N.01
Gennaio/Febbraio 2000

La Chiesa italiana oggi e le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata

Accogliendo l’invito che mi ha rivolto il Centro Nazionale Vocazioni, ho avuto l’opportunità anche quest’anno di presiedere una delle celebrazioni eucaristiche del Convegno Nazionale di Studio che si è svolto dal 3 al 5 gennaio. Nel contesto festoso delle celebrazioni natalizie ho riscontrato un clima di raccoglimento e di impegno, un’affluenza straordinaria di rappresentanti delle diocesi e degli istituti religiosi.

Ho potuto anche constatare con soddisfazione che il nuovo Statuto del Centro Nazionale Vocazioni e la nuova configurazione del medesimo come “Organismo della CEI” sta portando lentamente i suoi frutti nella crescente consapevolezza degli animatori vocazionali di non essere dei “navigatori solitari” bensì di esprimere una preoccupazione costante e prioritaria di tutta la Chiesa. Ho ringraziato il Signore per aver potuto contribuire, come Segretario Generale della CEI, a stimolare una pastorale vocazionale che divenga sempre di più “da interesse di pochi una preoccupazione ed un’occupazione di tutti”. La nuova configurazione giuridica del Centro Nazionale Vocazioni e la sua collocazione nelle strutture della CEI, può senz’altro giovare a questo passaggio.

L’ultima parte del ‘900 è stata segnata – come ben sanno gli operatori pastorali e gli animatori vocazionali – dalla grandezza dell’evento conciliare. Proprio nel Concilio Vaticano II troviamo i germi ed anche qualche sviluppo di una prospettiva che implica il coinvolgimento qualitativo e quantitativo di tutti nella promozione delle vocazioni di speciale consacrazione. La comunità cristiana è chiamata ad un impegno nuovo: lo mettono in rilievo testi come Optatam totius n. 2, Praesbiterorum ordinis n. 11, Perfectae caritatis n. 24. Paolo VI stabilisce, nel 1964, la celebrazione annuale della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni e nel suo primo radiomessaggio non manca di sottolineare la necessità di un coinvolgimento delle comunità attorno alla questione vocazionale, con la preghiera e con altre forme di impegno.

La crescente attenzione al tema della vocazione portò alla celebrazione di un secondo Congresso Internazionale per le vocazioni che suscitò una forte eco in molte Chiese. Il documento conclusivo di quel Congresso può essere considerato il primo piano pastorale per le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata. Quello che – in esso – colpisce è la novità di impostazione generale e gli orientamenti pratici che aprono prospettive operative per molti aspetti nuove: il coinvolgimento di tutti attorno ad una questione che non può essere più considerata interesse di pochi; la dimensione vocazionale come costitutiva della pastorale ordinaria; la pedagogia vocazionale come fatto che appartiene non solo ai formatori ma a tutta la comunità ecclesiale.

La Commissione Episcopale per l’educazione cattolica della CEI, all’inizio degli anni ‘80, fa tesoro di tali indicazioni e presenta un piano pastorale per le vocazioni in Italia che attinge a piene mani a quel Congresso. Preceduta e preparata così da molti altri momenti di riflessione e da vari tentativi di programmazione pastorale, è nell’85 che ormai la Chiesa italiana mette a fuoco una strategia pastorale che risente di una forte preoccupazione per il ritardo con cui le comunità cristiane fanno propria questa nuova visione pastorale. Il documento prende il titolo “Vocazioni nella Chiesa italiana” e viene approvato dal Consiglio Permanente della CEI nella sessione di marzo del 1985. I successivi interventi del Santo Padre, in particolare le Esortazioni apostoliche post-sinodali (Pastores dabo vobis e Vita consecrata) confermano la bontà del cammino fatto e offrono nuovi spunti per il progetto della pastorale vocazionale delle Chiese che sono in Italia.

L’ultimo evento internazionale di grande rilievo è il Congresso Europeo per le vocazioni sacerdotali e consacrate celebrato nel 1997 a cura di alcune Congregazioni pontificie. L’Italia ha contribuito largamente alla realizzazione di tale evento e le linee pastorali delle nostre Chiese sono apparse, in quella sede, particolarmente stimolanti anche per le altre Chiese d’Europa. Ma era ed è chiaro che si doveva e si deve andare oltre. Le riflessioni e i progetti ci sono. Il ritardo deriva dalla lentezza con cui si attivano i soggetti pastorali. Ancora, infatti, questa sensibilità e questa attenzione sembrano troppo spesso circoscritte a pochi addetti ai lavori.

Alla luce di questo cammino appare di grande rilevanza il fatto che l’Assemblea dei Vescovi nel maggio scorso abbia affrontato questo tema. Certamente i Vescovi da soli non risolvono il problema ma senza di loro non è possibile svolgere un lavoro proficuo. L’assunzione da parte delle nostre Chiese delle nuove prospettive di impegno non può non passare, primariamente, attraverso il cuore e l’opera dei Vescovi. L’attenzione al tema esige di tradursi in comportamenti coerenti. Chiese particolari, comunità parrocchiali, aggregazioni ecclesiali, famiglie di consacrati, con responsabilità diversificate e convergenti, sono chiamate a fare la loro parte.

È in gioco – non lo ripeteremo mai abbastanza – la storia di amore tra Dio e il suo popolo. Perché la vocazione di speciale consacrazione è la modalità con la quale Dio provvede alle necessità di tutti i credenti. Non è qualcosa di marginale. Riguarda la sostanza stessa della vita ecclesiale. Nel documento “Evangelizzazione e testimonianza della carità” al n. 46 i Vescovi italiani hanno Chiesto che nell’educazione dei giovani alla carità fosse evidenziata la costitutiva risonanza vocazionale di tale educazione. La vocazione all’amore è unica ma non è unico il modo con cui i credenti sono chiamati ad attuarla: tra le molte vocazioni è necessario far emergere l’importanza di quelle di speciale consacrazione. D’altra parte è pur vero che mettendo a fuoco questo obiettivo primario, tutta l’azione pastorale delle nostre Chiese ne trova giovamento. Questa attenzione finisce, infatti, per essere l’anima profonda e unificante delle nostre iniziative. Ridona fiducia ed energia alle nostre comunità.

Siamo ormai entrati nella celebrazione del Grande Giubileo dell’anno 2000. Il Giubileo diventa “vocazionale” – come ha detto il Papa nel messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni del 14 maggio p.v. – se la consapevolezza della chiamata diventa parte integrante del cammino di conversione. Rispondere a Dio è in definitiva il senso della vita. Rispondergli nelle chiamate di speciale consacrazione è un’entusiasmante ed affascinante avventura esistenziale.

Concludo ringraziando il Centro Nazionale Vocazioni per il lavoro di questi anni. È una presenza preziosa. Tiene costantemente desta la nostra attenzione e ci fornisce gli strumenti operativi per un buon lavoro. Lo ringrazio anche per questo Convegno e per questo numero della rivista che ne raccoglie gli Atti. Nell’appendice di questo numero i lettori troveranno anche la nota pastorale che raccoglie le indicazioni emerse dai lavori assembleari dei Vescovi. È importante leggere attentamente il documento e diffonderlo il più possibile. Agli animatori vocazionali d’Italia l’augurio di far tesoro di questo dono e di crescere nell’amore per la propria vocazione e per quella degli altri.