N.02
Marzo/Aprile 1989

L’animatore vocazionale parrocchiale

È fuori discussione l’importanza della parrocchia nella pastorale vocazionale. Basterà ricordare il rilievo che alla parrocchia è assegnato dal P.P.V. come a soggetto fondamentale del rinnovato impegno della Chiesa Italiana per le Vocazioni. Ma è altrettanto fuori discussione che non è facile per la parrocchia onorare l’insieme delle responsabilità, tanto della comunità nel suo complesso quanto delle persone che ne fanno parte, che ad essa affida la coscienza di una centralità insostituibile.

Concretamente: se è vero che la pastorale vocazionale passa per le vie caratteristiche della vita della parrocchia (quali la catechesi, la liturgia, la carità, la spiritualità, la pastorale giovanile, familiare ecc.) è altrettanto vero che gli operatori pastorali parrocchiali devono essere formati, accompagnati, sostenuti in questo servizio.

 

 

Che cosa fa?

Nasce così l’esigenza di una presenza, nella parrocchia, della figura dell’animatore vocazionale parrocchiale. Scopo fondamentale del suo servizio (ministero?) è quello di sostenere, alimentare, stimolare l’impegno di ciascuno e di tutti perché in parrocchia non manchi mai attenzione, incisività, capacità propositiva in ordine alla vocazione, alle vocazioni, alle vocazioni di speciale consacrazione.

Non è pertanto colui che fa l’animazione vocazionale tra i ragazzi e i giovani ma la fa con tutti, perché per tutti esistono responsabilità precise nella pastorale vocazionale.

Al fine di sostenere tale impegno comune e dei singoli, l’animatore vocazionale è costantemente preoccupato di formarsi una vera e corretta coscienza della tematica vocazionale, delle problematiche complesse, degli orientamenti ecclesiali in proposito. È presenza costante e competente, ricco di una visione globale e organica, innamorato della vocazione propria e attento a quella degli altri, consapevole dell’importanza decisiva che la chiesa attribuisce alle vocazioni consacrate e a tutte le altre. Sa bene che se la vocazione è chiamata di Dio è anche risposta della persona con le implicanze educative che ne derivano. Conosce le vie, le modalità, gli strumenti con cui la comunità e i singoli realizzano, per la loro parte, un impegno serio per la maturazione vocazionale delle nuove generazioni.

Ecco allora che cosa fa: porta questa presenza ricca e stimolante all’interno del cammino comune divenendone permanente consapevolezza critica e stimolo continuo e perseverante. La sua azione consegue direttamente dalla sua identità.

 

 

Come lo fa?

Due sono le dimensioni fondamentali del rapporto che l’animatore deve avere con la comunità cristiana.

La prima riguarda la parrocchia stessa. In una comunità tutta ministeriale egli è un “ministero di fatto” che arricchisce la ministerialità comune.

Una trama di rapporti gli consente di offrire il suo contributo a tutti gli altri operatori pastorali: in piena comunione con il ministro ordinato fa parte del Consiglio pastorale parrocchiale dove tiene desta l’attenzione alla dimensione vocazionale là dove si elabora la pianificazione pastorale; si rapporta costantemente e concretamente al servizio della catechesi incontrando i catechisti perché possano onorare il loro servizio vocazionale; incontra sposi e genitori e li aiuta nel compito insostituibile di una educazione che non può prescindere dalla dimensione vocazionale; i responsabili della pastorale giovanile hanno bisogno di lui; non si può organizzare un vero itinerario di spiritualità senza il suo contributo; la preghiera incessante della comunità cristiana per le vocazioni è terreno particolarmente fertile della sua opera… E così via.

La seconda dimensione impegna l’animatore vocazionale ad un rapporto stretto con la Chiesa Particolare, specificamente con il Centro Diocesano Vocazioni. Sarebbe impensabile l’opera del CDV ma anche l’opera dell’animatore se queste due realtà non avessero un respiro, un cammino comune. Il servizio del CDV alle parrocchie trova nell’animatore vocazionale parrocchiale un interlocutore prezioso e insostituibile, l’animatore trova nel CDV l’alimento continuo per una crescente coscienza di contenuti e di metodi.

 

 

Chi può farlo?

Sarebbe opportuno escludere il parroco da questo ministero. Il ministro ordinato è ministero di ‘sintesi’: è il primo catechista, presiede la liturgia, presiede la carità, anima e coordina tutti gli altri ministeri. L’animatore vocazionale è figura che affianca l’opera del ministro ordinato. Ma tutti gli altri fedeli possono benissimo esserlo. Meglio se laico. Anche meglio se una coppia di sposi… Un religioso, una suora, un diacono permanente, un adulto, un giovane, un catechista… Purché: ami e viva la sua comunità; sia adulto nella fede e nella coscienza ecclesiale; possa dedicare tempo e energie a quest’opera, con una certa stabilità di prestazione; abbia capacità di auto-formazione; abbia un rapporto sereno e cordiale con le altre componenti della comunità.

Come base può bastare. Poi sarà lui a conoscere ciò che è importante per onorare il suo servizio. Se ci orientiamo così la premessa appare buona.