Il Centro Vocazionale Itinerante: una proposta aperta
Il CVI, Centro Vocazionale Itinerante, è un momento forte di catechesi vocazionale, una proposta formativa e di animazione avviata dal Centro Nazionale Vocazioni, nell’aprile del 1981, per le varie chiese locali: nelle regioni, diocesi, parrocchie, nei centri giovanili, santuari.
Centro Itinerante: così s’è voluto chiamare per rivolgersi a ogni persona: siamo tutti itineranti, “uomini in cammino” impegnati nella ricerca e scoperta del senso della nostra vita; ma il Centro è itinerante sia per l’organizzazione della proposta che fa, sia perché intende rivolgersi soprattutto ai giovani che sono “itineranti”, alla ricerca del proprio progetto e di una risposta in vista di un servizio specifico, anche attraverso la conoscenza-esperienza di gruppi-movimenti e comunità. Il CVI è dunque anzitutto una possibilità di “esperienza amica”, dove si può trovare un aiuto a porsi interrogativi, a chiarirseli, a riflettere su ciò che comporta il vivere una scelta specifica.
In che consiste?
La catechesi del CVI prevede un’organizzazione in “tre momenti” che si completano a vicenda: la mostra, un incontro-dialogo, la preghiera.
La mostra.
È un cammino di riflessione che si snoda lunga 40 pannelli articolato in tre momenti: esistenziale, biblico, ecclesiale. Le tre fasi sono opportunamente completate da una parte che interpella personalmente ogni visitatore: e il tuo progetto? È l’invito a riflettere sulla propria situazione e impegno, per dare alla vita se stessi: “Eccomi, manda me”, sulla scia dell’invito di Gesù: “Se vuoi”. “Sì, ma verso dove?” è il suo titolo-slogan dove il “sì” propone ai visitatori un atteggiamento di apertura vitale per affrontare il percorso che li porterà “verso dove?” orientandoli all’interno di se stessi per scoprirvi il progetto che Dio ha posto in loro, farlo crescere e portarlo a maturazione, e farne emergere poi quella disponibilità di fondo che è l’atteggiamento per vivere una specifica missione.
L’incontro-dialogo.
Anche se la Mostra parla da sé, con foto e scritte, essa non si presenta come un discorso silenzioso, ma è animata da varie équipes che si alternano per tutta la sosta del CVI, che di solito è di un mese, nelle varie zone. L’équipe è costituita da un gruppo rappresentante delle varie vocazioni: una proposta vivente della Mostra a disposizione dei giovani e dei visitatori come voce-amica che percorre con loro l’intero cammino, chiarisce, ascolta, propone, incoraggia, a volte sdrammatizza, vivendo con loro questo momento di riflessione e facendo da trait d’union per i giovani tra riflessione e preghiera: “e il mio progetto?”.
La preghiera.
Di solito la Mostra è corredata da una cappella, dove i visitatori possono sostare in preghiera individuale o in gruppo con l’animatore. La preghiera avvia ad una vera esperienza ecclesiale che gli animatori continuano, dove è possibile, facendo vita in comune nel lavoro, nella condivisione dei pasti e nei momenti di verifica della giornata che li portano a compartecipare questa ricchezza per poi proporla ai giovani.
Il CVI è anche un’esperienza di pastorale vocazionale “adattabile” che acquista la sua fisionomia particolare a seconda dei luoghi dove sosta. Ad Assisi, nella basilica di S. Maria degli Angeli, da dove è partito, il CVI è presente due mesi ogni estate ed è organizzato a livello nazionale: le équipes provengono dai vari Centri Regionali. Da lì l’iniziativa si è trasferita a Pompei, Torino, Monteberico, Cascia, Lovere, Paola, Siracusa, Palermo, Todi, Montenero, Loreto, Salerno, S. Giovanni Rotondo, Lecce. In alcune località come a Pompei, a Todi, il CVI è stato soprattutto per i pellegrini-turisti; a Monteberico per i giovani impegnati.
Due esperienze di CVI
Due esperienze particolarmente significative, dove si è potuta riscontrare bene la validità del Centro sono Cascia e Palermo.
Il Documento conclusivo del II Congresso Internazionale per le vocazioni afferma: “Molte persone e molti giovani, hanno scarsa o imperfetta conoscenza della vocazione cristiana fondamentale e delle forme specifiche di vita consacrata a servizio di Dio e della Chiesa. Urge una catechesi che, in primo luogo, sappia guidare i credenti, specialmente i giovani, a considerare la vita cristiana come risposta alla chiamata di Dio” (n. 25). Questo si è concretizzato a Palermo, dove il CVI ha sostato tre mesi, nell’84, dando così ininterrotta possibilità di visita a migliaia di giovani provenienti da varie scuole e istituti superiori. Essi si sono lasciati interpellare dalla dinamica della realtà vocazionale e molti hanno chiesto di partecipare ad altri incontri specifici. Il CDV ha offerto loro varie possibilità nell’estate, con campi-scuola e incontri di orientamento. “L’8 gennaio ha avuto inizio il cammino del CVI; quanti volti di giovani ho visto susseguirsi fino all’8 aprile! Volti inizialmente indifferenti, poi via via sempre più pensosi e interessati”, ha affermato d. Giuseppe Puglisi, direttore del CDV di Palermo. Molti giovani hanno espresso le loro riflessioni. Eva, una ragazza di 20 anni scrive: “Capita raramente di affrontare tali problemi in maniera così chiara, e allora ci si rende conto come spesso si vive forse preferendo evitare certi interrogativi”; e Roberta di 18 anni: “Ho aperto gli occhi su quella che è la realtà della mia esistenza. Vorrei riuscire a scoprire qual’è il cammino che Dio ha scelto per me, trovare il modo per arrivare a instaurare con Lui un vero e proprio rapporto che mi aiuti a superare tutte le difficoltà”. E una insegnante: “Questa Mostra ha rinvigorito in me il desiderio di assolvere con maggior impegno il ruolo, peraltro abbastanza complesso, di mamma e di insegnante”; e una coppia di sposi: “L’esperienza della Mostra ci ha aiutato a rianalizzare criticamente la scelta di vita e a ravvivare quelli che possono essere i legami tra fede e vita, tra impegno e preghiera”. La Mostra in pratica si è così rivelata come indicazione di guida nelle scelte, oltre che strumento efficace di annuncio della Parola.
A Cascia l’animazione del CVI è stata fatta a largo raggio; è stata allestita per l’occasione una originale cappella, arricchita dalla presenza e dal sostegno delle monache Agostiniane, che vi si alternavano nel tempo della Mostra. Esse hanno anche condiviso le celebrazioni eucaristiche con le équipes e si sono rese disponibili per momenti d’incontro con i visitatori. La loro è stata una presenza interessante, viva, di forte animazione, punto di riferimento per animatori e visitatori.
Personalmente, nell’ottobre scorso, ho fatto a Lecce un’esperienza che mi ha permesso di cogliere quanto il CVI possa incidere nel tessuto diocesano, coinvolgendo le comunità locali. Come in altri luoghi, le visite erano programmate: gruppi di ragazzi cresimandi, giovani provenienti dalle varie parrocchie, comunità religiose, animatori ed educatori, giovani seminaristi e novizi degli Istituti religiosi presenti in diocesi, coppie e catechisti, gruppi di Azione Cattolica, ecc., si prenotavano per la visita. Ad essi, quindi, si offriva un servizio vocazionale più adeguato, un po’ programmato. La Mostra era stata inaugurata con una giornata vocazionale: preghiera, canti e presentazione degli animatori che hanno ricevuto il mandato, come “portatori di luce”, alla presenza del Vescovo. Contemporaneamente, tutte le comunità parrocchiali della diocesi, nello stesso giorno e alla stessa ora, si sono riunite in preghiera per lodare il Signore e chiedere “operai per la messe”. Un giovane cantautore ha proposto ai giovani, presenti in 700, una riflessione vocazione in musica, fatta con canti diversi. Nella prima settimana ho partecipato all’incontro mensile dei sacerdoti diocesani e religiosi, che hanno fatto oggetto della giornata la tematica della Mostra. Così pure è stato per le religiose e gli adulti dell’ AC. I pannelli della Mostra sono stati ripresi e filmati in una videocassetta.
Una felice iniziativa, che spesso si è ripetuta dove il CVI s’è fermato, è quella di organizzare le domeniche del mese vocazionale, suddividendole in “giornate” che specifichino maggiormente il discorso sulle varie vocazioni.
Così, per esempio, s’è fatta la giornata dei giovani, delle famiglie, degli ammalati, ecc., dove ognuno condivideva un momento di riflessione sulla propria vocazione e missione.
Nelle parrocchie
La Mostra del CVI s’è trasformata in proposta ancora più capillare per raggiungere anche le parrocchie, attraverso le settimane vocazionali, organizzate con l’aiuto di sussidi e diversi mezzi della comunicazione sociale.
Una serie di 40 posters “sì, ma verso dove?”, preparata da noi Apostoline, che abbiamo realizzato i pannelli del CVI e continuiamo ad offrire al CNV la nostra collaborazione nell’iniziativa, riproduce per intero lo stesso discorso della Mostra.
Ciò ha permesso di arrivare in molte parrocchie. Il Centro Regionale Toscano, per esempio, ha proposto contemporaneamente nel santuario di Montenero (LI), il CVI, mentre per un mese la mostra in manifesti (montati su pannelli) era itinerante per le parrocchie. La diocesi di Albano, di cui faccio parte, ha organizzato 7 settimane vocazionali, con la visita alla Mostra per i gruppi della catechesi e delle scuole, celebrazioni eucaristiche quotidiane con preghiere vocazionali e omelie sulle varie vocazioni. Il tutto confluiva nella domenica, dove le Messe erano animate con canti e testimonianze vocazionali per condividere la riflessione con la comunità parrocchiale. Nella diocesi di Albano abbiamo animato nel giro di un anno, le comunità parrocchiali di Ariccia, Ciampino, Pomezia, Lavinio, Torvaianica, Nettuno e Genzano, proponendo l’iniziativa e organizzandola dapprima col Parroco e qualche altro responsabile e poi con il Consiglio Parrocchiale.
E cosa propone?
Quasi tutte le regioni hanno ospitato il Centro Itinerante: la Chiesa italiana, nelle sue realtà più diverse, vive così le linee fondanti del Vaticano II, che ribadendo la vocazione fondamentale alla santità, ha pure evidenziato il valore, la diversità, la complementarietà delle varie vocazioni e i ministeri particolari.
In questo modo il CVI diventa un’esperienza a servizio della Chiesa particolare, facendo vivere la dimensione vocazionale come essenziale per ogni catechesi e pastorale. In particolare l’iniziativa fa crescere la coscienza che ogni vita è vocazione che attende risposta: stiamo realizzando un progetto, un disegno a livello di persona, di comunità, di società. Fa comprendere inoltre che ogni vocazione non è un fatto privato, ma ecclesiale: Dio chiama sempre per mandare, donando il gusto della libertà, ed aiutando a diventare liberi e liberatori. Ed è anche uno stimolo di verifica della comunione, nella Chiesa, nella comunità, nel gruppo.
È quindi una proposta di “itinerario vocazionale” da vivere, condividere e testimoniare, che si adegua a ogni realtà locale, facendo scoprire forme diverse e sempre nuove di animazione, lasciando spazio di creatività per organizzare modi e proposte, oltre quelli già accennati, che si basano sulla convinzione che la realtà ecclesiale è varia, ricca, armonica: occorre animarla, farla diventare una comunità viva. Così il Cristo, parlando ai giovani, troverà anche oggi quella disponibilità e convinzione che portano a una risposta gratuita: “Eccomi, manda me”.