L’annuncio nella scuola si fa ‘esperienza’: impegno, preghiera, servizio
La scuola, per dirsi realmente educante, deve rivolgersi alla totalità della persona e favorire una progressiva maturazione umano-vocazionale, mediante un metodo ‘esistenziale’ che parta dalla situazione del ragazzo e che nel contempo preveda una gamma di valori a cui tendere.
Mi chiedo però come sia possibile aiutare i ragazzi a rendersi autonomi da una cultura dell’immediato, oggi dominante, per tendere all’acquisizione di valori umani e cristiani, quando adolescenti e giovani sembrano dominati dal problema di senso autentico della vita e lamentano un senso d’assurdità, di vacuità, quasi di ‘vuoto esistenziale’.
Come? Dove? Quando?
Penso che la scuola possa aiutare il ragazzo a recuperare il desiderio, lo spazio interiore, suscitando l’attività simbolica ed il lavoro creativo in cui ritrovare ciò che dà senso. La scuola può offrire un aiuto, un’alternativa, ‘far sospettare’ che può esistere una felicità (superiore a quella di natura emotiva) da cui scaturisce una gioia che genera pace, libertà e consapevolezza di aver fatto ciò che giova.
L’insegnante può trasmettere il gusto della riflessione, risvegliare l’amore per la ricerca, il desiderio di imparare a pensare, attraverso le varie discipline: in opere filosofiche, romanzi, persino in trattati scientifici, o in articoli di riviste si possono rinvenire brani particolarmente luminosi, considerazioni più penetranti che richiedono una riflessione più attenta e suscitano una meditazione più personale. Invitare all’ascolto di ciò che l’autore vuole effettivamente dire, cercare di reagire criticamente al messaggio ricevuto per pervenire ad una visione più consapevole della realtà, fermarsi a contemplare ciò che si è scoperto, mi sembrano tappe importanti nel cammino di ricerca di un significato.
Anche i testi musicali di alcuni nostri cantautori contemporanei, come pure altri che provengono dall’oceano sterminato di proposte d’oltralpe (vedi U2…), in quanto affrontano discorsi importanti, incisivi, tesi alla ricerca di autenticità, di legami con il sociale, mi sembra richiedano l’attenzione dell’insegnante. Senza voler ‘battezzare’ nessun cantautore, ritengo importante partire da realtà familiari al ragazzo, come la musica, per far emergere spunti di riflessione, per cogliere sensazioni, emozioni, e perché no, anche iniziali motivi di meditazione e di preghiera. In momenti diversi, l’insegnante, con interrogativi che provochino risposte personalizzate, può poi sollevare nel ragazzo la domanda: “cosa significa quello che faccio?”, e condurlo a esprimere i propri desideri, a valutarli in termini di libertà interiore (quel desiderio è tuo o ti è stato propinato e tu lo ripeti supinamente?), e di intensità di vita (quel desiderio è davvero capace di assicurare significato), aiutandolo a scegliere gradatamente e a non fuggire davanti alla necessità di scelta.
Si fa esperienza
L’esercizio alla conoscenza di sé, degli aspetti positivi dell’essere che nel suo centro è ricco, abitato da qualità, da doni naturali (talenti), favorisce l’apertura alle cose, al mondo delle situazioni più complesse, in un cammino di crescita che porti a scoprire il vero volto della realtà, delle persone, delle situazioni. I mezzi che sono a disposizione per attingere un buon livello di adattamento al reale sono i seguenti: il desiderio di sapere di più, l’apertura all’esperienza altrui, anche diversa, mediante incontri e confronti, l’esercizio ad accogliere fatti o eventi anche contrastanti. Ciò abitua ad un impegno più cosciente nell’assumere responsabilità verso gli altri e se stessi. La promozione a liberare le ricchezze dell’essere deve orientare ad intuire la presenza di ‘qualcosa’ che è al di là di se stessi e che si chiama: amore, verità, vita, Dio.
L’insegnante può, con momenti e tempi di riflessione e di ascolto anche extrascolastici, e con modalità dialogiche, ravvicinate e cordiali, risvegliare aspirazioni segrete, domande più intime, far riconoscere e vivere la relazione con Dio, indicare modelli di vita interessanti, durevoli, evangelici ed alternativi agli attuali modelli di consumo.
Oggi è molto sentito il valore della pace e della solidarietà; il servizio alla pace non è un sogno, ma un dono che si fa storia nella misura in cui l’uomo si lascia afferrare da Cristo, la fonte più profonda della liberazione dell’uomo.
I ragazzi vanno aiutati a promuovere in classe, nei rapporti con gli adulti e con l’ambiente circostante, nei gruppi di coetanei la non violenza, il rispetto per la vita, per la natura, per l’essenzialità, eliminando il superfluo, il sovrappiù, per non divenire schiavi del benessere o di bisogni provocati dalla logica dell’avere. È necessario che la scuola si impegni ad educare alla rinuncia per l’altro, a pensare e a fare qualcosa per chi non ha mezzi, è emarginato, a valutare e a scegliere in ordine ad oggettive priorità.
L’aiuto offerto ai ragazzi a coniugare nel quotidiano i termini ‘valore’ ed ‘impegno’ (accanto ad esperienze di preghiera, a tempi di volontariato, a campi scuola e di lavoro…), porta al superamento dell’isolamento, dell’individualismo, delle prepotenze, a diventare costruttori di pace.
L’insegnante può, quindi, favorire l’aiuto al prossimo vicino che ha bisogno, la condivisione di ciò che si è capito, la ricerca in comune, il confronto di idee, dubbi ed esperienze, la disponibilità a donare parte del proprio tempo in maniera disinteressata e volontaria…; come pure orientare al servizio di volontariato, all’ingresso in gruppi extrascolastici nei quali condividere l’esperienza della preghiera e dell’ascolto, accanto a quella del servizio.
Penso che all’insegnante, impegnato a vivere e a mediare i valori interiorizzati, debbano essere di modello e di stimolo la fedeltà e la tenerezza di Dio che nutre nei confronti d’ogni creatura ‘pensieri d’amore e di speranza’.