’“elezione”. Al riguardo ci vengono in aiuto ancora due voci da dizionario: la prima è opera di GUILLET J., Elezione, in LEON DUFOUR, Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Torino 1976, 324-332; la seconda è DE LORENZI L., Elezione, in ROSSANO P. – RAVASI G. – GIRLANDA A., Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Edizioni Paoline, Cinisello B. 1988, 444-458. La dinamica vocazionale della “elezione” è alquanto presente nella seconda voce, la si intravede invece con fatica nella prima.

 

Quanto all’esperienza fatta dai primi discepoli di Gesù, essa trova una buona descrizione in PANIMOLLE S.A., Apostolo – Discepolo – Missione, Borla, Roma 1993, che offre molteplici elementi, anche in vista di una lectio divina sull’argomento.

 

Ma l’elezione di Dio in che misura rispetta la libertà umana? In altre parole: l’uomo “sceglie” o “è scelto”? Una risposta la offre BOURS J., Segui la tua via, San Paolo, Cinisello B. 1994, con un’antologia spirituale che vuole insegnare “l’arte di innamorarsi di Dio”. Come si addice ad un’antologia, questo testo ci porta vari interventi dell’autore, non tutti di chiara prospettiva vocazionale, come invece sembrerebbe suggerire il titolo. Pur tuttavia, la prima parte, intitolata “Il cammino di Dio” entra nel nostro tema, coniugando egregiamente la chiamata di Dio e la libertà dell’uomo, alla luce dell’assioma che poi fa da sottotitolo all’intero libro: “L’uomo viene guidato sulla via che si è scelto”.

 

 

 

La persona

Ma affinché la “chiamata per nome” abbia attendibilità teologica e culturale, occorre conoscere meglio la persona e il posto che la tradizione cristiana le riserva. Occorre, in altri termini, un buon testo di antropologia teologica. Ultimamente ha visto la luce un volume che – guarda caso – si richiama allo slogan italiano della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 1995: SANNA I., Chiamati per nome. Antropologia teologica, San Paolo, Cinisello B. 1994. Il metodo seguito dall’autore e la ricchezza dei contenuti bastano da soli a raccomandare quest’opera. Pur tuttavia, essa rimane sintomatica della …amnesia vocazionale rilevata dall’inizio di questa rassegna: sarebbe stato davvero interessante rileggere questa antropologia teologica alla luce della chiamata-risposta personale. O, almeno, dedicarle molto di più dei semplici accenni che le riserva l’autore.

 

In questo senso forse può servire un buon “prontuario per illuminare le grandi scelte della vita”: è il caso di FRANCHINI E., Persona e vocazione, EDB, Bologna 1988. Pensato “a schede”, offre più di una valida suggestione sul tema.

 

E se poi ci si permette un’incursione nel campo del magistero, un contributo in chiave di antropologia teologica lo offre anche GIOVANNI PAOLO II, Veritatis splendor (1993), nn. 6-27, che si riallaccia all’incontro del giovane ricco con Gesù (Mc 10,17-22; Mt 19,16-22; Lc 18,18-23) e ne fa emergere la problematica morale ad essa soggiacente.

 

 

 

L’incontro

Sempre restando nell’ambito magisteriale, va detto che GIOVANNI PAOLO II aveva già fatto riferimento al brano evangelico, in questione (che a sua volta fa da sfondo alla Giornata Mondiale ‘95), nella Lettera apostolica per l’anno internazionale della gioventù (1985), intitolata Ai giovani e alle giovani del mondo, (EV9/1452-1531): ritengo queste pagine tra le più belle che il Papa abbia mai dedicato ai giovani, provocandoli a mettersi come persona di fronte al Tu di Gesù Cristo. Un invito ad uscire dalla fede formale o – ancor peggio – chiusa ai grandi interrogativi della vita.

 

E, visto che il Papa ci ha riportato indietro negli anni, non ritengo passato di moda il bel testo di MASSERONI E., Maestro, dove abiti?, Rogate, Roma 1983, che rimane valida traccia per proporre la fede come “pedagogia dell’incontro”. Così come va citato, sempre su questa linea, il più recente IMBACH J., A tu per tu con Cristo, Incontrare Gesù oggi, EMP, Padova 1994.

 

 

 

Scoprirsi amati da Dio

Un testo davvero interessante per capire e spiegare – soprattutto ai più “lontani” – cosa significa concretamente scoprirsi oggetto dell’amore di Dio è NOUWEN H.J.M., Sentirsi amati. La vita spirituale in un mondo secolare, Queriniana, Brescia 1993.

L’autore parte da una specie di scommessa, fatta con un amico ebreo che da tempo ha abbandonato la pratica di fede. Ma chiaramente è una scommessa che vuole agganciare l’uomo secolarizzato e distratto dei nostri tempi. A questo uomo, a questo amico, l’autore scrive una sorta di “lunga lettera” che – per quel che ci riguarda – potremmo considerare una sorta di rilettura “laica” dei temi di catechesi proposti dal Centro Nazionale Vocazioni nella prima metà di questo decennio, una rilettura cadenzata dal più rigoroso vocabolario liturgico, e in particolar modo eucaristico: essere presi – essere spezzati – essere dati. Il prosieguo della storia ci dice che anche questo vocabolario risultò “incomprensibile” all’amico di Nouwen, ma si rivelò prezioso per altri credenti, come può esserlo per quanti accosteranno questo bel testo.

 

In questa stessa linea “esistenziale” – pur se con altro stile e profondità – si muove GUARDINI R., Accettare se stessi, Morcelliana, Brescia 1993. Al centro dell’attenzione si trova la domanda costitutiva del soggetto: “Chi sono io?”, che – a parere dell’autore – può trovare risposta solo nell’orizzonte della Parola. E la risposta è l’uomo creato ad immagine di Dio. Solo aprendosi alla Parola rivelata, l’uomo ricompone il proprio nome, altrimenti esposto alla frantumazione e alla dispersione.

 

Una citazione finale merita CENCINI A., Per amore, EDB, Bologna 1994: l’autore, con la consueta maestria, ci aiuta a rileggere il tema del celibato e della castità consacrata proprio alla luce di questa esperienza, fondamentale per il cristiano e a maggior ragione per il consacrato; l’esperienza di chi si scopre amato e sedotto da Dio, fino a sentirsi inequivocabilmente “chiamato per nome” ad una risposta d’amore.