Il campo vocazionale: contenuti e metodo
Contenuti e metodo, stanno in uno schema preciso: una lettura dei destinatari e dei loro bisogni, un ascolto attento della proposta, la formulazione dell’obiettivo, come incontro tra le esigenze dei destinatari e la forza della proposta, le tappe o lo sviluppo dei contenuti e, infine, gli strumenti.
In questo mio intervento abbozzo soltanto tale sequenza che, nella fase di preparazione di un campo, deve essere ripresa, approfondita e motivata con studi seri, e concretizzata.
In genere chi organizza un campo scuola si carica di tante preoccupazioni nei confronti di chi vi parteciperà e, giustamente, non si azzarda a metterlo in programma senza studiarlo globalmente e nei particolari, pur sapendo di doversi fornire non tanto di una capacità di adattamento, che sa troppo di concessione all’indice di gradimento, ma di un’attenta volontà di riscrivere il progetto sui destinatari concreti.
Non è detto però che i destinatari siano così sconosciuti o imprevedibili, se vengono caricati di corresponsabilità anche le persone che collaborano a far giungere la proposta ai giovani e alle ragazze interessate.
È naturale allora partire subito dai fruitori del campo, dai destinatari, i veri soggetti di tutta l’esperienza di accoglienza della chiamata di Dio.
Destinatari
C’è una legge che nessuno vuole accettare, ma che tante volte si impone da sola: a un campo arrivano “quelli che vogliono” o quelli che ti mandano; ciò non toglie che si debba chiarire il più possibile quali sono i destinatari che pensiamo noi per un campo vocazionale. Ciò renderebbe meno ineluttabile la legge e nello stesso tempo permetterebbe una partenza seria dal punto di vista del metodo.
Sono destinatari di un campo vocazionale ragazzi, adolescenti o giovani che:
– sono orientati da esperienze e incontri precedenti verso una scelta di vita consacrata;
– hanno disponibilità a interrogarsi in maniera esplicita su tale scelta, anche se attualmente sono indecisi o orientati diversamente;
– vivono la stagione del “voglio provare a me e agli altri” a cercare seriamente in una direzione.
Da qui emerge che il grado di adesione alla proposta vocazionale non è da “preseminario”, così che operativamente uno stia già concretamente preparando il fagotto per partire, ma nemmeno una ricerca “generica” sulla vocazione cristiana, anche se molto impegnata.
Tanto per essere concreti, il campo vocazionale non è la prima settimana che un Seminario o una Congregazione Religiosa fanno per le persone che già sono state seguite da tempo e che ora hanno fatto il passo decisivo, ma un momento precedente che aiuta il maturare di tale passo.
Non è secondario fotografare il destinatario dalla sua autocoscienza: come si autodipinge chi segue la proposta di un campo vocazionale?
– è preso da un’idea “che non lo lascia in pace”, ma che spesso non sente troppo sicura dentro di sé;
– è carico di alcuni tentativi fatti in altre direzioni, ma tutti aperti “inspiegabilmente” a questa;
– è bisognoso di conferme e sicurezze;
– è deciso a farsi due idee chiare, o meglio, a guardar dentro la vocazione alla vita consacrata per esperimentare che cosa o chi ti fa essere;
– è legato da amicizia con qualche animatore vocazionale e in cerca di una scelta autonoma;
– è attirato da varie proposte esplicite, ma indeciso per alcuna di esse.
Il dato: la proposta della vita consacrata
C’è un’esperienza entusiasmante nella vita delle persone consacrate, nella tradizione della Chiesa, nello stesso imperativo evangelico che esige di essere detta in termini il più possibile completi e chiari non solo a chi ha già deciso di scegliere questa strada, ma proprio a chi se ne deve innamorare in maniera decisiva.
Nella esperienza ecclesiale non esiste la vita consacrata per rendere più efficiente qualche struttura, ma si presenta come un modo di essere cristiani che riempie la vita, l’equilibrio di un dono, la possibilità concreta di un radicalismo evangelico, un servizio connotato e differenziato fatto quotidianità, alla comunità e al mondo per il Regno, una struttura di personalità centrata su Cristo, riscritta dall’esperienza di una comunità permanente, un’esplicita volontà di Cristo e non un insieme di consuetudini storiche o culturali.
Si potrebbe chiarire ancor meglio che cosa è la vocazione alla vita consacrata, che qui viene solo sommariamente richiamata perché il dono di Dio che essa è alla sua Chiesa per il Regno deve incontrarsi con i destinatari di cui sopra, con le loro aspirazioni e le loro ricerche.
Soltanto quando sapremo leggere bene e questi e quella potremo stabilire l’obiettivo del campo.
Obiettivo
Far risuonare nella vita di ciascuno l’esplicita chiamata di Gesù alla vita consacrata e al servizio presbiterale, come qualificate e necessarie esperienze che una comunità cristiana che serve il Regno deve esprimere, così che la persona ne sia misurata in vista di una decisione serena e libera.
Questo concentrato di parole significa:
– Fare una proposta appassionata che si preoccupa di un massimo di protagonismo di reazione. Il giovane deve essere provocato, ma anche messo in grado di reagire personalmente; in gergo si dice “gasato”, ma aiutato a reagire con razionalità e atteggiamenti umanamente sensati a questa proposta.
– Riportare alla volontà esplicita di Gesù la consistenza e l’essenza della vocazione alla vita consacrata. Non è il condensarsi di abitudini o incrostazioni culturali, tanto meno il risultato di un’incapacità di risposta allo Spirito, che fa rifugiare in abitudini ecclesiastiche ormai stratificate.
– Collocare correttamente il servizio presbiterale in una dimensione neotestamentaria, dentro una visione serena ed entusiasta della laicalità cristiana. La proposta della vocazione al presbiterato è spesso percepita da molti giovani come un’esaltazione della distinzione tipica dell’antica religione ebraica tra sacro e profano, tra uomini del tempio e gente senza dignità di rapporto immediato con Dio.
– Proporre e far risaltare la bellezza della vita consacrata come “dito puntato” verso il Regno, appassionata e ingenua speranza di cieli nuovi e terra nuova, sostegno e riferimento perché ogni cristiano e ogni uomo percepisca un’esperienza di comunione per il regno.
– Far sperimentare la bellezza dell’essere battezzati e la necessità della vita consacrata entro questo fondamentale piano di Dio aperto ai destini dell’umanità e non agli appalti di sacrestia.
– Innamorare della Chiesa, di questa comunità qualche volta sgangherata, ma sempre l’orologio che segna l’ora della salvezza, un popolo di persone che si dicono e ripetono come la vita di Cristo risuona dentro ciascuno.
– L’esplosione della gioia di vivere nei sacramenti come tappa indispensabile della vita dell’uomo, che qualcuno deve servire e caricare di creatività. Rendere il servizio dei sacramenti al mondo di oggi è più di una motivazione per impegnare tutta una vita.
– L’intuizione di un servizio di carità sul quale una vita si può concentrare lasciando tutto, perché il mondo e l’uomo costretto a rifletterci sia collocato nella sua dignità e si sprigioni in lui la presenza di Dio che spesso gli viene soffocata.
– La necessità di un “semplice” che crede e si affida allo Spirito (povertà), perché le cose siano lasciate al loro posto di strumenti; la necessità di dare il proprio amore a tutti (castità), perché gli uomini siano capaci di donarli fino in fondo a qualcuno; affidare la propria vita a un progetto definitivo (obbedienza), perché i molti trovino la volontà di decidersi per il Regno.
Alcuni orientamenti metodologici
Un metodo corretto, oltre all’attenzione ai destinatari, ai contenuti, alla formulazione e sviluppo dell’obiettivo, dovrebbe anche dare l’intelaiatura delle giornate del campo. Ma le modalità sono troppo diverse e dipendono troppo dalle condizioni di luogo, di tempo disponibile, di animatori, così che preferisco esporre alcuni principi generali o suggerimenti globali.
1. Favorire il massimo di comunicazione; il che non significa solo parlare, ma parlare con tutto se stessi, senza riserve conscie e inconsce. A questo scopo è utile usare strumenti e tecniche di comunicazione indiretta, evocativa, narrativa. La comunicazione oggi va sempre stimolata perché il giovane soprattutto possa comunicare la ricchezza che lui è, e una volta stimolata deve potersi esprimere con un massimo di libertà.
2. Dosare saggiamente momenti di riflessione personale, di scambio, o di ascolto e di ricerca a piccoli gruppi. È utile al riguardo un congruo tempo ogni giorno detto di “deserto” in cui ciascuno dietro stimoli precisi, può far risuonare dentro di sé la ricchezza dell’esperienza della giornata.
3. Al di là di alcune proposte forti (conferenze, relazioni o meditazioni), anche “carismatiche”, il resto deve essere frutto di ricerca guidata così da stimolare non sempre e solo il prendere gli appunti, ma soprattutto la chiarificazione e lo scambio dei significati e simboli che ciascuno possiede.
4. Sperimentare momenti comunitari di serenità e allegria (serate, gioco…) e momenti comunitari simbolici, cioè capaci di esprimere con gesti caricati di significato la vita e l’esperienza fatta. L’ambiente in genere è la montagna e quindi si presta a celebrazioni della natura, a camminate ricomprese in simboli religiosi, con celebrazioni e riflessioni.
5. Fare un’esperienza forte capace di esprimere atteggiamenti profondi della vita. Vedi per es. la conquista di una cima alle prime luci dell’alba, una veglia notturna di preghiera con percorsi simbolici e momenti espressivi legati alla simbologia luce-tenebra, vita-morte, speranza-paura…
6. La consuetudine con alcuni testimoni, meglio se in una giornata di camminata, che in una classica tavola rotonda, per poter fare spazio all’ascolto, ma anche alla concretezza della condivisione, sia personale che comunitaria alla ferialità della vita.
7. Una giornata, collocata dopo la proposta chiara e le testimonianze in cui si fa il confronto con alcuni messaggi che i mass-media hanno prodotto su questa tematica per incarnarsi nelle difficoltà culturali di oggi. I giovani non devono dimenticare in questo campo vocazionale che l’impatto più forte nella costruzione della loro identità lo vivono con la cultura del mondo contemporaneo. Sono utili a questo riguardo video-cassette, interviste preparate prima…
8. La preghiera, non da routine, ma celebrata, sempre ricostruita e risignificata con segni e simboli. Affidare tutto a Lodi, Messa, Vespri per collegare alla preghiera canonica, se non viene dopo una preparazione graduale, frustra la bellezza di tale preghiera e rimane sempre un affittare a formule anche nobili, uno dei momenti più importanti dell’educazione alla “risposta”.
9. Una dinamica di gruppo capace di provocare con “simulazioni” una più profonda conoscenza di sé. Per decidere bisogna conoscersi e un giovane chissà cosa è disposto a fare per potersi conoscere di più.