La pastorale delle vocazioni tra prassi e teologia
Sono passati oltre dieci anni ormai dalla pubblicazione del Piano Pastorale per le Vocazioni (26 maggio 1985): è possibile tentare un bilancio? Il CNV cogliendo l’occasione dello scadere di dieci anni dalla pubblicazione del Piano Pastorale per le Vocazioni “Vocazioni nella Chiesa Italiana”, ha avvertito l’esigenza di interrogarsi sul cammino fatto, in questi anni, dalla pastorale vocazionale. Perché? Prima di tutto per ringraziare il Signore per il dono della fiducia e del coraggio e della perseveranza in questo ambito fondamentale della pastorale; e poi per individuare eventuali debolezze o carenze o ritardi e per far emergere potenzialità nascoste o mortificate.
Nel febbraio del 1992 l’Ufficio del CNV ha iniziato una prima riflessione e verifica; nel giugno del 1994 la riflessione si è allargata attraverso la partecipazione di alcuni esperti e, nel maggio dell’anno successivo, è diventata oggetto di appassionato confronto tra tutti i membri del Consiglio nazionale: già questo cammino dice chiaramente l’impegno e la speranza, che stanno dietro a questo sforzo di “capire il presente per progettare il futuro” della pastorale vocazionale nella Chiesa italiana.
Intanto il lavoro continua: infatti, nel febbraio del 1996, un Seminario di studio ha esaminato con autentica passione d’amore i risultati di una capillare ricerca finalizzata a conoscere “come” e “quanto” il Piano Pastorale per le Vocazioni è stato recepito, in questi dieci anni, dalle diocesi italiane e dalle Congregazioni religiose, maschili e femminili, e dagli Istituti secolari.
Accanto a questa ricognizione sulla pastorale vocazionale in atto nelle diocesi italiane e negli Istituti di Vita Consacrata si sono mosse altre ricerche di natura storica per individuare e indirizzare le diverse fasi del cammino della pastorale vocazionale; una ricerca di natura teologica per mettere a fuoco la Teologia che sta dietro alla prassi vocazionale; e una ricerca sugli interventi del Magistero Episcopale in questo settore, per avere un quadro preciso di “come” i Pastori sentono il problema vocazionale e “quale” attenzione ad esso riservano e “quale” pastorale propongono.
Il presente numero di “Vocazioni” raccoglie tutto questo materiale e lo consegna ad una riflessione più allargata, affinché tutti possano inserirsi nella non facile fatica di individuare i nodi della pastorale vocazionale e nell’entusiasmante impegno di aprire nuovi orizzonti di proposte e di accompagnamento e di testimonianza vocazionale. Il capillare e tenace lavoro di ricognizione promosso dal CNV permette, fin da ora, di poter intravedere alcuni punti nodali della pastorale vocazionale in atto nella Chiesa italiana?
Nella presentazione del Piano Pastorale per le Vocazioni si legge: “Il presente Piano permette un’illuminante riflessione teologica sulla vocazionalità della e nella Chiesa, delineando quasi il ‘volto vocazionale’ di essa. (…) L’impostazione di fondo del problema vocazionale è essenzialmente teologica, soprannaturale. Essa si radica nel mistero stesso di Dio e della Chiesa”. Quanto queste convinzioni generano e sostengono l’attuale prassi vocazionale? Oppure, quanto la stanchezza e la fatica della pastorale vocazionale derivano proprio da una povertà di teologia e di ecclesiologia vocazionale? Nella “Pastores dabo vobis” il Santo Padre riprende il tema della fondazione teologica e ecclesiologica della pastorale vocazionale, laddove afferma: “Sì, la dimensione vocazionale è connaturale ed essenziale alla pastorale della Chiesa. La ragione sta nel fatto che la vocazione definisce, in un certo senso, l’essere profondo della Chiesa, prima ancora del suo operare” (n. 34). E, pertanto, la pastorale vocazionale “può scaturire soltanto dalla lettura del mistero della Chiesa come ‘misterium vocationis’” (ivi).
Durante il Seminario del febbraio scorso più volte è emersa l’affermazione (del resto confermata dalle varie inchieste) che tanta pastorale vocazionale non poggia su una teologia e un’ecclesiologia vocazionale chiaramente e fortemente condivisa. Scrive ancora, con parole incisive, il Santo Padre: “La Chiesa, che per nativa costituzione è ‘vocazione’, è generatrice ed educatrice di vocazioni” (n. 35).
Ma l’essere Chiesa è sentito davvero come vocazione? Il Piano Pastorale per le Vocazioni trova una strada in salita e, addirittura, una porta chiusa se non si diffonde e non si approfondisce la consapevolezza che essere cristiani è una vocazione e che, all’interno della Chiesa, ognuno ha una sua specifica vocazione-missione da vivere nell’armonia d’amore del Corpo Mistico di Cristo, per svelare il Volto di Dio, che è Carità – Dono di sé – Altruismo infinito. Qui c’è un campo di impegno formidabile e ineludibile. A questo punto si può capire anche il perché delle difficoltà di accoglienza e di traduzione pastorale che, in tante diocesi, ha incontrato la stessa scommessa di fondo del Piano Pastorale per le Vocazioni, che è la “Pastorale Vocazionale Unitaria”. È evidente che la pastorale vocazionale unitaria, può nascere soltanto dove l’ecclesiologia di comunione è una tensione e un respiro quotidiano, attinto dal mistero stesso di Dio – Comunione Trinitaria.
In tante diocesi le “strutture di comunione” previste e caldeggiate dal Concilio Ecumenico Vaticano II sono inceppate o stanche o, addirittura, sconfitte: in simili contesti la pastorale vocazionale unitaria sarà possibile soltanto dopo o, perlomeno, insieme ad un autentico cammino di conversione alla verità stupenda della ecclesiologia di comunione.
L’ecclesiologia di comunione farà sentire e condividere coralmente il problema vocazionale e farà nascere anche un’invocazione incessante del dono di vocazioni e di tutte le vocazioni. Scrive il Papa: “È quanto mai urgente, oggi soprattutto, che si diffonda e si radichi la convinzione che tutti i membri della Chiesa, nessuno escluso, hanno la grazia e la responsabilità della cura delle vocazioni” (PdV, 41). Ma come è possibile tutto questo senza un’ecclesiologia di comunione fortemente annunciata e coralmente vissuta? Continua il Santo Padre: “La preghiera, cardine di tutta la pastorale vocazionale, deve impegnare non solo i singoli ma anche le intere comunità ecclesiali. (…) Oggi l’attesa orante di nuove vocazioni deve diventare sempre di più un’abitudine costante e largamente condivisa nell’intera comunità cristiana e in ogni realtà ecclesiale. Così si potrà rivivere l’esperienza degli apostoli che nel cenacolo, uniti con Maria, attendono in preghiera l’effusione dello Spirito (cfr. At 1,14), il quale non mancherà di suscitare ancora nel Popolo di Dio ‘degni ministri dell’altare, annunziatori forti e miti della parola che ci salva’” (PdV, 38). Ma quanto il Papa descrive non è altro che un magnifico quadro di Chiesa-comunione! A questo punto, credo che sia ben chiara la causa della resistenza che trova il nascere e l’operare di un CDV all’interno di tante diocesi: se una Chiesa locale non vive un’autentica comunione, non riuscirà mai a far funzionare una struttura pastorale di comunione come quella del CDV.
D’altra parte l’inchiesta svolta dal CNV ha rilevato con chiarezza che il problema vocazionale è unanimemente avvertito: ma dal “problema” non si riesce ancora a passare all’impegno. Perché? Perché la “frammentazione” e le “autonomie” pastorali non permettono di “sacrificare” totalmente un sacerdote per l’animazione vocazionale e poi di accoglierlo come servitore di una causa che tutti riguarda e tutti interpella e tutti coinvolge (soprattutto chi lavora nella pastorale giovanile): da qui nasce l’incarico d’animazione vocazionale dato spesso come marginale e periferico rispetto ad altri impegni già affidati; da qui nasce la mobilità continua dei direttori dei CDV, che rende inefficace la loro opera; da qui nasce l’impossibilità di coinvolgere tutte le forze vocazionali per un’unica opera vocazionale; da qui nasce il senso di estraneità che avvertono gli animatori vocazionali rispetto ad altri settori pastorali e, in particolare, quando si muovono nella diocesi e non trovano la “comunione” nella medesima passione e nella medesima animazione. E si potrebbe continuare!
Che cosa ci chiede, a questo punto, il Signore? Come dobbiamo servire questa situazione per aprirla sempre di più al soffio dello Spirito di comunione nel servizio gioioso all’unico Signore e Salvatore?
Il lavoro di lettura del presente della pastorale vocazionale, avviato dal CNV sfocia nella fase della riproposizione. In tempi brevi è previsto un “Simposio” (come espressione unitaria della Commissione CEI per il Clero e per la Vita Consacrata e del CNV), nel quale verranno approfonditi i contenuti teologico pastorali con la partecipazione di docenti delle Pontificie Università e delle Facoltà Teologiche Italiane, nonché di esperti di pastorale vocazionale: sarà un momento impegnativo e decisivo.
Infine, tutto sarà consegnato alla Presidenza e al Consiglio Permanente della CEI, affinché, vagliato dai nostri Vescovi, possa tradursi in orientamenti pastorali precisi e rinnovati, che diano un nuovo afflato alla pastorale vocazionale in Italia, come è nel desiderio di tutti.
L’impresa è grande: ci sostiene non la presunzione, ma la convinzione che si tratta di un’opera fondamentale per la vita della Chiesa e, pertanto, la luce e la misericordia di Dio certamente sosterranno e guideranno le nostre povere fatiche.
Il numero di ‘Vocazioni’ che segue raccoglie le Relazioni del Seminario e alcune Testimonianze di partecipanti. Nel cammino comune, che chiediamo a tutti, diamo così la possibilità di entrarci condividendo il cammino comune di chi lo ha già iniziato e ha fatto, come suo dovere, il primo tratto di strada.