N.05
Settembre/Ottobre 1989

Spunti vocazionali emergenti da alcune aree di insegnamento

La scuola, insieme alla famiglia e alla parrocchia, è un luogo importante dell’esperienza vocazionale dei ragazzi, in quanto, attraverso l’istruzione (trasmissione di conoscenze) e la socializzazione (trasmissione di “valori” e di norme comportamentali per l’inserimento dell’individuo nel sistema sociale), svolge un’azione educativa (un camminare insieme, educatori ed educandi, per il raggiungimento della maturità umana) e di orientamento (unificazione di tutta la condotta attorno ad un unico progetto generale di vita).

 

 

 

Scuola e orientamento

La legge istitutiva della scuola dell’obbligo (31/XII/1962) definisce la scuola italiana una “scuola di orientamento” con il compito di formare l’uomo e il cittadino e di prepararlo alle scelte ulteriori della vita. Non può esserci, infatti, una vera opera di educazione che non senta l’esigenza dell’orientamento e che non abbia una conclusione vocazionale. Per questa ragione, la scuola deve aiutare gli alunni a scoprire le proprie attitudini, a sviluppare le proprie capacità, a promuovere ogni possibile risorsa interiore, a far emergere una coscienza vocazionale per una piena realizzazione umana e spirituale. Si comprende chiaramente di quale grande responsabilità sia investita la scuola e, pur condividendone il peso con altre agenzie educative, rimane il luogo privilegiato dell’educazione e dell’orientamento. Per questo dovrà essere un “sistema aperto” di relazioni educative, interagendo con tutte le altre realtà a ciò deputate, in particolare la famiglia, la chiesa locale, il territorio. In questo modo eviterà la pretesa di monopolizzare il compito educativo, supererà il pericolo di essere autoreferente, informerà invece la propria azione secondo un progetto più vasto (nazionale, parrocchiale…).

L’educazione è al tempo stesso processo individuale e relazione sociale, promozione dell’interiorità personale e coinvolgimento culturale, ma anche rimozione dell’indifferenza nei confronti dei valori che vengono proposti.

La prima esigenza di ogni orientamento è l’informazione, trasmessa non solo con la parola, ma specialmente con l’esperienza esistenziale; diventerà a sua volta formazione, preparando i giovani a scelte mature anche di natura vocazionale, se risulterà autentica testimonianza di vita da parte degli educatori e se, da parte dei ragazzi, diventerà scoperta personale che la vita potrà essere vissuta in pienezza solo nella misura in cui venga caratterizzata da una risposta libera e generosa.

 

 

 

Mezzi disponibili

“Spesso si identifica ‘scuola’ con ‘insegnamento’. In realtà l’insegnamento dalla cattedra è solo parte della vita scolastica. In armonia con l’attività didattica svolta dall’insegnante, c’è la partecipazione attiva dell’alunno che lavora individualmente e comunitariamente: studio, ricerche, esercizi, attività parascolastiche, esami, rapporti con insegnanti e compagni, attività di gruppo, assemblee di classe e di istituto” (Dimensione religiosa dell’educazione nella scuola cattolica, 47). L’impegno di orientamento deve essere inserito all’interno dei progetti pedagogici e didattici, dal momento che “tutta l’opera educativa è al servizio della persona, per aiutarla a realizzare la sua formazione completa” (DRESC, 63). Dalla natura stessa dell’educazione emerge perciò la necessità di una progettazione didattico-educativa, proprio per non eludere al suo dovere fondamentale che è quello dell’orientamento e non solo scolastico – professionale.

Alcuni insegnanti pensano, erroneamente, che il servizio orientativo-vocazionale di cui gli alunni hanno il diritto di avere, sia competenza dell’ insegnante di Religione, dell’animatore vocazionale o, nel migliore dei casi, ritengono che per svolgere un’azione del genere si debbano ricercare degli spazi particolari, magari trascurando un programma scolastico, denso e tirannico, che non consente questi velleitarismi. Niente di più sbagliato: l’insegnamento delle varie materie presenta già di per sé moltissimi spunti vocazionali. Si tratta di farli emergere, a volte implicitamente, a volte in modo esplicito e diretto, nell’ordinarietà dello svolgimento del programma scolastico. “Tutti gli insegnanti hanno il dovere di agire concordemente. Ognuno svolgerà il suo programma con competenza scientifica, ma al giusto momento saprà aiutare gli alunni a guardare oltre l’orizzonte limitato delle realtà umane” (DRESC, 51).

Naturalmente, come per ogni problema educativo, l’incisività e l’efficacia degli interventi dipenderanno molto dalla sensibilità di ciascun educatore, dalla capacità percettiva degli alunni, dalla corresponsabilità e dal coinvolgimento di tutti gli insegnanti, dal loro coordinamento e dalla loro collaborazione, da un lavoro interdisciplinare intelligente e ben programmato, infatti, “nel processo didattico si presentano temi e problemi che superano i limiti di singole discipline” (DRESC, 64). La metodologia di programmazione e progettazione didattica si rivela perciò indispensabile per ogni educatore. Ogni professionista coscienzioso è chiamato a programmare la propria azione, seguendo un processo razionale che, partendo dall’analisi della situazione, passa all’attuazione di un piano corredato di una serie di interventi, controlla poi i risultati ottenuti confrontandoli con quelli attesi, quindi procede con moto circolare e progressivo ad una nuova situazione di partenza. In questo modo si migliora la propria competenza operativa, grazie all’esperienza acquisita, si ha la possibilità di controllare momento per momento come si sta procedendo, effettuando se necessario anche eventuali modifiche, si ha una maggiore certezza di essere aderenti al reale e di agire con più efficacia. In pratica, si tratta di seguire la dinamica della programmazione curricolare: l’analisi dei bisogni e delle domande educative determina la scelta degli obiettivi, la formulazione di questi determina la scelta delle attività o esperienze educative, la selezione di queste suggerisce gli strumenti da impiegare e il metodo da seguire; la verifica e la valutazione serviranno infine per correggere le esperienze o per riproporle.

Anche se presentato in modo alquanto sbrigativo, mi preme però sottolineare la necessità che questo procedimento (familiare del resto a tutti gli operatori scolastici) può essere seguito per la progettazione didattica di qualunque disciplina scolastica nell’ambito di un programma educativo e può aiutare facilmente a far emergere con naturalezza (perché previste) tutte le valenze orientative e vocazionali presenti in ogni insegnamento. Molto dipende in massima parte dalla sensibilità dei docenti e dalla presa di coscienza che la loro azione educativa comporta quella dell’orientamento, inteso in senso globale. Educazione e orientamento sono, infatti, un tutt’uno.

 

 

 

Alcuni richiami

Le materie dell’area storico-umanistica offrono tante occasioni utili per avviare il discorso dell’orientamento: la lettura di pagine di prosa e di poesia, l’analisi e il commento di vari brani, la riflessione che si richiede per i componimenti sulle diverse realtà umane, sui problemi del mondo, sul destino personale, sui periodi e i personaggi della storia, sugli autori della letteratura, della filosofia, della pedagogia e della storia dell’arte, sul progresso umano, sugli avvenimenti di attualità. Gli spunti sono innumerevoli e particolarmente suggestivi, consentono il dialogo vivo, l’arricchimento vicendevole e la proposta di una visione cristiana della vita e della storia.

La stessa cosa vale per le altre aree tecnico-scientifiche che a primo impulso sembrerebbero aride e meno utilizzabili. “Gli alunni verranno aiutati a comprendere che il mondo delle scienze della natura, e le relative tecnologie, appartengono all’universo creato da Dio. Tale comprensione accresce il gusto della ricerca. Dai corpi celesti lontanissimi e dalle energie cosmiche smisurate, fino alle infinitesimali particelle ed energie della materia, tutto porta in sé l’impronta della sapienza del Creatore” (DRESC, 54).

 

 

 

Alcuni criteri

Ciò che deve essere evidenziato nel trattare l’una o l’altra area e che risulta una buona piattaforma su cui delineare una visione unitaria dell’uomo, inserendovi la dimensione vocazionale, può essere così riassumibile:

– il rispetto per ogni persona che cerca la verità e che si pone i grandi problemi dell’esistenza;

– la fiducia nella sua capacità di raggiungerla e di orientare la sua vita, dal momento che ciascuno è stato dotato da Dio di un’intelligenza;

– il senso critico di fronte alle molteplici suggestioni della società;

– la libertà interiore di fronte alle grandi scelte esistenziali e valoriali;

– lo scambio vitale tra cultura e messaggio evangelico;

– la pienezza della verità che si trova nel Vangelo, dove “la saggezza umana si incontra con la sapienza divina” ( DRESC, 57).

 

Gli insegnanti hanno di fronte e lo prospettano agli alunni il cammino complesso e a volte oscuro di un’umanità in continua ricerca della verità, della felicità e della salvezza. “Scavano nel profondo del cuore umano, ponendo in rilievo luci e ombre, speranze e disperazione” (DRESC, 61).

E in questa storia di popoli, si innesta la storia del singolo con le sue inquietudini e i suoi dubbi, con i suoi ideali e le sue meschinità, con i suoi egoismi e la sua generosità.

Si può guardare il tutto con un’ottica laica e materialista, ma in questo modo i profondi perché dell’uomo rimangono irrisolti e tutti i fatti belli e brutti delle vicende umane assumono il sapore di uno spettacolo allucinante di marionette di carta che vengono manovrate vicino a un braciere. Ma se la grande “commedia” umana viene vista alla luce del messaggio cristiano si comprende come, nella ricerca della verità da parte dell’uomo, ci sia in realtà la storia di un Dio che rivela il suo amore e che sta alla ricerca dell’uomo per dare una risposta al suo profondo bisogno di sentirsi salvato.

Senza cadere nello storicismo o in una visione pietistica della storia, si possono rendere consapevoli i ragazzi che il messaggio di Cristo è riproponibile nella quotidianità della vita contemporanea e può costituire parte determinante della loro crescita, si possono aiutare a prendere coscienza del dono della vocazione cristiana e di tutto ciò che comporta per sé e per gli altri.

I ragazzi si devono sentire protagonisti nel ricercare i valori personali, sociali e culturali, invitandoli a confrontarli con la proposta valoriale offerta da Cristo.

Gradualmente, secondo l’età e il grado di sensibilità, è necessario mettere gli alunni a contatto con i problemi vivi della società, anche quelli più urgenti e drammatici, a tutte le forme di povertà materiale e spirituale, e non semplicemente per soddisfare una curiosità culturale, ma per la maturazione umana, per il superamento dell’indifferenza e dell’egoismo, per conformarsi ad una mentalità e a una sensibilità cristiana, per condurre i ragazzi a comprendere, accettare e vivere la vita come vocazione e come dono di sé agli altri per amore di Dio.

Il segreto dell’efficacia di un lavoro del genere sta nella naturalezza e occasionalità dell’impostazione con la quale l’insegnante affronta l’argomento, ma anche dalla capacità di decodificare i messaggi che le diverse materie di studio prospettano al riguardo.

Così, ogni momento dell’esperienza scolare diventa comunicazione di vita e per la vita, e ciò significa mettersi a camminare con i propri alunni per una crescita in umanità e verità, significa essere disposti al rischio di un dialogo esigente e compromettente, comporta da parte degli educatori una sempre maggiore autenticità per evitare che la loro comunicazione si riduca a un gioco verbale, mentre è necessario che sia davvero una proposta – risposta alla ricerca del ragazzo.