N.01
Gennaio/Febbraio 2026

Un solo edificio

Un testo di un Anonimo anglosassone (VIII-IX sec.)

Il testo proposto appartiene al nord dell’Europa. È il primo di una serie di poemi in Old English conservati in un manoscritto del X secolo, chiamato Exeter Book, dal nome dell’omonima cattedrale inglese che lo possiede dal secolo XI.

Il poema iniziale è chiamato Christ ed è una celebrazione in versi del Figlio di Dio. La struttura è tripartita e gli studiosi la indicano come Christ I, l’Avvento), Christ II, l’Ascensione e Christ III, il Giudizio finale. Per molto tempo è stato attribuito al maggior poeta anglosassone del tempo, Cynewulf, ma la critica più recente rigetta questa paternità e la stabilisce certa solo della parte dell’Ascensione (si discute ancora sul Giudizio).

Chiunque sia l’autore, il Cristo I è comunque interessantissimo, perché è una meditazione-espansione delle Antifone maggiori di Avvento (le antifone O), e l’anonimo autore riesce in modo mirabile a creare piccoli gioielli a partire dalla Scrittura, dalla Liturgia e, come nel testo che presentiamo, anche dai Padri, in questo caso Gregorio Magno. Qui è proposto proprio l’inizio del poema – che è acefalo – ma che lascia agevolmente comprendere che sta “espandendo” l’antifona O Rex gentium, che riportiamo per comodità del lettore: O Re delle Genti e da esse desiderato, pietra angolare che fai dei due uno: vieni e salva l’uomo che hai formato dalla terra.

Vediamo come l’immagine del salmo 118 (117), 22 (e di Is 28,16 e At 4, 11-12) venga unita a Ef 2,14, sia nell’antifona che nel poema. Questo espande l’immagine della costruzione come una grande sala dove Cristo, nella sua opera di restaurazione, unisce due mura che erano contrapposte (e le unisce in sé, proprio come architrave, come pietra angolare), il popolo della Promessa e i Gentili: nasce così la Chiesa. L’uomo formato dalla terra (Gn 2,7) diviene il Corpo del Capo: terra, mura, costruzione. La grande sala è restaurata-costruita: dal corpo umano formato dalla terra al Corpo di Cristo, Verbo fatto uomo che, trasfigurato dalla resurrezione, è la Chiesa. Viene il Signore della vita, viene e porta vita di nuovo. Si può anche scorgere un tema ricorrente in questo poema: la discesa agli inferi. La turba disperata e misera è formata da coloro che gemono nel regno dei morti: morti al peccato, morti nello sheol. Per tutti Cristo che viene è gioia e vita. Così si lega magnificamente l’Avvento con la Pasqua, nell’unità del Mistero.

 

Tu sei la pietra angolare che gli operai di un tempo
rigettarono dall’opera. Bene ti si addice
che tu sia il Capo di questa grande sala,
e che unisca, con sicuro ancoraggio,
le spaziose mura di roccia adamantina,                                                       5
affinché per tutta la terra tutte le cose dotate del senso della vista
possano meravigliarsi per sempre, o Principe di gloria!
Mostra ora la tua abilità! Rivela la tua opera
ben stabilita in splendore sovrano! Sì, fa’ che presto
si ergano i muri opposti! L’opera ha bisogno ora                                     10
che l’Artefice e il Re stesso vengano,
e restaurino la casa, che giace in rovina
sotto il tetto. Egli formò dapprima il corpo
e le membra di creta; ora Egli, Signore della Vita,
libererà dai loro nemici la turba disperata,                                                15
quei miseri dal terrore, come spesso fece.

 

(Traduzione del Curatore dalla versione inglese di I. Gollancz, Cynewulf’s Christ. An Eighth Century English Epic, David Nutt Pub., London 1892, 3)