N.01
Gennaio/Febbraio 2000

Dalla vita delle nostre comunità un contributo prezioso al Convegno: sintesi dei lavori di gruppo

 

 

 

Una premessa necessaria

 

I gruppi di studio nell’economia del Convegno

Il CNV con questo Convegno ha voluto dare uno sguardo alla pastorale vocazionale (PV) in Italia in questi ultimi anni per individuare quelle prospettive nuove che si aprono per il servizio dei CDV, dei CRV e dello stesso CNV. Per far questo ha sentito il bisogno di mettersi in ascolto non solo degli “esperti”, ma anche di chi è impegnato direttamente nella vita delle nostre comunità. I lavori di gruppo hanno cercato di rispondere a questa esigenza. Inoltre, i gruppi di studio hanno permesso a questo Convegno di non essere solo un convegno di studio sulla PV, ma un piccolo laboratorio dove si è fatto PV (come ci diceva questa mattina sr. Marcella Farina). Perché ci ha “costretti” a pensare, a riflettere e a progettare insieme la PV, vincendo quella pigrizia e rassegnazione, di cui ci ha parlato ieri don Roggia, che si accontenta di una PV “precotta” o “surgelata”, sempre pronta per ogni evenienza, avendo bisogno solo di essere un po’ riscaldata per poi essere servita immediatamente. La PV per sua natura esige la fatica del discernimento, ci è stato ricordato in questi giorni; un discernimento che non riguarda solo il progetto di Dio sui giovani, ma anche per ciò che concerne i suoi contenuti, metodi, strumenti…

Il clima in cui si è lavorato

Credo che una parola vada spesa anche per il clima che si è respirato non solo nei gruppi di studio, ma durante tutti i lavori del Convegno. Vale per tutti ciò che è stato detto dal primo gruppo di studio: “Innanzitutto vogliamo mettere in rilievo la grande partecipazione, attenzione e testimonianza che ha caratterizzato il nostro gruppo. Si è creato fin dall’inizio un clima che ha favorito lo scambio e il confronto franco e ricco di contenuti”. Questo clima sembra avvalorare quanto è affermato dai Vescovi italiani nella Nota Pastorale del 27 dicembre Le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata nella comunità cristiana (sarà indicata con questa sigla VMOVCCC e che viene riportato in questo numero della rivista): “In molte Diocesi le comunità cristiane sono diventate via via più attente e sensibili alla dimensione vocazionale” (Premessa).

Il metodo adoperato per questa sintesi

I gruppi di studio erano dieci e hanno riflettuto sulle seguenti tematiche:

– La testimonianza dei presbiteri e dei consacrati primo annuncio vocazionale

– La preghiera incessante della comunità cristiana per le vocazioni

– La Parrocchia come comunità vocazionale: annuncio della parola, liturgia e carità

– La mediazione educativa: i genitori, i presbiteri e gli altri educatori alla fede

– Il ruolo dei consacrati nella pastorale vocazionale unitaria della Chiesa particolare

– La direzione spirituale a servizio dell’accompagnamento e del discernimento vocazionale

– La famiglia cristiana: una vocazione per tutte le vocazioni

– La pastorale giovanile come itinerario vocazionale

– Gli itinerari vocazionali specifici

– Il Centro Diocesano Vocazioni.

Vale la pena ricordare che queste tematiche sono state oggetto di riflessione anche da parte dei Vescovi italiani nella XLVI Assemblea della CEI del maggio scorso, dedicata alla pastorale vocazionale. Si è voluto creare così un ideale legame tra quella Assemblea e il nostro Convegno. Non è stato facile sintetizzare tutta la ricchezza emersa nei gruppi di studio. Qualche cosa certamente mi sarà sfuggita e, per questo, chiedo venia.  Quale metodo ho usato nel redigere questa relazione? Più che riassumere tutto quanto è stato detto, ho cercato di cogliere in tutto quello che è stato scritto dalle forze dinamiche presenti oggi nella PV capaci di farle fare quell’auspicato salto di qualità. Ho avuto presente nello stendere queste riflessioni la stessa griglia di domande proposte ai gruppi di studio:

Quali sono i nodi problematici presenti oggi nella PV; La presentazione delle esperienze più significative in atto nella PV; Ciò che queste esperienze possono suggerire per il lavoro del CNV, dei CRV e dei CDV.

Un’ultima osservazione: questa relazione non poteva non avere un carattere “sinottico”. Ho, infatti, tenuto presente non solo ciò che è emerso nei gruppi di studio, ma anche ciò che è affiorato nell’ultima Assemblea della CEI e che è stato presentato nella Nota Pastorale (VMOVCCC).

 

 

I NODI PROBLEMATICI CHE IMPEDISCONO

ALLA PV DI SPICCARE IL VOLO

Ho pensato di raggruppare le difficoltà emerse nei gruppi di studio attorno ad alcune tematiche vitali.

 

La parrocchia

Spesso i Parroci sono più preoccupati di individuare dei collaboratori per il lavoro in Parrocchia che di aiutare i battezzati a scoprire la loro vocazione (gruppo 3). Si è notata nei sacerdoti una scarsa considerazione della vita consacrata (gruppi 3, 4, 9). La dimensione vocazionale, è stato detto, scorre poco nei canali della pastorale ordinaria (gruppi 4, 5). E ciò rende faticoso il cammino degli itinerari specifici. Questi, infatti, richiedono l’impegno previo di tutta quanta la comunità nel mettere in atto quegli itinerari di educazione alla fede capaci di aiutare i giovani a vivere la vocazione battesimale e di accompagnarli alla maturità di fede (gruppo 9).

Per esempio nella catechesi l’annuncio vocazionale è poco presente (gruppo 4), forse anche per una scarsa conoscenza delle vocazioni di speciale consacrazione (gruppi 3, 5) causata da una scarsa presenza dei consacrati nella vita della Parrocchia (gruppo 3). L’iperattivismo presente nelle comunità cristiane lascia poco spazio allo Spirito (gruppi 1, 2, 4), rendendo difficile nei giovani la percezione della chiamata di Dio. Il lasciarsi “affogare” e “soffocare” dalle attività, forse, manifesta l’incapacità a mettersi in discussione (gruppo 1). Infine, l’attenzione esagerata prestata alle attività concede poco spazio agli incontri personali e alla direzione spirituale (gruppi 4, 5).

Il rapporto tra PG e PV

Si è riscontrata poca collaborazione tra Pastorale Giovanile (PG) e PV che porta a proporre cammini paralleli (gruppo 8). È emersa anche una PG molto ricca di iniziative e poco attenta agli itinerari di fede e vocazionali (gruppo 8), che rischia di scivolare nella pastorale del “sacco a pelo”: proporre iniziative slegate tra di loro (gruppo 9).

È stata anche rilevata una difficoltà diffusa nel comunicare con il mondo giovanile (gruppo 2). Questa difficoltà rivela un’altra ancora più radicale: quella del dialogo con la cultura contemporanea di cui i giovani sono l’espressione più eloquente (gruppo 6).

La famiglia

È stata notata la difficoltà da parte dei genitori ad accogliere la vita dei figli in chiave vocazionale (gruppo 7). Forse anche perché la dimensione vocazionale è poco presente nei corsi per i fidanzati (gruppo 7).

La PV unitaria

Non sono scomparsi del tutto nella PV gli steccati che separano i sacerdoti dai consacrati (gruppo 3). Tutto ciò rende difficile il lavorare insieme coordinando le diverse iniziative vocazionali (gruppi 5, 10). Forse perché è prevalente nei CDV l’attenzione alla vocazione sacerdotale (gruppo 10) o perché il CDV è poco operante e, lì dove lavora, fa fatica a comunicare con le parrocchie (gruppo 10). Inoltre, una certa stanchezza presente nella vita dei consacrati nel vivere la propria vocazione si rivela nella loro mancanza di gioia e poca convinzione nel proporla (gruppo 2).

Gli itinerari vocazionale specifici

Tutti concordano sulla necessità di proporre itinerari vocazionali specifici, ma a volte si ha l’impressione di navigare nella nebbia. C’è poca chiarezza circa i loro contenuti, i metodi da utilizzare, i tempi… (gruppo 9). A volte, si rischia in questi itinerari specifici di restare imprigionati in un annuncio generico o di dare eccessiva importanza all’aspetto psicologico (gruppo 9).

Un’altra difficoltà è data dal fatto che vi è poca gratuità (gruppo 8): più che aiutare i giovani a scoprire la propria vocazione, si desidera che entrino nei propri Istituti (gruppo 9). Tutte queste difficoltà evidenziate dai gruppi di studio non fanno che acuire ancora di più quel problema denunciato dalla Nota Pastorale della CEI come “cultura della distrazione” (premessa) o di “uomo senza vocazione” (conclusione) che ostacola l’annuncio e la proposta vocazionale.

 

Le esperienze in atto

Dalla lettura delle esperienze proposte emerge che queste, pur nella loro diversità e ricchezza, si prefiggono come obiettivo prioritario il “generare una cultura vocazionale”. Ho raggruppato le esperienze emerse nei gruppi di studio attorno ai quattro verbi che scandiscono gli orientamenti della Nota della CEI.

 

Pregate!

Molto diffusa è la preghiera per le vocazioni nelle sue diverse modalità:

-Adorazione eucaristica

– Monastero invisibile

– Coinvolgimento degli ammalati nella preghiera per le vocazioni

– Settimane vocazionali parrocchiali.

Tutte queste iniziative trovano il loro culmine nella celebrazione della GMPV. Mi sia permesso, però, un’osservazione: non è sufficiente pregare per le vocazioni, se questa preghiera non favorisce “l’arrendersi alle esigenze di Dio” (VMOVCCC, 10). È necessario, allora, che la preghiera, perché sia “vocazionale”, offra lo spazio necessario, perché l’appello di Dio possa essere percepito e sostenga la disponibilità del chiamato. Solo una tale preghiera snida dall’atteggiamento di delega e “genera una cultura vocazionale” (VMOVCCC, 11).

Testimoniate!

Molte Diocesi stanno riscoprendo e proponendo la vita di testimoni che hanno vissuto la fedeltà alla loro vocazione fino al dono totale di sé nel martirio. Questa attenzione alla testimonianza deve sollecitare ogni animatore vocazionale perché non sia un “portatore sano” di una parola di fuoco, ma sia egli per primo un annunciatore convinto e coerente e per questo convincente e coinvolgente. 

Non deve essere trascurata l’importanza che la testimonianza dei genitori cristiani riveste per un cammino di fede e di accoglienza vocazionale da parte delle giovani generazioni. Le vocazioni fioriscono “dove si fanno le scelte coerenti con la Parola e si diventa capaci di irradiare speranza… Dove i figli possono imparare ad usare correttamente la propria libertà e a progettare la vita secondo il cuore di Dio” (VMOVCCC, 15). Significative risultano a tale proposito alcune esperienze di accompagnamento dei ragazzi e dei giovani con le loro famiglie.

Evangelizzate!

In molte Diocesi vi sono delle esperienze già collaudate che da anni scandiscono il cammino di fede dei giovani:

– La scuola della Parola, che vede a volte la presenza del Vescovo

– Alcuni itinerari per i cresimandi e per i ministranti.

I Vescovi ci sollecitano a riscoprire “l’urgenza di dover annunciare questo Vangelo della vocazione… e le vocazioni, come risposta concreta a Dio, come stato di vita in cui portare a pienezza il proprio battesimo” (VMOVCCC, 17). Non possiamo dimenticare che il cuore della PV è “condurre i giovani  a Cristo”. Paolo VI affermava: “Nessuno segue un estraneo, nessuno dà la vita per chi non conosce; se c’è crisi di vocazione, non è perché c’è anzitutto crisi di fede?”. Condurre a Cristo, perché Egli “rivelando l’amore del Padre, rivela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa conoscere la sua altissima vocazione” (GS, 22). Cristo ci rivela il segreto della vita: “L’uomo è la sola creatura che Dio ha voluto per se stesso e non si realizza se non nel dono sincero di sé” (GS, 24).

E il Papa nella RH al n. 10 afferma: “L’uomo è incomprensibile se non gli viene rivelato l’amore, se non fa esperienza dell’amore, se non è aiutato ad amare”. Ecco, allora, il cuore che deve pulsare nei cammini di educazione alla fede e che noi dobbiamo sempre ravvivare: aiutare i giovani a “riscoprire la propria vita come un bene ricevuto e accompagnarli perché sappiano trasformare la propria esistenza in bene donato”, come ci suggerisce il documento Nuove Vocazioni per una Nuova Europa. Nella pastorale ordinaria, e ancor più in quella vocazionale, non possiamo prescindere dall’educare all’amore e all’amore verginale, se proprio vogliamo generare una cultura vocazionale.

Chiamate!

Le esperienze emerse nei gruppi di studio vanno dai gruppi vocazionali, ai ritiri, agli esercizi spirituali, ai campi scuola vocazionali, alle comunità di accoglienza vocazionale. Ma tutte queste iniziative non daranno i frutti sperati se non sono accompagnate dalla riscoperta da parte di tutta la comunità cristiana della sua responsabilità di essere mediatrice di vocazioni. Nei gruppi è emerso, infatti, la presenza di una certa paura che impedisce di fare un annuncio chiaro e forte. 

I presbiteri e i consacrati devono avere “quello sguardo dell’anima capace di far emergere la domanda vocazionale che abita in ogni giovane” (VMOVCCC, 22,/a). Un posto di rilievo spetta ai seminaristi e alle novizie: “Nessuno è più adatto dei giovani per evangelizzare i giovani” (VMOVCCC, 22/c).

 

 

QUALI PROSPETTIVE DI LAVORO PER I CDV, I CRV E IL CNV

A PARTIRE DALLE RIFLESSIONI DEI GRUPPI DI STUDIO

Innanzitutto è stato rivolto un forte invito al CNV a non procedere con troppa velocità, verificando il cammino delle nostre Diocesi. A dire il vero questa esigenza era già emersa nelle riunioni dell’Ufficio del CNV e la tematica di questo Convegno e lo stile con cui è stato proposto voleva proprio rispondere a questa esigenza: verifichiamo la temperatura della PV nelle nostre Diocesi.

 

Un’attenzione prioritaria ineludibile: la Parrocchia

Già il documento NVNE ci aveva sollecitato al n. 29 “a liberare la PV dal chiuso degli addetti al lavoro per immetterla lì dove i giovani vivono”. Occorre da parte dei CDV, dei CRV e del CNV un’attenta e seria riflessione che permetta d’individuare metodi, strumenti e tempi per far emergere la dimensione vocazionale nella pastorale ordinaria delle Parrocchie. Già il  P.P.V. del 1985 al n. 26 affermava: “La pastorale vocazionale non è qualcosa in più da fare, ma è l’anima stessa di tutta l’opera di evangelizzazione della comunità”. 

In questa riflessione credo si debba dare ampio spazio all’ascolto e alla lettura della vita delle nostre comunità per individuarvi ostacoli o risorse inutilizzate dalla PV. E la figura dell’animatore vocazionale parrocchiale, suggerita dal CNV già da molto tempo, che fine ha fatto? Ho l’impressione che non solo non se ne parli più, ma che anche le esperienze che si erano avviate in passato stiano segnando il passo.

La formazione 

Emerge con forza dai gruppi di studio la domanda di formazione. Corsi per formatori, per direttori spirituali e per animatori vocazionali. Il CNV ha già al suo attivo una serie di questi corsi. Spicca fra tutti il “Seminario sulla direzione spirituale” che quest’anno giunge alla sua XV edizione e che vede una partecipazione sempre più numerosa e soprattutto qualificata. Anche alcuni CRV hanno avviato ormai da anni alcuni di questi corsi.

La collaborazione con altre “agenzie educative”

È necessario unire le forze! Non moltiplicare le iniziative, ma renderle sempre più rispondenti alle esigenze emerse. Credo che dobbiamo intensificare i rapporti con gli organismi di Vita Consacrata per lavorare meglio in rete e poter raggiungere quante più realtà possibili.

Non possiamo trascurare il mondo educativo soprattutto quello della scuola, se vogliamo generare una mentalità vocazionale. In questo campo la prospettiva di lavoro è ampia, mentre le esperienze in atto sono poche. Non va trascurato un’attenzione ai movimenti laicali e ai loro itinerari di educazione alla fede e vocazionali. Qui è da sviluppare una maggiore capacità di ascolto e di dialogo, possibili solo se molti pregiudizi cadranno.

Il CDV

Emerge con forza la necessità di un CDV non solo presente negli annuari, ma nella vita della Chiesa come luogo di comunione, di progettazione e di coordinamento della PV nella Chiesa particolare.

Il rapporto tra PG e PV

Da più parti è stato chiesto una riflessione sul rapporto tra PG e PV per evitare due pericoli ricorrenti: quello di identificare la PV con la PG e quello di rassegnarsi a percorrere cammini paralleli. Tutto questo non può che esigere una ricerca di dialogo e di collaborazione sincera e limpida tra i responsabili e gli operatori della PG e PV.

Gli itinerari vocazionali specifici

È stato, infine, sollecitato un aiuto per impostare veri itinerari vocazionali specifici. A tale proposito si richiede una riflessione accurata da parte dei CDV, CRV e CNV sulle esperienze in atto e alcune indicazioni perché sia presente in questi cammini un’attenzione alla globalità delle persone evitando squilibri pericolosi.

 

Conclusione

Terminando, il mio pensiero va ad alcuni versetti del profeta Isaia: “Anche i giovani inciampano e cadono, gli anziani si stancano e si fermano, ma quanti sperano nel Signore acquistano ali come di aquila, corrono senza stancarsi, camminano senza fermarsi” (Is 40, 30-31). Sì! Ali d’aquila per venir fuori dalla palude stagnante della rassegnazione e della passività e puntare con coraggio gli occhi sulla luce del mistero di Dio riflesso in ogni vocazione.  Sì! Ali d’aquila per spezzare la rete che ci imprigiona nella paura e nel pessimismo e osare i sentieri inesplorati di Dio, sospinti dal suo alito leggero. Sì! Ali d’aquila capaci di superare i limiti ristretti delle nostre sicurezze e sentire l’ebbrezza della forza di Dio che sostiene ogni nostro sforzo.