La famiglia si educa alla vocazione
Non sarebbe esatto dire che solo oggi si sta riscoprendo il matrimonio cristiano, i suoi valori e la sua spiritualità. Già i Padri della Chiesa, in particolare Giovanni Crisostomo, ci hanno lasciato varie pagine sulla sponsalità, con indicazioni pastorali rivolte agli sposi.
È comunque vero che un certo pessimismo nei confronti del matrimonio ha pervaso gran parte della spiritualità matrimoniale, sfociando in un rigorismo giuridico nell’età tridentina e post. Ciò ha impedito lo sviluppo dottrinale nei confronti della spiritualità matrimoniale, ben presente comunque nella celebrazione del matrimonio, fin dai primi secoli della Chiesa.
La spiritualità coniugale e familiare: un segno dei tempi
Alcuni studi teologici preconciliari, quali Schillebeex e Von Balthasar, hanno permesso il formarsi di una spiritualità matrimoniale, che poi fu confermata in modo eccellente dalla Gaudium et Spes (cfr. nn. 47-52). Dopo tale spinta sono sorti diversi centri di spiritualità familiare per lo più legati a Gruppi o Movimenti di sposi, che nel giro di questi 20 anni ci hanno regalato diverse suggestioni e indirizzi. Ben poco, invece sul fronte teologico: sono troppo recenti le cattedre di spiritualità familiare per poter fare un consuntivo.
Tra i diversi suggerimenti si pone qui in risalto il concetto di matrimonio come vocazione. Tale termine è sempre stato insolito nell’uso corrente riferito al matrimonio. Ora non lo è più, grazie alle intuizioni conciliari, all’odierna riflessione teologica e ai documenti degli ultimi pontefici, in particolare Paolo VI nella Humanae Vitae e Giovanni Paolo Il nella Familiaris Consortio. Cito solo la F.C. al n. 11: “Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è pertanto la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano… La rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità”.
Elementi per una spiritualità familiare
Dopo questa premessa, convinti che il matrimonio è una vocazione, la nostra riflessione si orienta su come la famiglia si educa alla vocazione. La sua comprensione parte dalla conoscenza degli elementi che costituiscono una teologia familiare.
Elementi antropologici
La persona umana è essenzialmente relazionale. L’Io viene chiamato alla vita da un Tu. Le dinamiche di tale relazione possono essere sintetizzate nel concetto di amore. Secondo il linguaggio umano amare significa essere capace di uscire dalla propria solitudine per incontrare l’altro. Ogni essere è potenzialmente invitato a creare tale rapporto. Empiricamente è dimostrabile come l’incapacità di amare è conseguente all’incapacità di relazionare. Amare rimane comunque una vocazione essenziale per l’uomo. La sessualità, come parte costitutiva della persona, ci aiuta a comprendere come realizzare la relazione d’amore. Mascolinità e femminilità, in quanto due termini della relazione, capacitano la persona al rapporto e ne costituiscono biologicamente l’integrazione. Il valore della sessualità è evidente nella cultura, anche se talvolta la funzione è stata esasperata per eccesso o per difetto.
Elementi teologici
– Trinità: Dio-Amore. Dio-Relazione. Seguendo le intuizioni geniali dei padri greci si possono individuare tre rivelazioni nelle espressioni greche che indicano la parola amore: Eros (Rivelazione del Sé – Padre); Philia (Rivelazione del Tu – Figlio); Agape (Rivelazione del Noi – Spirito). Il Padre dona sempre se stesso e genera il Figlio, che riceve l’amore dal Padre e lo restituisce. È la Parola che risponde all’amore. Da questa relazione d’amore procede lo Spirito Santo, che è la comunione d’amore del Padre e del Figlio.
Da tali concetti non è difficile desumere l’aspetto più profondo della vita matrimoniale e della vocazione dell’uomo all’amore. Essere creato a Sua immagine e somiglianza non è altro che essere creato come capacità di rapporto d’amore.
– Alleanza: dalla storia della salvezza, come storia della vocazione del credente si ricavano gli elementi pratici della relazione d’amore. Nel Centro che l’autore dirige se ne è ricavata una definizione del matrimonio che suona così: “Alleanza di uomo e donna, per la salvezza, con la morte e la resurrezione, ad immagine della grande Alleanza”.
È una storia d’amore, reale, presentata allegoricamente dai profeti con termini squisitamente affettuosi e teneri. La meditazione e la raccolta di questa storia è altamente educante e significante per la spiritualità della coppia e della famiglia. L’alleanza si interrompe con il peccato. Ma Dio la rinnova in continuazione (Cfr. Os 2,4-25; Ez 16,4ss; Is 49,I ss).
Il concetto di alleanza si compone delle seguenti caratteristiche. Rapporto interpersonale di fedeltà. È il patto d’amore con Abramo, registrato poi ufficialmente con Mosè e i Profeti. Si alternano momenti di fedeltà e momenti di separazione. Questo rapporto permette all’uomo di identificarsi con Dio. Sessualità. Nel progetto della creazione la mascolinità e la femminilità costituiscono l’essere relazionale dell’uomo. Due in una sola carne non significa solo rapporto fisico, ma la completezza dell’amore coniugale. (Cfr 1 Cor 6,16-17). Fecondità. Dio è creatore, perché non si chiude, ma si apre. Non è solo Io e Tu, ma anche Noi. Analogamente questo avviene nella coppia. Infatti l’alleanza si fonda sulla benedizione di generazione in generazione. Comunità. La legge della fecondità e del Noi spinge la coppia all’esterno, verso una comunità verso il popolo di Dio. Di fatto, solo l’uomo in relazione è veramente uomo. La storia della salvezza, come la storia della coppia si realizza prima nel popolo e poi nella chiesa (Cfr 2 Cor 11,2).
– Sacramento: l’alleanza trova il suo completamento e la sua piena realizzazione nelle nozze del Figlio. È la nuova alleanza nel mistero della croce e della morte e resurrezione (Cfr 1 Cor 7; Ef 5,21-33, Gv 3,29). L’amore coniugale rivela questa morte e resurrezione attraverso gli atti concreti della vita matrimoniale e della storia familiare. Possiamo individuare alcuni elementi che aiutano la comprensione, a livello vocazionale, del mistero sacramentale della coppia e della famiglia: chi si sposa nel Signore è in comunione con Cristo (Parola); con la Chiesa (Sacramento); con i fratelli (Carità). È fedele alla storia e al disegno di Dio, si apre al servizio, alla gratuità, al dialogo, alla riconciliazione, alla convivialità eucaristica. Si inizia così il dialogo pasquale nella coppia, che fa parte, oltre che del suo cammino di fede, anche del suo cammino etico-morale. Sulla croce Gesù consuma il suo sacrificio, le sue nozze. Il suo corpo donato, diviene fecondità smisurata. Il potere redentivo di questa morte abbraccia tutti gli uomini e tutte le donne. Qui si situa la netta distinzione tra la vecchia e la nuova Alleanza: Nell’AT la fecondità fisica era un segno di speranza, legato alla promessa del Messia, nel NT Dio offre una nuova possibilità: la verginità per il Regno. Paradossalmente l’amore coniugale e sponsale dell’Alleanza, genera l’amore verginale.
Dalle precedenti considerazioni, appare evidente che una tale vocazione cristiana al matrimonio possa realizzarsi solo nella piena comprensione della sua spiritualità.
Viverla fino in fondo comporta realizzare il regno nella propria famiglia. E soprattutto nei figli. In essi i segni di una vocazione o sacerdotale o religiosa sono estremamente legati alla vocazione generale della famiglia. In altri termini, è più facile il sorgere di una vocazione allo stato verginale, quando la famiglia tutta vive con carità e serenità la propria vocazione matrimoniale e familiare. Come sempre, i consacrati vengono fuori dal fresco e tenero profumo della vera coniugalità familiare. Fatta di carezze e di tenerezza e talvolta di buon sacrificio.
Perché ogni vocazione è un atto di amore infinito.