Per la Chiesa Italiana il cammino postconciliare, riguardo alla formazione dei presbiteri, è ricco di proposte. Lo documentano, oltre le innumerevoli iniziative delle singole chiese particolari, i preziosi Documenti della Conferenza Episcopale, che sembrano per certi aspetti anticipare il Sinodo dei Vescovi 1990 sul tema appunto “La formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali”.
Tra gli interventi principali della Conferenza Episcopale Italiana, che hanno segnato il passo unitamente ad altri Documenti altrettanto significativi, è sufficiente ricordare “La preparazione al sacerdozio ministeriale: Orientamenti e Norme” (1972); “Seminari e Vocazioni sacerdotali” (1979); “La formazione dei presbiteri nella Chiesa Italiana” (1980); “Lettera” di ripresentazione alle comunità ecclesiali dello stesso Documento (1989).
Mentre il Centro Nazionale Vocazioni, tramite il presente numero di ‘Vocazioni’, intende offrire un suo pur modesto contributo al Sinodo, sul versante specifico della pastorale vocazionale nel suo inevitabile rapporto con la formazione presbiterale, mi chiedo: come, oggi, i sacerdoti e i chiamati al sacerdozio possono offrire un contributo decisivo alla pastorale vocazionale di una chiesa particolare?La lettura degli autorevoli interventi che seguono offre, nell’insieme, significative risposte a quest’interrogativo.
Da parte mia desidero, in apertura di questo numero, richiamare soltanto due ‘criteri’ di pastorale vocazionale collaudati dal tempo e decisivi anche ai nostri giorni: il presbitero, “chiamato per chiamare”; il seminarista, “giovane per i giovani”.