Itinerario vocazionale nell’insegnamento della religione
…È possibile?
Ho chiesto ad alcuni studenti di scuola secondaria superiore (liceo classico – istituto magistrale – ragioneria): “Secondo voi si può parlare di itinerario vocazionale nell’insegnamento della religione?”.
Hanno indugiato pensosi ed è stato necessario, prima di tutto, chiarire insieme che un itinerario vocazionale non vuol immediatamente ed esclusivamente dire direzionare se stessi al Seminario o al Noviziato e che aiutare a fare un itinerario vocazionale non è compito solo dei Sacerdoti e delle Suore impegnati in modo specifico per questo, né si riduce a particolari attività.
A questo punto, riproposta la domanda iniziale, gli studenti hanno dato risposte interessanti e motivate, pur se fondate solo sulla loro intuizione ed esperienza personale, risposte che offrono spunti di riflessione utili per quanti siamo impegnati nell’insegnamento della religione e che possono essere qui, ora, essenzialmente così sintetizzati:
L’insegnamento della religione è per se stesso vocazionale perché:
– attraverso elementi culturali, in un approfondimento, documentazione e dialettico confronto, presenta una possibile specifica scelta fondamentale di vita: Cristo e il suo Vangelo;
– offre la possibilità di identificazione vocazionale: essere cristiani nel tempo secondo le modalità specifiche;
– può suscitare interesse alle cose di Dio e desiderio di esperienze di fede;
– può provocare il coinvolgimento attivo in un serio cammino di fede nell’impegno di costruire se stessi come autentica persona di fede;
– può sollecitare un’attenta responsabilizzazione nei confronti di sé, di Dio, degli altri a favore di un impegno attivo per una società in cui possano vivere i valori più veri.
Lettura vocazionale della “disciplina”
In effetti, osservando attentamente gli obiettivi e i contenuti dello stesso programma che siamo chiamati a svolgere (confronta Programma di IRC, Roma 15 luglio 1987), si può immediatamente scorgere e rilevare la dimensione vocazionale che costantemente attraversa l’iter culturale come l’ordito e la trama che determinano la tessitura intrecciandosi armonicamente.
Obiettivi[1]
Attraverso l’itinerario vocazionale dell’insegnamento della religione cattolica gli alunni potranno acquisire una conoscenza oggettiva e sistematica dei contenuti essenziali del cattolicesimo, delle grandi linee del suo sviluppo storico, delle espressioni più significative della sua vita.
Essi saranno in particolare abilitati ad accostare in maniera corretta ed adeguata la Bibbia e i documenti principali della tradizione cristiana; a conoscere le molteplici forme del linguaggio religioso e specificamente cattolico.
Saranno avviati a maturare capacità di confronto tra il cattolicesimo, le altre confessioni cristiane, le altre religioni e i vari sistemi di significato; a comprendere e a rispettare le diverse posizioni che le persone assumono in materia etica e religiosa.
In tal modo gli alunni potranno passare gradualmente dal piano delle conoscenze a quello della consapevolezza e dell’approfondimento dei principi e dei valori del cattolicesimo in ordine alla loro incidenza sulla cultura e sulla vita individuale e comunitaria. Saranno così capaci di meglio riconoscere il ruolo del cristianesimo nella crescita civile della società italiana ed europea.
Contenuti[2]
Agli obiettivi proposti sono correlati alcuni nuclei tematici:
a. Il Problema Religioso
I grandi interrogativi dell’uomo che suscitano la domanda religiosa; il senso della vita e della morte, dell’amore, della sofferenza, della fatica, del futuro…
Il fatto religioso, il suo linguaggio, le sue fonti, le sue maggiori espressioni storiche, culturali, artistiche.
Le motivazioni della fede cristiana in rapporto alle esigenze della ragione umana, della ricerca scientifica, e ai sistemi di significato più rilevanti.
b. Dio nella tradizione Ebraico-Cristiana
I tratti fondamentali del mistero di Dio nella rivelazione dell’Antico e del Nuovo Testamento: Creatore e Padre, Salvatore.
Il messianismo biblico e le attese e ricerche dell’umanità.
La testimonianza di Gesù Cristo: il suo rapporto singolare e “unico” con Dio Padre.
c. La Figura e l’Opera di Gesù Cristo
L’identità storica di Gesù nel contesto culturale e religioso del suo tempo.
La missione messianica: l’annuncio del Regno di Dio, il senso dei miracoli, l’accoglienza e l’amore verso il prossimo ed in particolare verso i piccoli, i poveri, i peccatori.
La Pasqua di morte e risurrezione nel suo fondamento storico e nel suo significato di liberazione dal male e dalla morte.
Il mistero di Gesù Cristo uomo-Dio e la rivelazione piena di Dio come Trinità.
d. Il Fatto Cristiano nella Storia
Le origini della Chiesa da Cristo e le principali tappe della sua complessa storia.
I segni della vita della Chiesa (Parola – Sacramenti – Carità) e la sua presenza e ruolo nel mondo (missione).
La Chiesa come popolo di Dio, istituzione e mistero, animato dallo Spirito Santo.
e. Il Problema Etico
I tratti peculiari della morale cristiana in relazione alle problematiche emergenti:
una nuova e più profonda comprensione della coscienza, della libertà, della legge, dell’autorità;
l’affermazione dell’inalienabile dignità della persona umana, del valore della vita, del primato della carità;
il significato dell’amore umano, del lavoro, del bene comune, dell’impegno per una promozione dell’uomo nella giustizia e nella verità;
il futuro dell’uomo e della storia verso i “cieli nuovi e la terra nuova”.
Questi nuclei tematici, distribuiti nel quadriennio/quinquennio, offrono possibilità e spazio per sviluppare e approfondire, senza forzature, alcuni temi più specificamente vocazionali: la vita – la persona – l’amore, chiamate fondamentali; la Salvezza pienezza di realizzazione nella risposta a Dio; sequela – discepolato; Parola – Sacramenti per crescere in una sempre nuova fedeltà a Dio che chiama; carità nella comunione e nel servizio; le diverse vocazioni quali diverse realizzazioni dell’amore che si fa dono; la Chiesa comunità di diverse vocazioni, diversi carismi e ministeri; la coscienza responsabile della risposta alla personale specifica vocazione per il bene comune; il significato di un personale e attento discernimento vocazionale, mezzi e aiuti.
Un’attenta metodologia
In questo contesto è importante definire il programma in modo pertinente e adeguato “al processo formativo dell’adolescente e del giovane tenendo conto anche dei contributi offerti dalle altre discipline di insegnamento”[3]. È efficace anche un’attenta metodologia che definisca i criteri di realizzazione del programma, le attività didattiche, i sussidi adeguati, così che l’itinerario vocazionale dell’insegnamento di religione possa:
– suscitare interrogativi;
– provocare la ricerca;
– illuminare sui principi fondamentali e dare chiarezza di contenuti, punti di riferimento;
– proporre valori alternativi;
– educare gradualmente e progressivamente a una mentalità-coscienza vocazionale;
– disporre alla capacità e all’impegno di recepire e accogliere la chiamata;
– orientare a una volontà decisionale in prospettiva vocazionale e alla maturazione della risposta;
– sollecitare ad una partecipazione attiva alla vita ecclesiale;
– accompagnare gradualmente nel tempo, con rispettosa e intelligente attenzione alle diverse e anche conflittuali espressioni del cammino di crescita dell’adolescente e del giovane.
Da questo itinerario svolto per tutti, vissuto con tutti e proposto a tutti, possono scaturire alcune esperienze e attività particolari, al di fuori dell’orario scolastico, quale risposta a chi è più sensibile e interessato e più pronto.
Potrà sorgere, per esempio, l’interesse ad un particolare approfondimento biblico o l’esigenza di “imparare a pregare” o la volontà di impegno nel servizio di carità o l’esigenza di fare un cammino personale sistematico nel confronto con la Parola e verificato insieme allo stesso insegnante di religione.
Così dall’insegnamento di religione potrà scaturire per alcuni, l’iniziazione al confronto Parola-Vita, l’iniziazione alla preghiera o al volontariato, l’esperienza di direzione-accompagnamento spirituale, tutti presupposti importanti anche per un orientamento vocazionale più specifico.
Una condizione fondamentale
Un itinerario vocazionale nell’insegnamento di religione non prevede, dunque, di sovrapporre contenuti, né di strumentalizzare occasioni e tempi. Si tratta proprio solo di rilevare, evidenziare e portare a compimento quella dimensione vocazionale già presente nella programmazione didattica. Naturalmente tutto questo è possibile solo se l’insegnante di religione, professionalmente e didatticamente qualificato:
– è testimone credibile della fede che professa;
– è persona pienamente realizzata in una gioiosa quotidiana fedeltà alla personale vocazione;
– accoglie da povero l’oggi di Dio nella storia;
– crede con tenacia in un’animazione vocazionale e conseguente pastorale che passano giorno dopo giorno, nella quotidianità, attraverso un’azione continua paziente progressiva e sottile;
– vive nella profonda umiltà del cuore che non ha certezze – risposte – verità da distribuire, ma è solo “compagno di viaggio”, viandante in continua e pacificante ricerca e attesa perché sa che uno solo è il Maestro, colui che chiama e ama: Gesù, il Signore!
Note
[1] Ufficio Catechistico Nazionale, Programma di insegnamento della religione cattolica nella scuola secondaria sup., LDC 1987, pag. 7-8.
[2] Idem, pag. 8-9.
[3] Idem, cfr. pag. 9.