La proposta della vita religiosa nella catechesi
La Catechesi e la proposta di Gesù
“Io sono la Via, la Verità, la Vita”. Gesù non si è contentato di presentarsi come un saggio che insegna una nuova filosofia, una interpretazione più profonda e più completa della vita e della realtà. Non offre soltanto una “verità”, ma si propone Egli stesso come la Verità. La sua verità non è teoria, non è astrazione, ma è Lui stesso, Dio stesso, l’Essere in tutta la sua estensione.
È anche Vita. La sua parola è messaggio di vita, perciò proposta e impegno. Non si può ascoltare la parola di Gesù e poi andarsene, soddisfatti di essersi arricchiti di nuove prospettive ideali. “Chi ascolta le mie parole e non le mette in pratica… ma chi ascolta le mie parole e le mette in pratica…”.
Ed è la Via. La parola di vita indica un cammino, perché la vita si realizzi e cresca. È una via erta e stretta… e bisogna seguire Lui, portando la sua Croce: “chi non prende la sua croce per seguirmi, non può essere mio discepolo”. La proposta di Gesù è impegnativa, austera, imperativa: “Chi mette mano all’aratro e si volge indietro, non è adatto al Regno di Dio” .
La catechesi di Gesù non è solo un dialogo arricchente, ma una esigente proposta. Essa indica un “cammino globale” in cui Gesù stesso è Maestro, Guida, Signore. Il catechista deve far risuonare (catechéin) la parola-messaggio di Gesù, preoccupandosi di non ridurla a un’interessante dissertazione sui problemi della vita. Questo messaggio è sempre “appello”, “vocazione”, chiamata a salire verso le vette dell’esperienza umana: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei Cieli”.
Nella sostanza la parola-messaggio di Gesù è sempre appello alla consacrazione, perché Gesù chiede tutto, la radicalità e la santità. La vita religiosa, come consacrazione totale a Dio nella sequela di Cristo, non è “un di più” rispetto alla vita cristiana, ma un cammino più sicuro perché più illuminato e protetto, una forma garantita dalla guida di un Fondatore e dall’approvazione della Chiesa… È poco? Per chi crede, è una cosa enorme: avere una via che garantisce un cammino sicuro, perché illuminato da una concreta proposta di vita e di santità, perché guidato dall’esempio e dall’esperienza di un Fondatore approvato e spesso canonizzato dalla Chiesa, perché sostenuto da una vita comunitaria tutta protesa all’esperienza e al servizio di Dio… è veramente una cosa enorme!
Certo, la coerenza non è a buon mercato: tutti lo sappiamo e lo sperimentiamo ogni giorno… ma nella Vita Religiosa quel Gesù che si è proposto come “Via, Verità, Vita” è sempre lì… lo incontri in ogni giorno e in ogni momento, anche più di quanto la nostra fragile volontà vorrebbe! Davvero, non è poco!
Gesù è un testimone, prima che un maestro. Fa, prima ancora di insegnare. E più volte richiama chi gli è vicino, amico o nemico, a considerare le sue opere e a confrontarle con la sua dottrina. Ai suoi discepoli chiede di fare lo stesso: praticare e insegnare. Ma è chiaro che la validità oggettiva dell’annuncio non dipende dalla nostra fedeltà: noi non insegniamo una nostra dottrina, né ci possiamo proporre come modelli autentici. Il discepolo di Gesù annuncia Gesù, la sua parola, il suo appello, il suo esempio, la sua redenzione. E dunque la Vita Religiosa può essere annunciata anche da chi sente di non essere veramente coerente, purché abbia il sentimento e l’atteggiamento umile di chi compie un servizio, con la coscienza che quella missione è più grande di lui.
La Catechesi che ci ha portati alla Vita Religiosa
Prima di proporre una catechesi della Vita Religiosa che rischia di esser una teoria, è molto utile meditare su che cosa ha convinto noi ad accogliere la proposta della Vita Religiosa e a percorrere poi quel “cammino globale” che essa ci indica. Prima di considerare le modalità e gli strumenti adottati da chi è stato per noi mediatore della chiamata divina, è bene dar rilievo ai contenuti che più ci hanno attratti e convinti: il fascino della santità, della comunione con Dio, di una vita confrontata continuamente con quella di Gesù, l’inserimento in comunità protese alla costruzione del Regno di Dio, l’esperienza spirituale e apostolica di altri consacrati, l’esemplarità nei confronti della comunità cristiana, la radicalità di tanti gesti ed esperienze, il valore di molte opere realizzate o sostenute dai consacrati.
Nella Vita Religiosa la Chiesa vede da sempre, in modo esemplare e radicale, la straordinaria varietà di carismi e ministeri di cui Dio arricchisce la comunità cristiana. Le figure dei Santi che hanno dato origine a tante famiglie religiose costituiscono una delle grandi ricchezze della catechesi: in modo sempre nuovo riesprimono Gesù Maestro, Guida, Salvatore… Sono anch’essi in qualche modo “Via, Verità e Vita”, non solo per gli Istituti a cui hanno dato origine, ma per tutta la Chiesa.
La catechesi di tutta questa ricchezza non è solo bella e interessante: è un dovere, proprio perché la catechesi non è e non può essere una “teoria”, ma è una proposta di vita, ancorata come è su Gesù “Via, Verità e Vita”. Gesù è ancora e sempre tra noi, cammina con noi nella storia, insegna nella sua Chiesa, rivive in modo esemplare nei suoi Santi, opera i suoi prodigi attraverso le sue opere sempre rinnovate che si manifestano nella Chiesa e che hanno nelle iniziative dei Religiosi varie manifestazioni tra le più significative.
Se è vero che a chi si ama si offre il meglio, è normale e doveroso offrire una prospettiva di vita così elevata ai giovani che orientiamo alla vita cristiana. Una frequente riflessione sulla nostra esperienza di vita, per riscoprire e approfondire ciò che ci ha avvicinati alla Vita Religiosa e ci ha confermati nel cammino, ci aiuterà nel necessario discernimento delle persone e dei modi di avanzare la proposta. La sostanza è più importante delle forme: e dunque l’insistenza sarà sui valori della vita religiosa piuttosto che su aspetti formali evidentemente secondari. Una retta comprensione della povertà religiosa, l’apprezzamento della castità e della paternità spirituale, l’intuizione che la fedeltà alla Regola e l’obbedienza garantiscono un cammino senza sbandamenti… sono condizioni “sine qua non” per intraprendere il sentiero affascinante ma esigente della vita consacrata.
La capacità di mostrare come tutte queste “privazioni” rendono possibile una maggiore libertà spirituale e che sono una preziosissima pedagogia per tutta la comunità cristiana, fanno del catechista un vero orientatore vocazionale. Certo, senza una adeguata catechesi della Chiesa come Popolo di Dio, della varietà dei carismi e ministeri in seno a questo popolo, dello speciale valore di una vita totalmente consacrata a Dio e al suo Regno, difficilmente fioriscono autentiche vocazioni di consacrati.
Il ripensare attentamente il nostro cammino spirituale e apostolico darà concretezza a queste riflessioni e ci indicherà momenti e mezzi di valida mediazione. Questa è la concreta incarnazione del messaggio che si chiede al catechista.
Le vie e gli strumenti della proposta
Le prime vie della comunicazione umana sono quelle più sensibili: gli occhi, le orecchie, le mani… L’annuncio e la proposta nella catechesi devono servirsi anzitutto di queste.
Ognuno di noi riceve continuamente annunci e appelli attraverso gli occhi: il fatto è talmente normale e continuo che non ce ne rendiamo conto razionalmente, pur captando ed elaborando con tutta la nostra personalità questi segnali e queste “provocazioni”. La figura stessa dei consacrati, il loro abito, il loro modo di vivere, di agire, di atteggiarsi… stimola in noi atteggiamenti di accoglienza o di rifiuto che condizionano tutta la riflessione e le scelte. Nei giovani riflessione e scelte sono più immediate, più legate alle sensazioni… e dunque la via degli occhi è proporzionalmente più rilevante.
Le opere dei Religiosi (le Chiese, le scuole, gli ospedali, la stampa…) sono una testimonianza e una mediazione che entrano nella vita interiore dei giovani attraverso gli occhi. C’è stato nella nostra storia un tempo di rigido spiritualismo che ha troppo svalutato questa mediazione, che pure è ovvia. Ma sempre la Chiesa e i Religiosi hanno annunciato e “chiamato” attraverso gli occhi: una volta erano le arti religiose classiche (pittura, scultura, architettura…), ora sono ancor di più le nuove arti (fotografia, cinematografia, grafica…). Certo, in questi campi è necessaria una rinnovata consapevolezza e un rinnovato impegno: ma dobbiamo ricordare che conterebbe poco produrre, se poi non sapessimo “leggere”… E nella catechesi la capacità di guidare la lettura dei segni è essenziale.
Le orecchie sono l’altra via principale per cui riceviamo annunci ed appelli: la parola, il canto, la musica hanno sempre portato messaggi ed emozioni religiose; la Bibbia è stata tradizione orale prima che tradizione scritta; e le grandi preghiere bibliche sono inni ugualmente destinati ad essere recitati e cantati. Le nuove arti del suono accrescono le possibilità di trasmettere appelli e proposte: i canti religiosi e vocazionali sono anche oggi vie efficaci di appello e d’emozione religiosa. Basta considerare l’ampiezza della presenza del canto nelle nostre celebrazioni per i giovani: liturgia, catechesi, vita di gruppo, ritiri, campi-scuola…
Meno notata è l’importanza delle mani e dell’esperienza tattile: eppure noi comunichiamo e sperimentiamo continuamente attraverso le sensazioni tattili. Forse è bene sottolineare che noi ricordiamo molto ciò che “tocchiamo”, ciò che “ricostruiamo” con il nostro personale lavoro. Anche perché abbiamo vissuto spesso tempi di eccessiva disincarnazione, in cui ci si illudeva (ma è proprio solo un’illusione passata?!) che per imparare basta ascoltare. Invece, soprattutto nei giovani, la possibilità di essere protagonisti di questa costruzione. Ricordiamo che Gesù ha cominciato molto presto a mandare i suoi discepoli a “fare gli evangelizzatori”, unendo all’insegnamento 1’ “addestra-mento”.
C’è poi una comunicazione importante e reale, anche se difficile da descrivere: è quella che cercano di scoprire e descrivere psicologi e parapsicologi. Ci sono tanti fenomeni di “comunione psichica” che non dipendono direttamente né dai sensi né dalle dimensioni intellettive della persona. Ma tutti avvertiamo fenomeni di comunione e di rottura, molto rilevanti per le nostre scelte, che hanno dimensioni psicologiche più complesse, non dipendenti né dai sensi esterni né dalle attività razionali. I catechisti trasmettono se stessi ben più di quanto possono avvertire: non ci rimane che chiedere insistentemente al Signore di moltiplicare il bene che cerchiamo di fare e di “attutire” le nostre testimonianze meno luminose.