Anche se nelle pagine che seguono verrà subito messo in luce come il termine ‘etica’ è una parola con molti significati, mi introduco nella presente riflessione con un interrogativo più puntuale: giovani generazioni, domanda o nostalgia di un ‘progetto di valori’ quindi di un ‘progetto etico’?
È ormai risaputo, dall’analisi della situazione, come la cultura contemporanea e specificamente la condizione giovanile presentano oggi una ‘crisi etica’.
Richiamo, a conferma, le aree e i punti fermi su cui si costruisce da sempre la vita, e che sembrano essere crollati: l’etica privata, soprattutto nei suoi aspetti relazionali, presenta assenza di norme e di comportamenti; l’etica pubblica, soprattutto nei comportamenti collettivi, che costruiscono il vivere e il tessuto sociale quotidiano, esprime una contrapposizione di valori di riferimento. Come veniva affermato al Convegno ecclesiale di Loreto del 1985 “Riconciliazione cristiana e Comunità degli uomini”, si assiste oggi ad una perdita delle ‘evidenze etiche’: “sembra di poter affermare che le radici di ciò” – il riferimento è agli elementi di divisione presenti nella società italiana a livello di vita associata e personale – “vanno cercate nel deperimento delle evidenze etiche nelle coscienze, in connessione con il logoramento del consenso sul livello morale della vita e della società. Ciò spiega anche la crisi d’identità personale nei singoli”1.
Di fronte a questa situazione di deperimento delle evidenze etiche nella coscienza delle persone – “connesso con il logorio del consenso dell’ethos della vita e della società a livello di comunità civile”2 – e alla conseguente crisi personalizzata e collettiva, le giovani generazioni sembrano oggi reagire presentando più una ‘nostalgia’ che una vera e propria ‘domanda’ di etica.