N.01
Gennaio/Febbraio 1987

‘Segni dei tempi’ per la missione dei giovani

 

 

“Diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie…

 i vostri giovani vedranno visioni” (Gl 3.1). 

 

Quanti? Non ha molta importanza. Anche se vorremmo che fossero tutti, o almeno molti, la maggioranza. Invece sono estreme minoranze. Quelli che ascoltano la chiamata e rispondono per la missione, per ogni sorta di missione nel nome dell’amore di Dio in Cristo. Molti di più avrebbero visioni se vi fossero pastori e educatori idonei per aiutare i disponibili a leggere e discernere i segni dei tempi, a ispirarvi le scelte della vita.

Oggi siamo d’accordo che i giovani sono per gli adulti responsabili un segno dei tempi. Giovanni Paolo II ne è convintissimo e prosegue l’esempio degli ultimi Papi nello scrutare ciò che Dio gli dice attraverso i giovani, per tradurlo in messaggio, chiamata, proposta, guida. Così dovremmo fare tutti noi che oggi vorremmo coinvolgere i giovani migliori e disponibili nei temi della comunione, comunità, missione, fino a consacrarvisi.

Se i giovani sono segni per noi, e noi dobbiamo conoscerli, capirli, adeguarvi incontri e formazione, anche i giovani hanno i loro segni per mezzo dei quali Dio li sta amando e chiamando. Segni che essi percepiscono, vivono, godono o soffrono, in attesa di chi gliene interpreti con autenticità il senso, il valore, la forza motivante, attraente, impegnativa, con chiarezza di riferimento al Mistero di amore di Dio in Cristo, in chiave di vocazione-missione: “Ecco, manda me”.

Segni dei tempi per i giovani sono tutti i luoghi nei quali Dio visita i giovani d’oggi per la missione, li interpella, li incontra, li fa rientrare in se stessi e riflettere, li pone in ricerca, li libera per la disponibilità d’un impegno.

 

 

Le varie sfide dell’oggi

Vengono dalla realtà quotidiana e più urtante del Mondo, degli Uomini-Fratelli vicini e lontani, dalla Chiesa e dalle sue condizioni, dagli eventi e dagli andamenti.

Non sto a mettere in ordine. Osservo, ricordo, ascolto e butto giù cose vere.

La violenza. Se l’ingiustizia, la violenza, la sopraffazione, la disuguaglianza, l’oppressione, l’abbandono e la solitudine, la rabbia e la disperazione, se le impellenti minacce della fame e sete, della guerra, le scandalose disparità tra i troppo ricchi e i troppo poveri, gli attentati ai diritti degli uomini imperversano e hanno sostegno di uomini e di strutture per i giovani che dentro posseggono doni, si apre un segno dei tempi: “Contro… cambia la vita”. “Contro… dona la vita”.

La Pace. Sapendo che “la Pace si chiama Cristo” (Giovanni Paolo II ad Assisi) il segno interpellante è chiaro: con Cristo, portando Cristo, con la forza e la Pace di Cristo. Il mondo ha bisogno di Cristo, perciò di chi lo prolunga presente.

Il Terzo Mondo. Non è più solo un fatto geografico. È fuor della porta in ogni sfruttamento, in ogni disperazione, in ogni minorazione, in ogni impotenza a vincere i bisogni fondamentali. Ed è anche fatto geografico in ogni popolo o popolazione nel sottosviluppo, gente in cammino che interpella spesso con fede mista ad angoscia e tristezza Dio, Cristo, la Chiesa, i cristiani. I giovani sono interpellati per primi perché “siano con…”, perché “camminino insieme”, perché siano presto i “nuovi adulti diversi” quando avranno il potere, un potere, aperto all’amore e alla giustizia, alla fraternità e all’uguaglianza. La conoscenza planetaria del bisogno oggi aumenta l’appello.

I giovani ai giovani. In questo Terzo Mondo generalmente è massa la gioventù emergente. I poveri, l’America Latina, l’Africa, l’Asia generalmente hanno alte percentuali di giovani. La voce di questi coetanei può e deve farsi segno per una larga raggiera di “missioni” rispondenti ai molti volti del bisogno. Quei giovani di laggiù saranno i futuri protagonisti e animatori dei cosiddetti “continenti della speranza”, nei confronti di un mondo “invecchiato” aristocratico-borghese-mercantilistico e anche, purtroppo di fede e vita. L’intervento è urgente, perché sbandamenti messianici di speranza sbagliata o distruttivi di disperazione potrebbero dar luogo a tempi lunghi di esclusione della libertà, dell’amore, della fede. I giovani devono ascoltare i segni dell’urgenza: o subito, o chissà quando.

 

 

Alle soglie del Duemila

Anche il 2000 alle soglie è un segno da leggere: né assenti, né deboli.

Giovanni Paolo II. Grande segno dei tempi per i giovani, volutamente tradotto in questi termini, sono i viaggi “missionari” di Giovanni Paolo II: presenza, denuncia, chiamata, incoraggiamento, analisi, programma…, in nome di Cristo, in nome dell’Uomo. Vero rilevatore attento, profondo, fiducioso dei segni del tempo nei giovani, egli è anche un forte e penetrante lettore con essi e per essi dei segni dei tempi che li chiamano alla missione. Presto potremo contare anche il numero crescente dei giovani che al suo passaggio, dopo il suo incontro, hanno sentito la vocazione a consacrarsi alle molte missioni sia di casa che lontane.

Testimoni. Ma qui si affollano subito altre figure che sono chiari e forti segni dei tempi per la missione di molti giovani. Sono i segni della Testimonianza. L’evento è iniziato ai tempi di Kennedy, Schweitzer, Papa Giovanni…, accentuando un ascendente di sempre. Ma oggi prosegue con indubbia larghezza e potenza: Teresa di Calcutta risuona dentro le masse giovanili con un fermento che moltiplica l’imitazione e che trova in alti numeri di soggetti la forza della sequela: le sue quattro-cinquecento novizie d’ogni anno, senza far nessuna propaganda diretta; Mons. Camara, che ha trovato giovani pronti al martirio accanto a sé, è ormai una coscienza pellegrina per le masse di giovani che lo incontrano e ascoltano ovunque; Mons. Romero e gli altri 65 missionari martiri dal 1980 a oggi perché difensori dell’amore contro la violenza, fino all’ultimo P. Josino, quasi uno al mese…, senza contare laici congiunti nella persecuzione fino al sangue.

I poveri antichi e nuovi. Su questa linea sono segni anche Medellin e Puebla, con scelte non solo verbali degli ultimi, insieme al largo rinascente coraggio della Chiesa, di interi episcopati, di qualche prete, religioso, laico, di interi gruppi. Segni nelle opzioni preferenziali per i giovani, per i poveri di antica e nuova povertà. La crescente “mondialità” della comunicazione sociale ed ecclesiale documenta, critica, progetta chiamate e risposte che risuonano dentro.

Nessuno è lontano da Dio. Torna a farsi sentire dai giovani la voce dei lontani, dopo il nuovo giudizio conciliare sulle religioni non cristiane, su ogni forma di ricerca e di adesione certa. L’Islam, le grandi religioni storico-culturali “non catecumentali”, almeno oggi, lo stesso mondo ateo, i lontani post-cristiani e i cristiani usciti o ai margini, rilanciano il segno colto dal giovane Francesco in alternativa alla Crociata. Lo “spirito di Assisi” è ancora in germe, ma nei giovani vuole e deve avere una traduzione sconvolgente, finalmente meritevole di risposte e di missioni da mettere accanto alle missioni di conservazione e crescita, a quelle di evangelizzazione e conversione: missioni di presenza, di preghiera, di testimonianza, di sorprendente e aderente carità, perfino di martirio quando è il caso. Se ci sarà chi precederà e presiederà la risposta a questi segni a livello di autorità, i giovani ripartiranno con la coscienza e con la libertà missionaria dello Spirito, dopo tempi incerti di difesa, di sospetto, di condanna, di incapacità a capire i cammini di tutti gli uomini verso Dio e di Dio verso tutti gli uomini suoi figli.

Una nuova società dell’amore. Segno dei tempi possente dentro i giovani è il tema indicato loro come compito specifico e proprio: la “costruzione della nuova società fondata sull’amore”. Società in pace, nella libertà, nella verità, nella giustizia, nell’uguaglianza, nella dignità, superando e vincendo l’ingiustizia, la violenza, la persecuzione, la guerra, l’oppressione, l’abbandono, il dolore innocente e non necessario. Finalmente responsabili in Cristo, non sono più forze giovani per progetti vecchi. Riconosciuti nel loro carisma che è la giovinezza e il ringiovanimento di tutto, non succederanno nelle scelte e decisioni solo dopo essere stati plagiati dalla generazione precedente dentro gli stessi limiti spesso poco vivaci e poco autentici. Saranno sempre ben aperti al meglio, al più, seguendo le tracce dell’infinito che è nel mistero dell’uomo e di Dio, dell’amore e della vita sorgente, crescente, comunicante. Segno dei tempi è stata e continua ad essere la prima enciclica programmatica di Giovanni Paolo II: “Redentore dell’Uomo”: un progetto-Uomo attorno a Cristo, con prospettive di vocazione e missione difficilmente superabili, anche addirittura difficilmente mantenibili con coraggio e fedeltà.

Una chiesa giovane. Segni dei tempi per i giovani d’oggi sono i doni di Dio espressi nei rinnovamenti interni della Chiesa, del Popolo di Dio, delle vocazioni-missioni. Lo scrostamento-rinnovamento (spesso ritorno allo Spirito delle origini) ha interessato campi nei quali i giovani sono direttamente coinvolti per la loro crescita, il loro orientamento, la loro scelta vocazionale-missionaria cristiana a qualsiasi livello e con qualsiasi indirizzo di sacerdoti, laici, religiosi, consacrati secolari, militanti…: Teologia, Cristologia, Ecclesiologia, Liturgia, Popolo di Grazia e Fede, Sacramenti attorno al Battesimo e all’Eucaristia, Natale, Pasqua e Pentecoste dello Spirito, Parola di Dio, Vocazione, Consacrazione, Missione…

Segni nelle crisi. La stessa mancanza di quantità e qualità dei consacrati, perfino gli abbandoni, l’invecchiamento, le crisi d’ogni genere e la stessa mediocrità di troppi, sono stati letti dai giovani come segni di chiamata urgente. La lettura contemporanea dei segni dell’amore di Dio espansivo e universale, dei bisogni della Chiesa e del Mondo, delle proprie attitudini e disponibilità, sono già stati letti dai giovani come “dovere morale” di lasciarsi riservare, formare, mandare secondo i piani missionari adeguati all’oggi. In alcuni luoghi è segno la cessata disponibilità di aiuti e invii stranieri. In certi luoghi è nata la coscienza e la volontà missionaria in senso stretto: “ad gentes”, quando le genti sono in casa o appena fuori della porta: Giappone, Corea, India; quando l’appello viene da lontano (parroci giapponesi in Chiese d’Europa ormai senza preti!). Perfino la facilità con la quale oggi gli uomini si spostano, viaggiano, emigrano, si sganciano da dipendenze ristrette; perfino la tendenza crescente a privilegiare criteri di qualità della vita, di libertà personale, di obiezione di coscienza contro tutto ciò che è legittimato ma non è né vero né giusto, la precoce indipendenza dai genitori, la libera scelta delle decisioni fondamentali, l’affermazione del volontariato, del personale e collettivo contro ciò che è sistemico, controllato, ufficiale, conformistico… hanno già comunicato ai giovani nuova libertà missionaria.

 

 

Concludo

È necessario che da questi e da altri segni dei tempi i giovani si sentano personalmente interpellati per una missione, insieme liberi e moralmente obbligati. I giovani meno pronti difficilmente sanno leggere da soli i segni dei tempi, almeno con la maturità necessaria per trarne le opportune conseguenze. Qualcuno si domanda perfino se i giovani attendono segni, se cercano segni, se sanno seguirli come nuova stella di Betlemme. Sanno leggervi le sfide contenute, gli appelli emergenti, la forza motivante e i criteri della sequela? Forse dobbiamo leggerli insieme a loro, ma con stile giovanile. Dobbiamo educarli a leggerli nella Verità, e nell’Amore, con cerenza conseguente. Dobbiamo educare la loro condizione, la loro risposta. Ricordiamo che per l’approdo alla missione la chiave di lettura dei segni dei tempi è Cristo, il suo Mistero di presenza e salvezza prolungato, assunto, attuato in ciascuno che legge, ascolta, risponde. Ripeto: Giovanni Paolo II appare come un grande maestro di lettura dei segni dei tempi per i giovani. Il suo equilibrio è teologico-antropologico, mondano e storico e spirituale-soprannaturale, divino e umano, comprensivo insieme di vocazioni-missioni umanistiche, sociali, culturali, spirituali, religiose, morali, cristiane, attive e contemplative… Egli ama il ragionamento, ma parla il linguaggio dei segni, della profezia, dello Spirito. Il suo Cristo è veramente universale e missionario. L’Amore del Padre in Cristo è la sua sorgente motivante e programmatica. È segno che può interpretare gli altri segni e portare i giovani alla missione.