N.03
Maggio/Giugno 1987

Il campo vocazionale per preadolescenti

I campi-scuola vocazionali per i preadolescenti organizzati dal Seminario Romano Minore sebbene si svolgano come è ovvio – al termine dell’anno scolastico, nel primo scorcio delle vacanze estive, sono in realtà prioritari a livello di programmazione, in quanto è in vista di essi che viene ideato e modellato litinerario educativo che con la frequenza di incontri mensili accompagna i ragazzi nella loro maturazione di soggetti vocazionali adeguati.

Il campo-scuola, infatti, offre delle condizioni ottimali altrimenti irrealizzabili nelle circostanze ordinarie in cui si realizzano altre proposte educative. La continuità temporale (cinque, sei o sette giorni) e le caratteristiche dell’ambiente – che si presta ad accogliere e a realizzare una vera e propria convivenza, anche di un grande gruppo – costituiscono per i ragazzi la cornice nuova e originale in cui esprimere ancor più compiutamente le proprie potenzialità, senza risentire dei condizionamenti recati dalla frammentarietà di esperienze di fatto – assai spesso – saltuarie.

In ogni caso l’ideazione e l’effettuazione del campo-scuola si muovono entro l’orizzonte degli obiettivi educativi assegnati agli incontri dei gruppi vocazionali dei ragazzi dagli undici ai quattordici anni, divisi in due fasce più o meno corrispondenti alla prima e alla seconda fase della preadolescenza (10-12 anni; 12-14 anni).

Ecco, ad esempio, l’enunciazione degli obiettivi per la fascia d’età più matura, raccolti attorno a tre centri coordinatori che noi riferiamo, rispettivamente, al livello cognitivo, affettivo ed operativo della personalità del ragazzo.

 

 

Obiettivi cognitivi

– Evidenziare nei ragazzi il bisogno di fare gruppo e tradurlo in occasioni di relazionalità.

– Sviluppare l’incipiente senso di autonomia nel contesto della crescita armonica e positiva delle potenzialità in fase di espansione.

– Acquisire il riferimento a Dio non semplicemente come ripetizione di nozioni e schemi comportamentali ben definiti, ma come ricerca del volto personale di Dio in Gesù Cristo e in risposta all’interrogativo latente: chi è Dio per me?

 

 

Obiettivi affettivi

– Favorire uno sguardo sorridente sulla vita e sul mondo, carico di ottimismo e attento a raccogliere i molti indicatori di bontà, di bellezza, di gioia che vi sono diffusi con abbondanza.

– Dare del cambiamento di tutto una interpretazione serena, anche del cambiamento di se stesi nel carattere, nel corpo, nei sentimenti, nella sessualità…, come di un autentico valore della vita e non già come una dura prova da attraversare o un brutto incidente da dimenticare.

– Accentuare l’amicizia e tutto ciò che la circonda e la esprime, dai piccoli gesti di cortesia, all’aiuto reciproco, ai colloqui, allo scambio di auguri, fino al dono generoso del proprio tempo, delle capacità personali, della condivisione, della preghiera per l’altro.

 

 

Obiettivi operativi

– Considerare il fattore religioso espresso anche dall’impegno per gli altri, per il miglioramento del mondo: uomini e cose.

– Imparare a vivere l’esperienza di fede oltre la ritualità gestuale e la recitazione ripetitiva di nozioni e comportamenti, in specifici momenti di silenzio contemplante, di lettura guidata del Vangelo, di celebrazioni sulla vita, in una religiosità sentita e vissuta personalmente.

– Vedere la situazione presente e gli impegni attuali come un modo singolare di esprimere la propria originalità e di proiettarsi, guardando al futuro, verso la scelta della propria vita.

 

Alla luce di quanto detto, il campo-scuola viene progettato ponendosi queste domande:

– che cosa desideriamo che i ragazzi apprendano? (obiettivo cognitivo);

– che cosa desideriamo che i ragazzi sentano riguardo a tale contenuto cognitivo? (obiettivo affettivo);

– che cosa desideriamo che diventino capaci di fare, in conseguenza di tale maturazione intellettuale ed   

emotiva? Quali atteggiamenti desideriamo far nascere o crescere nei ragazzi? (obiettivo operativo);

– quindi, mediante quali attività si può favorire il raggiungimento di tali obiettivi?

S’intende che la scelta di un tema, di un argomento per il campo-scuola non è indifferente, quasi che esso – di qualsiasi cosa si tratti – possa essere felicemente “ingrigliato” da quella serie di domande prioritarie. Nella concretezza del lavoro di progettazione, i due momenti – metodologico e contenutistico – si compenetrano e si chiariscono reciprocamente.

Offriamo, quale esempio, la traccia di un campo-scuola per ragazzi di 12-13 anni:

 

 

Obiettivi

* Educare il ragazzo ad una percezione sacramentale del reale, a vari livelli:

– a livello cosmico, di “sacramentalità naturale”;

– a livello antropologico, scoprendo la funzionalità del creato nei riguardi dell’uomo e la portata significativa dei suoi elementi principali (terra, aria, acqua, fuoco);

– a livello religioso (cristiano), cogliendo la valenza religiosa di tali elementi e, più precisamente, la connessione da essi operata tra il piano della creazione e il piano di Dio che si rivela, realizzandosi, nella storia della salvezza.

1. Mediante le attività di ricerca, di espressione e di celebrazione realizzate attorno agli oggetti sopra descritti, suscitarne la maggior incidenza emotiva nel ragazzo, quale energia indispensabile ad avviare i dinamismi di scoperta del mondo, di sé, del progetto di Dio.

2. Alimentare nel ragazzo gli atteggiamenti di ascolto, di contemplazione, di lode, di ringraziamento di fronte alle creature, convogliandoli nella sintesi vivente della preghiera vissuta davanti al Dio che ci ha creati e ci ha salvati. Far maturare il patrimonio cognitivo ed affettivo conseguito mediante le attività di ricerca, di espressione e di celebrazione verso l’impegno tipico dell’uomo nuovo, creato ad immagine di Cristo e da Lui ricreato (salvato).

 

 

 

Attività

Attraverso quattro diverse modalità espressive, si tenta di realizzare per ciascuno dei sei temi che scandiscono litinerario del campo-scuola (creato, terra, aria, acqua, fuoco, uomo) una loro lettura sintetica procedente attraverso tre tappe (ovvero svolgendosi secondo tre dimensioni):

– cosmica (naturale)

– umana (culturale)

– religiosa (storico-salvifica).

Le quattro modalità espressive sono assegnate alternativamente – secondo i giorni – ai singoli gruppi di ragazzi e danno concretamente luogo a:

1. un gruppo artistico, che dà al tema espressione grafica, prevalentemente secondo una traccia biblica (con elementi variabili, quali: la tecnica usata; il riferimento ai diversi generi letterari della Bibbia, l’utilizzazione per la preghiera e la celebrazione, ecc…);

2. un gruppo biblico, che compie una ricerca sul tema attraverso la Bibbia, si cura dell’esposizione dello stesso a tutto il resto del gruppo e di preparare ed animare la celebrazione del giorno;

3. un gruppo giornalistico, che svolge l’intera lettura del tema – secondo le tre dimensioni sopra citate – confezionando una pagina di giornale, corredata di articoli, disegni, fotografie…;

4. un gruppo “filmico”, che attraverso gli spunti offerti dalle diapositive realizza sia un’esposizione documentaria del tema, sia alcuni esercizi di preghiera sulle immagini, eventualmente associate a testi biblici.

 

A questa descrizione aggiungiamo solo alcune note:

1. Si deve sottolineare il carattere espressivo con cui costantemente si tenta di definire e scegliere le attività dei ragazzi: non si tratta, infatti, di rivestire dall’esterno, con una forma preconfezionata, tali soggetti, ma di permettere loro di attuare le proprie potenzialità nel contesto di un ambiente ricco di valori e ricco di attenzione verso i soggetti in crescita.

2. I momenti celebrativi non sono solamente “un momento” – benché importantissimo – “accanto ad altri”, bensì in essi si convogliano tutte le attività dei ragazzi. Ciò non vuol dire che durante le celebrazioni “si presentano” tali attività. La liturgia, così, diventerebbe o verbalistica, o attivistica, comunque scadrebbe nel didascalismo. Si tratta, piuttosto, di dare espressione celebrativa al contenuto educativo precedentemente affrontato e modellato nei lavori di gruppo.

3. Non dobbiamo dimenticare, poi, il rilievo straordinario del gioco, anch’esso da concepire in stretta sintonia con il resto degli elementi del campo-scuola. Tutto ciò, s’intende, senza essere artificiosi o cerebrali: una partita di calcio – qualsiasi sia l’argomento del campo-scuola – per i ragazzi è una partita di calcio, e basta! Ed è necessaria anche questa…

4. Una parola, infine, va spesa a proposito di una figura-chiave del campo-scuola: l’animatore. È vero, resta insostituibile e decisiva la presenza del sacerdote, quale riferimento principale, guida del gruppo dei ragazzi, quale presidente delle celebrazioni, quale confessore e assistente spirituale personale. Ma è altresì decisiva la presenza di questa figura ugualmente diversa, eppure più vicina al ragazzo, che è l’animatore. A volte, purtroppo, è un’occasione unica per un ragazzo incontrare una persona che – pur senza averne i connotati abituali, come l’età o il ruolo ufficialmente riconosciuto – è per lui un autentico educatore, nel senso globale del termine, e non solo dottrinale, come quasi sempre avviene, ad esempio, con gli stessi catechisti parrocchiali. Se poi si tratta di un seminarista o di un giovane studente religioso, si comprende quanto sia propizio per una maturazione vocazionale dei ragazzi il riferimento ad una figura in cammino verso una meta altrimenti spesso connotata dai tratti di un ideale remoto e quasi irraggiungibile.

Che cos’è dunque, per noi del Seminario Romano Minore, il campo-scuola per ragazzi? Non è una vacanza un po’ diversa, un po’ più pia, con tante cose sane (passeggiate, giochi, preghiera…) giustapposte le une alle altre. Non è neanche un’appendice alla catechesi ordinaria, perché riusciremmo solo ad annoiare i ragazzi, con la pretesa di istruirli ancora per una settimana, con l’unica differenza che le lezioni avvengono fuori città. Il campo-scuola è un itinerario educativo in cui – nella gioia e nella novità di vita costituite dal tempo libero delle vacanze – si tenta di animare la sensibilità religiosa e vocazionale dei ragazzi, dando ad essa modo di esprimersi, di svilupparsi e di chiarirsi a se stessa.