Il centro diocesano vocazioni al servizio della pastorale scolastica
Va francamente affermato che il problema affrontato da questo numero tematico di “Vocazioni” non ha ricevuto finora sufficienti approfondimenti. Per quanto poi riguarda lo specifico tema affidatomi, si può dire che non è ancora avvenuto l’incontro tra la pastorale vocazionale e la pastorale scolastica. Basti una semplice considerazione: l’istanza della pastorale vocazionale, anche sotto la spinta di tante urgenze, si è tradotta in tutte le diocesi nella costituzione del Centro Diocesano Vocazioni. Molto più lentamente invece le chiese particolari stanno acquisendo coscienza della necessità di un’organica pastorale scolastica. Infatti sono ancora relativamente pochi gli Uffici diocesani di Pastorale Scolastica che in molti casi sono addirittura solo formalmente distinti dagli Uffici catechistici, con difficoltà quindi a definire e difendere la propria specificità e il proprio ambito di azione.
Più numerose risultano le Consulte diocesane di Pastorale Scolastica che però, senza il riferimento ad un ufficio, appaiono poco operative e con debole rapporto col tessuto complessivo della pastorale diocesana, pur rappresentando un momento rilevante di confronto, di. unità e di collaborazione fra le diverse espressioni associative ed organizzative dei cristiani operanti nella scuola. Al fondo della situazione descritta sembra porsi un’insufficiente comprensione ecclesiale dell’entità del “fenomeno scuola” e della sua rilevanza sociale, culturale e quindi anche pastorale.
Volendo concretamente individuare la categoria significativa e comprensiva del rapporto fra la pastorale vocazionale e quella scolastica, ritengo che la più adeguata sia quella di reciprocità. Questo naturalmente suppone la riferibilità, di principio e di fatto, dei due ambiti pastorali ad un momento previo e più alto di sintesi che altro non può essere se non la concezione unitaria dell’impegno di evangelizzazione, pur realizzato in ambiti molteplici, distinti e diversi, nel necessario e rigoroso rispetto dell’unità dell’uomo, nel caso lo scolaro/studente, soggetto/destinatario del messaggio.
Di fatto la sintesi tra scuola e vocazione è inevitabile, e quindi concretamente già in atto, più o meno positivamente e consapevolmente, nell’esperienza soggettiva del cristiano/studente, in cammino di progressiva chiarificazione/scelta vocazionale personale, data la rilevanza attuale della scuola nella costruzione della identità di ciascun giovane.
Il problema semmai, su questo piano, è quello di rendere meno casuale l’incontro tra scuola e vocazione. E questo non è impensabile o artificioso, per poco che si rifletta che l’assunzione della prospettiva vocazionale nella scuola è plausibile per il fatto che anche la scuola, qualificandosi come esperienza di ricerca della verità e luogo di confronto e verifica dei significati, a partire dalle esperienze accumulate dagli uomini e riproposte negli itinerari didattico/culturali, si colloca nell’orizzonte della ricerca di senso, cioè orienta ad un’autoconsapevolezza più ricca in vista della disponibilità di sé ad un compito.
In realtà questa dimensione soggettiva della sintesi ha bisogno di un supporto oggettivo, di un’intenzionalità esplicita, condivisa sia dagli operatori della pastorale vocazionale, sia da quelli della pastorale scolastica. È, in definitiva, un problema di cultura pastorale, non solo di buona volontà dei titolari dei due ambiti.
Certo la Pastorale Scolastica è chiamata a portare, in questo cammino unitario, l’attenzione al peso del dato storico, la “scuola di massa” appunto, sul cammino vocazionale dei ragazzi e giovani di oggi, ricordando anche le loro più rigorose esigenze di chiarezza, proprio ad evitare involuzioni verso la ricerca di “sicurezze” o la fuga attraverso scorciatoie emozionali. Ma la Pastorale Vocazionale, e il Centro Diocesano attraverso cui si esprime, hanno compiti altrettanto importanti.
I Centri Vocazionali vivono di una consapevolezza comunitaria, sono un appello alla Chiesa nella ricchezza e nella varietà dei carismi. Questa loro “consistenza” o “evidenza” comunitaria risulta preziosa e utile per far cosciente l’intera comunità non solo attorno alle vocazioni in fase di maturazione, ma anche, e soprattutto, su quelle “in esercizio”, fra le quali sono certo essenziali le vocazioni educative che, se appartengono radicalmente a tutti gli adulti, si concentrano più direttamente su quei cristiani che ricoprono ruoli educativi nella scuola.
La Pastorale Vocazionale, proprio per il suo andare immediato al senso ultimo dell’agire pastorale, può inoltre aiutare la Pastorale Scolastica a concentrarsi sul tema decisivo della scuola, cioè su un compito autenticamente educativo, sondandone le esigenze più profonde, ma rilevandone anche le opportunità. Il problema insomma non è quello di maturare vocazioni adolescenziali e giovanili nonostante l’esperienza scolastica, come se la scuola fosse soltanto un luogo “pericoloso” per le vocazioni; quanto piuttosto quello di scoprire la scuola come opportunità vocazionale, di sceglierla come campo di impegno proprio anche per questa sua valenza.
Per questo, il Centro Diocesano Vocazioni è chiamato a fare della “vocazionalità” una dimensione che entra in tutti i settori pastorali. Ora, all’interno della Pastorale Scolastica, c’è uno spazio evidente per la dimensione di vocazionalità. Essa può esprimersi come offerta agli operatori scolastici di momenti formativi che motivino la loro presenza da cristiani nel mondo della scuola. Ma ben più oltre c’è l’esigenza che gli operatori scolastici conoscano i dinamismi vocazionali che sono elementi perenni della personalità, specie nelle fasi più decisive di crescita. E la prospettiva vocazionale altro non è se non il vertice di ogni autentica e organica proposta educativa.
La Pastorale Vocazionale lavora a favore dell’educazione anche in un’altra direzione: proprio perché essa tocca di natura sua ambiti molteplici (famiglia, associazioni e gruppi giovanili, parrocchia, scuola, ecc.) è in grado di rendere più forte e operante l’esigenza di un’attenzione reciproca, quasi di una necessaria alleanza, fra le diverse “agenzie” educative, anche ecclesiali. Essa può rappresentare un punto di vista sintetico all’interno anche della Pastorale Scolastica. Nel momento della programmazione pastorale per la scuola, la pastorale vocazionale è chiamata a dare il suo contributo affinché non ci si limiti a risposte d’emergenza e non ci si chiuda nella routine ma si colgano invece le domande profonde, quelle che nascono ad esempio, quasi inevitabilmente, all’ingresso di un ragazzo in un nuovo grado di scuola, o al momento di concludere l’itinerario formativo; quelle che assumono veste come esigenza/diritto d’orientamento, come esercizio faticoso di una scelta che non può essere mai solo scolastica o professionale. Così la proposta vocazionale, fatta paziente dall’accettazione e valorizzazione dei tempi lunghi della scuola in cui i ragazzi di oggi sono coinvolti, raggiunge comunque lo scopo di dare più credibile cittadinanza a questa dimensione della vita, essenziale per un’autorealizzazione serena. Il rapporto tra pastorale vocazionale e pastorale scolastica è, come dicevamo, quasi tutto da scrivere e da inventare. Forse il più immediato compito “storico” che il Centro Diocesano Vocazioni deve assumere è quello di mostrare l’esigenza che ogni diocesi avvii un’azione organica di pastorale scolastica.