Il mese vocazionale: linee per un “progetto ricorrente”
Parlare di un mese vocazionale da inserire nel cammino annuale di una diocesi e di ogni comunità parrocchiale o gruppi particolari può creare di primo acchito un certo disagio. È frequente il commento – a volte un po’ sarcastico – di alcuni sacerdoti che avvertono una vera e propria inflazione di celebrazioni particolari (giornate, settimane…) che vengono a sovrapporsi alla trama ordinaria e non sempre con facile armonizzazione.
Il problema dunque sarà non tanto di farcire uno spazio di tempo con una serie numerosa e variegata di iniziative, ma di offrire contenuti e sollecitazioni per proporre a ciascun componente della comunità ecclesiale motivi di riflessione e di impegno in ordine alla pastorale vocazionale alla luce di un progetto da far nascere o da approfondire.
Dopo queste considerazioni iniziali è necessario puntualizzare la positività di un’iniziativa, quale il “mese vocazionale” che può collocarsi a pieno diritto nella programmazione pastorale di una diocesi e quindi delle varie realtà parrocchiali. Se l’attuazione di un “anno vocazionale” dice immediato riferimento alla straordinarietà (e circostanze particolari potranno suggerire l’opportunità di esso), parlare di un “mese vocazionale” ci porta subito in un contesto di ricorrenza di una celebrazione che potrà avere il suggello della tradizione.
Si tratta di trovare un tempo adatto per la celebrazione di un “mese vocazionale” che in alcune diocesi – come Novara ed Alba – è stato accostato ai tempi forti dell’anno liturgico Avvento-Natale e Quaresima-Pasqua, quasi come un “terzo tempo forte”, un appuntamento di convocazione ecclesiale attorno ad un nodo fondamentale dell’esistenza in Cristo: la vocazione e il progetto di vita.
Gli elementi
Prima di individuare alcuni momenti particolari nell’anno liturgico in cui collocare più opportunamente un mese vocazionale è necessario fare riferimento ai capisaldi fondamentali per la programmazione di questa iniziativa per produrre un modello completo in cui ogni componente della comunità ecclesiale potrà trovare occasione per un approfondimento nella fede e per portare un suo specifico apporto in un progetto pastorale.
Le strutture portanti mi sembra debbano essere dedotte da quegli stessi “contenuti e mezzi” che il documento CEI “Vocazioni nella Chiesa italiana” offre ai numeri 27/30 nel suo desiderio di vedere nella pastorale vocazionale un momento in cui l’azione evangelizzatrice della Chiesa è chiamata improrogabilmente e non “un momento isolato o settoriale della pastorale globale” (n. 26).
Un mese vocazionale non può prescindere da questi elementi specifici della pastorale delle vocazioni:
– preghiera “incessante”: come momento rivolto ai giovani per una chiarificazione ed un orientamento cristologico dell’intera esistenza (si vedano le varie iniziative attuabili: scuole di preghiera, giornate di deserto…). Ma anche come momento rivolto ai cristiani delle nostre comunità per far cogliere come la pastorale vocazionale debba divenire impegno di tutti (“Pregate il padrone della messe…” );
– catechesi: proposta alle varie fasce di età attraverso forme particolari che la fantasia pastorale – animata dallo Spirito – saprà suscitare. Una catechesi svolta anche agli animatori e ai catechisti per far cogliere lo spazio non marginale del problema vocazionale nella opera educativa e per far cogliere loro la dimensione di testimoni di una vocazione realizzata o in costruzione. Infine nell’ attenzione agli adulti come momento di riscoperta della vocazione al matrimonio nella sua pari dignità nei confronti di quella consacrata, in ordine alla santificazione della persona, alla maturazione della comunione ecclesiale e alla germinazione del Regno e di Dio;
– liturgia: è questo un settore importante che consente di collocare in modo adeguato un mese vocazionale nella trama ordinaria della pastorale (spesso organizzata attorno ai grandi eventi celebrati nella memoria ecclesiale).
Le celebrazioni domenicali diventano l’occasione – attraverso non solo la riflessione omiletica, ma anche mediante l’integrazione tra Parola e gesto significativo – di far percepire la chiamata universale all’amore e la sua realizzazione nelle varie vocazioni di cui la comunità eucaristica ne è modello ed immagine.
Sarà una presa di coscienza per gli adulti, anche i frequentatori più saltuari dell’Eucaristia domenicale, sulla presenza delle vocazioni particolari, sulla loro necessità ed importanza e motivo di verifica attorno alla vita familiare vissuta in chiave vocazionale.
Utile sarà anche la proposta di momenti di tipo para-liturgico di proposta vocazionale, non tanto come vertice della azione pastorale, ma come occasione creata per far partire – attraverso un canale forse più accessibile ed immediato – una riflessione di questo tipo. Tra queste iniziative si possono ricordare: drammatizzazioni delle pagine bibliche più evocative circa la vocazione, serate di canti proposte ai giovani e dai giovani, incontri di ascoltotestimonianza inserite in un contesto di preghiera;
– carità: l’accertata sensibilità dei giovani sui grandi temi di pace, disarmo, rispetto degli altri, solidarietà che ha avuto una ricca fioritura nelle varie esperienze di volontariato, può essere ripresa con la progettazione di momenti di incontro diocesano o zonale per evidenziare come dietro una vita spesa nella logica del servizio non sta tanto una generica filantropia, ma un preciso disegno di Dio su ciascuno, come l’impegno missionario sia criterio di fedeltà alla propria vocazione. Se si vuole parafrasare il piano pastorale dei vescovi per questi anni potremmo dire: “ogni vocazione è per la comunità, ogni vocazione è per la missione”.
La collocazione
Venendo a precisare i tempi possibili per la celebrazione di un mese vocazionale sono percorribili due possibilità che rispettano i vari momenti della vita delle comunità e lo stesso svolgimento dell’anno liturgico.
Resta sempre aperta però l’eventualità di un mese vocazionale straordinario legato forse di più alle singole comunità attorno ad avvenimenti particolari della loro vita di fede (ordinazioni, professioni religiose, anniversari, missioni popolari).
Tuttavia se vogliamo orientarci verso una collocazione costante di un mese vocazionale non possiamo non fare riferimento al mese di gennaio posto in mezzo tra le domeniche che celebrano il mistero dell’Incarnazione e il tempo di Quaresima e Pasqua. Il mese di gennaio apre le domeniche del tempo ordinario in cui ciascun cristiano è chiamato a misurarsi con la feriale sequela del Cristo alla luce della lettura semicontinua di uno dei Vangeli sinottici. Proprio i primi capitoli di questi vangeli si aprono all’insegna di temi vocazionali: l’appello alla decisione nei confronti dei valori del Regno e la chiamata degli apostoli (in cui riconosciamo la fisionomia di tutta la Chiesa). Le stesse feste del Signore assegnate al 6 gennaio e alla domenica successiva (Epifania e Battesimo del Signore) precisano le due caratteristiche fondamentali della vocazione di Cristo: l’universalità, l’essere luce delle genti, e la fedeltà obbediente al progetto del Padre. Le seconde letture di questo periodo (Paolo ai Corinti) con le forti sottolineature sulla comunità cristiana, chiamata ad essere nel tempo il Corpo di Cristo, fanno intravedere il luogo di nascita, di maturazione e di esercizio delle varie vocazioni: la Chiesa.
La seconda possibilità di collocazione di un mese vocazionale è in un tempo altrettanto bello e significativo: il tempo di Pasqua. C’è un motivo tradizionale che può catalizzare l’attenzione degli operatori pastorali: “la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni” nella domenica “del Buon Pastore” (IV di Pasqua).
Il periodo pasquale, inoltre è il tempo per eccellenza della Chiesa chiamata alla grande invocazione dei doni dello Spirito, ed ogni vocazione è un dono particolarissimo dello Spirito del Risorto. Né va dimenticato che questo è il tempo della celebrazione dei Sacramenti della iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia) che configurano la Chiesa nella unità e nella diversità dei carismi e dei ministeri.
Una conclusione
È auspicabile che la progettazione di iniziative ampie e coinvolgenti a livello diocesano come quella del “mese vocazionale” risultino sempre ben inserite nel cammino pastorale di Chiesa per superare la sporadicità, spesso più fonte di autogratificazione dei responsabili, che di effettiva efficacia pastorale.
Inoltre è necessario – in sede di progettazione e di attuazione – una seria e reale collaborazione tra il CDV e gli uffici diocesani che potrebbero essere interessati (catechistico, liturgico, caritativo, giovanile…), perché il problema vocazionale non sia sensibilità di pochi ma sforzo di tutta la Chiesa e in tutte le sue articolazioni.