N.01
Gennaio/Febbraio 1995

La Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni nel cammino di una Chiesa Locale

La Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni non può e non deve esaurire la pastorale per le vocazioni, ma essa è “una” Giornata per l’animazione di “tutte” le giornate; è un “momento privilegiato” per illuminare tutti i “momenti feriali”, che, in gran parte, compongono il tessuto della nostra pastorale. La Giornata Mondiale serve, allora, a richiamare alla nostra coscienza di fede una verità che illumina il mistero della Chiesa, e cioè: la Chiesa nasce da una “chiamata”; la “chiamata” è, pertanto, elemento costitutivo dell’esperienza-chiesa. L’apostolo Paolo spesso si presenta definendosi “chiamato” (cfr. Rm 1,1; 1Cor 1,1; Gal 1,1; Ef 1,1; Col 1,1…) e saluta i cristiani delle varie comunità con il nome di “chiamati” (cfr. Rm 1,7; 1 Ts 1,4…).

 

Occasione preziosa

La “Giornata”, allora, è un’occasione propizia per rileggere tutta l’esperienza ecclesiale (a cominciare da quella “personale” di ciascuno di noi) alla luce dell’iniziativa gratuita di Dio, secondo quanto mirabilmente ci dice la Parola di Dio: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga…” (Gv 15,16); “In questo si è manifestato l’amore: non noi abbiamo amato Dio, ma Egli ha amato noi ed ha inviato il Figlio Suo come propiziazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,10).

Questa verità è splendida e sostiene tutta l’ecclesiologia e la spiritualità cristiana: La Chiesa non nasce dalla decisione umana di amare Dio, ma dalla decisione divina di amare gli uomini con un amore gratuito e fedele. Questa verità, tenuta costantemente presente, genera lo stupore e spinge il cuore ad una risposta di amore; questa verità, profondamente creduta, genera i Santi.

La “Giornata” è anche un’occasione propizia (con iniziative opportune di “preparazione” e di “sviluppo successivo”) per educare tutto il “popolo di Dio” alla assunzione di responsabilità nell’opera delle vocazioni.

Ha scritto il Santo Padre nella Pastores Dabo Vobis: “È quanto mai urgente, oggi soprattutto, che si diffonda e si radichi la convinzione che tutti i membri della chiesa, nessuno escluso, hanno la grazia e la responsabilità della cura delle vocazioni. Il Concilio Vaticano II è stato quanto mai esplicito nell’affermare che il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali (e, evidentemente, a tutte le vocazioni di speciale consacrazione) spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana. Solo sulla base di questa convinzione la pastorale vocazionale potrà manifestare il suo volto veramente ecclesiale, sviluppare un’azione concorde, servendosi anche di organismi specifici e di adeguati strumenti di comunione e di corresponsabilità”[1].

Le parole del Santo Padre ci aprono grandi orizzonti di impegno: la situazione di tante comunità è ancora molto lontana da quello che il Papa auspica, però è importante cominciare a camminare nella direzione giusta: la “Giornata” serve per un esame di coscienza e per una verifica della direzione di cammino della comunità, in rapporto alla crescita di responsabilità comune nell’opera delle vocazioni.

 

Un “tema” annuale

Il tema proposto per il 1995: “Ti ho chiamato per nome” (Is 43,1) è un tema affascinante, che getta luce sul mistero della vita di ogni persona e sul mistero stesso di Dio: Dio chiama l’uomo, Dio cerca la collaborazione dell’uomo, Dio desidera ardentemente la collaborazione dell’uomo.

La Bibbia è la documentazione di questa splendida verità, che emerge da tutte le storie di vocazione. Questo è il mistero di Dio; Dio ama e quindi chiama; Dio chiama perché ama; Dio non rinuncia a chiamare, perché l’amore gioisce nel suscitare collaborazione e partecipazione; Dio continua a chiamare, nonostante tutte le delusioni ricevute nel versante dei chiamati: Dio è perennemente Amore e quindi è perennemente “Colui che chiama”.

Nello stesso tempo la “chiamata di Dio” rivela all’uomo il suo vero “nome”; ognuno, infatti, ha nella storia una missione unica e irripetibile, ognuno ha un “nome”. Questo “nome”, che ci viene dato da Dio ed è la nostra personale vocazione, deve essere liberamente accolto: come sempre, l’uomo può dire un sì o un no, ma nel sì o nel no egli gioca tutto il rischio della sua libertà e della sua vita.

Si pensi in particolare quanto sia decisivo aiutare i giovani a prendere coscienza che, sul loro futuro, Dio ha una parola fondamentale da dire loro: una “parola – nome” che Dio consegna alla loro libertà, ma che, nello stesso tempo, è l’ora grande e decisiva della libertà: accogliere il proprio “nome”, il “nome” che Dio ci dà con infinito amore, significa essere se stessi nel luogo giusto e nella missione giusta, che ci appartiene nella storia.

 

La preparazione

I sussidi per la “Giornata Mondiale di Preghiera” sono a disposizione di tutte le Diocesi fin dal mese di gennaio per dare la possibilità di entrare in sintonia con la proposta annuale, al fine di tradurla in un vero itinerario di proposta vocazionale in ciascuna parrocchia o comunità. Credo, allora, che sarebbe un’ottima iniziativa quella di dedicare un “Incontro mensile del Clero, dei Religiosi e delle Religiose” alla presentazione – studio del ricco materiale di sussidiazione offerto dal Centro Nazionale Vocazioni ogni anno.

La “Giornata Mondiale di Preghiera” va, infatti, preparata con iniziative di preghiera, di sensibilizzazione e di coinvolgimento: soltanto così essa diventa una vera pedagogia vocazionale del popolo di Dio. Nell’Incontro mensile (opportunamente convocato per gennaio o febbraio) un sacerdote e un religioso e una religiosa possono presentare all’Assemblea i vari sussidi e studiare con essa l’opportuno utilizzo a livello diocesano: l’esperienza insegna che, quando una Diocesi dedica tempo e passione al tema vocazionale, si accorge di avere tante vie da percorrere e tanta ricchezza da raccogliere.

Poiché la Giornata Mondiale di Preghiera cade puntualmente la quarta domenica di Pasqua, è opportuno utilizzare le settimane precedenti per coinvolgere particolari settori della pastorale parrocchiale: p. es. gli ammalati e gli anziani, i catechisti e le catechiste, i giovani che frequentano la parrocchia e i giovani invitati per un incontro straordinario, i ragazzi che si preparano ai sacramenti, le famiglie e i fidanzati che si preparano al sacramento del matrimonio.

Settimana per settimana può essere opportunamente offerta la proposta vocazionale, sottolineando ciò che è specifico per le diverse sensibilità delle persone invitate: va detto onestamente che, in rapporto al problema della vocazione, esiste tanta “ignoranza” e, molto spesso, l’ostilità delle persone nei confronti della vocazione deriva da una mancata evangelizzazione vocazionale.

Ricordiamo e meditiamo le vibranti parole del Santo Padre Giovanni Paolo II: “Cristo, che ha comandato di pregare per gli operai della messe, li ha anche personalmente chiamati. Le Sue parole di chiamata sono conservate nel tesoro del Vangelo: Vieni e seguimi (Mt 19,21), Se uno mi vuol servire, mi segua (Gv 12,26).

Queste parole di chiamata sono affidate al nostro ministero apostolico e noi dobbiamo farle ascoltare, come le altre parole del Vangelo, fino agli estremi confini della terra (At 1,8). È volontà di Cristo che le facciamo ascoltare. Il popolo di Dio ha diritto di ascoltarle da noi”[2].

 

 

 

 

 

Note

[1] GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, n. 41.

[2] GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la XVI GMPV, 1979.