N.06
Novembre/Dicembre 2015

Dheepan – Una nuova vita

Palma d'oro al Festival di Cannes 2015

Il regista – Figlio dello sceneggiatore Michel Audiard, Jacques è nato in Francia nel 1952. Dopo gli studi in lettere, si lancia nel mondo del cinema studiando montaggio. Scrive alcune sceneggiature e poi esordisce nella regia con il film Regarde les hommes tomber del 1994, che rivela la capacità di coniugare le caratteristiche del cinema d’autore con quelle del film di genere. A questo film seguiranno: Un héros très discret (1996), Sulle mie labbra (2001), Tutti i battiti del mio cuore (2005), Il profeta (2009), Un sapore di ruggine e ossa (2012).

Il film – Parzialmente ispirato a Lettere persiane di Montesquieu, il film doveva inizialmente essere un remake di Cane di paglia di Sam Peckinpah. Ha dichiarato il regista: «Ho scoperto che molti Tamil hanno usato passaporti di morti per venire in Francia. Si truccavano per somigliare ai morti nelle foto. Così hanno lasciato lo Sri Lanka. Questo mi ha dato l’idea del film».

La vicenda – Per poter fuggire dallo Sri Lanka, dove è stato soldato nelle tigri Tamil durante la guerra civile, Sivadhasan deve inventarsi una famiglia, cioè trovare una donna che finga di essere sua moglie e una bambina che finga di essere sua figlia. Le trova e si reca dal funzionario addetto all’espatrio che spiega loro: «Dheepan aveva 35 anni, sua moglie 24, la figlia ne aveva 9. Loro sono morti tutti sei mesi fa: adesso quella famiglia siete voi». Arrivati in Francia, Sivahdasan/Dheepan, sua “moglie” Yalini e sua “figlia” Illayaal devono affrontare i problemi dell’integrazione e del sostentamento economico. Dopo varie traversie, Dheepan viene assunto come guardiano in un complesso di condomini alla periferia di Parigi e Yalini trova lavoro come badante. Ma quei condomini sono anche il covo di una banda di criminali che fa il bello e cattivo tempo. Poco alla volta, non senza difficoltà, nasce tra i tre rifugiati una sorta di affetto che li fa assomigliare sempre di più ad una famiglia vera. E quando la violenza esplode tra le bande rivali e mette a repentaglio la vita di Yalini, Dheepan non esita a ritornare il soldato che era stato e a sterminare tutti coloro che ostacolano il suo sogno di una vita normale. Solo così riuscirà a raggiungere l’Inghilterra con la sua famiglia (ora divenuta una realtà a tutti gli effetti) e a iniziare una vita nuova, più serena e felice.

Il racconto – La struttura del film è lineare con l’inserimento di due brevi flashback che rappresentano un sogno ricorrente dell’ex soldato: un elefante, simbolo di saggezza, che allude alle sue origini, cui l’uomo si appella inconsciamente. Il film è costituito da un’introduzione, che rappresenta l’antefatto, un grosso blocco centrale, che può essere diviso in due parti, e un epilogo.

Introduzione – All’inizio vediamo Sivadhasan che assiste mestamente ad un rogo in cui vengono bruciati alcuni cadaveri. Si capisce che sono le salme dei suoi cari, la moglie e i figli. Poi si infila un paio di blue-jeans e getta i suoi vecchi indumenti in mezzo alle fiamme, segno di un mondo che per lui è alla fine. Si vede quindi una donna che si aggira per un campo dove si trovano molti disperati, alla ricerca di una bambina che sia senza genitori. Finalmente ne trova una, la cui madre è morta e che è accudita da una zia. La prende con sé («Non piangere, non dire niente») e la porta al funzionario addetto: «Ecco mia figlia. Ha nove anni». Qui si trova anche Sivadhasan che le domanda se quella bambina è veramente sua figlia. La donna risponde: «No; ci lascerai qui?». Lui ribatte: «No, ma di lei ti occuperai tu; è chiaro?». Al momento dell’imbarco la donna vorrebbe andare in Inghilterra presso una sua cugina, ma Dheepan (d’ora in poi lo chiameremo così) dice che andranno in Francia.

Prima parte
Le immagini mostrano alcuni oggetti luminosi sfocati che si muovono nel cielo buio, mentre compare sullo schermo il titolo del film. Sono quegli oggetti che Dheepan cerca di vendere alla gente per sopravvivere. Ma ben presto deve scappare per l’arrivo della polizia. Poi vediamo il protagonista che vive in una squallida abitazione con Yalini e Illayaal (mangia una banana, si lava i piedi, si corica). È il primo impatto che Dheepan ha con il mondo occidentale, un impatto decisamente traumatico e negativo.
Quando si recano dal funzionario per ottenere il permesso di soggiorno, nasce una piccola schermaglia tra Dheepan e Yalini. Questa insiste per andare in Inghilterra, ma vorrebbe andarci senza la bambina. Ma Dheepan obietta: «Tu l’hai trovata; tu te ne occupi». Poi Dheepan deve mentire al funzionario. Su suggerimento dell’interprete, cingalese anche lui, l’uomo racconta che è stato costretto ad arruolarsi nelle Tigri, poi è stato catturato dall’esercito che lo ha torturato e ha cercato di ucciderlo. La cosa funziona.
In treno l’improvvisata “famiglia” si reca a Le Pré, una località alla periferia di Parigi. Qui viene loro assegnato un appartamento all’interno di un enorme caseggiato e Dheepan riceve l’incarico da parte di Youssouf, il factotum del quartiere, di smistare la posta e di fare il guardiano. Ma con un raccomandazione: lui deve occuparsi solo del suo condominio, quello contrassegnato dalle lettere A, B, C e D; l’altro condominio di fronte, con le lettere E, F, G e H, abitato da bande di spacciatori e di fuorilegge, deve ignorarlo. In realtà anche nel settore D del suo condominio c’è una gang, ma diversa dalle altre.
Da questo momento la narrazione si sviluppa secondo due grossi filoni: quello della lenta, difficile e problematica integrazione in un mondo di cui non si conosce nemmeno la lingua, e quello dell’altrettanto difficile convivenza all’interno di una famiglia che è tale solo di nome.
Il primo problema è quello della lingua. Dheepan capisce poco di quello che gli viene detto e quindi sbaglia nello smistare la posta. Per fortuna Illayaal impara alla svelta e può dare qualche lezione ai suoi “genitori”. La bambina viene mandata a scuola. La maestra, dopo averla interrogata, la manda in una classe di adattamento, piena di bambini multietnici, per poter apprendere il francese. Ma l’impatto è traumatico. Illayaal scappa da scuola e corre dai suoi: «Non voglio; voglio restare con voi». Ma Dheepan riesce a convincerla: «Noi tre abbiamo un segreto, non dimenticarlo mai. Noi grandi dobbiamo andare a lavorare e tu devi andare a scuola e imparare il francese. Devi imparare a parlarlo come gli altri bambini, altrimenti ci rimanderanno in Sri Lanka».
Yalini è tesa e insoddisfatta. Continua a pensare all’Inghilterra e si capisce che sta tramando qualcosa. Il suo rapporto con la “figlia” è distaccato, ma poi è “costretta” a darle un bacino davanti a scuola, come fanno tutti gli altri genitori. Intanto Dheepan impara bene il suo lavoro di guardiano e si rende utile: oltre a pulire e a rispettare le regole (deve sempre bussare prima di entrare nel reparto D e aspettare di avere il permesso per poter pulire) aiuta una signora a portare su l’acqua, aggiusta l’impianto elettrico, ripara l’ascensore, ecc.
Un giorno Dheepan propone a Yalini di andare a lavorare: «È come se avessi due figli sulle spalle. Anche tu potresti lavorare, lavorare fuori, essere pagata». E di fronte alla donna che gli fa notare che quando esce da sola tutti la guardano, l’uomo ribatte: «È normale, qui siamo nuovi; ci faremo l’abitudine». Poi le propone di mettere il velo, come fanno tante donne. Yalini risponde: «Non è la mia religione», l’uomo osserva: «Non parlo di religione, dico solo di fare come tutte le altre. E poi pianta di mettere il muso appena apro bocca». La donna resta stupita da questa osservazione (tipica di un marito) e lo guarda incuriosita.
Youssouf riesce a trovare un lavoro per Yalini: si tratta di fare la badante ad un uomo malato che si trova nell’altro condominio, al fabbricato G. È l’occasione per entrare in contatto con quel mondo di malavitosi e di spacciatori che poi risulterà fatale. A casa dell’uomo, infatti, si riunisce una gang di criminali che organizzano i loro loschi traffici. Intanto Illayaal, che vorrebbe giocare con alcune bambine ma viene rifiutata, aggredisce una di queste e sarà poi costretta a chiedere scusa davanti alla maestra. Ne segue un litigio con Yalini che la picchia. Ma poi tra le due inizia un dialogo costruttivo. La bambina le fa notare: «Non ho più una madre. Potresti essere più gentile con me». Yalini si giustifica: «Io non so come ci si comporta con i bambini, non so come si fa». Ma Illayaal le dice che deve fare come faceva con i suoi fratelli più piccoli.
Nel frattempo nel caseggiato di fronte si festeggia con i fuochi artificiali il ritorno dal carcere di Brahim, uno dei capi della gang. Egli vive nella casa dell’uomo malato e ha così occasione di conoscere Yalini. Nasce una certa simpatia tra i due. L’uomo è gentile con lei, apprezza il suo cibo, le dà dei soldi e si offre di aiutarla nel caso avesse bisogno di qualcosa.
Dheepan, che continua a tenersi aggiornato sulle sorti del suo paese, incomincia a parlare con altri uomini. È un po’ preoccupato quando i francesi fanno battute di spirito e ridono: si sforza di comprendere e si limita a sorridere. Confida a Yalini: «Io capisco tutte le parole, ma non mi fanno ridere». Yalini gli risponde: «Non è solo una questione di lingua, ma una questione di umorismo». Glielo dice sorridendo, per la prima volta dopo tanto tempo. È l’inizio di un nuovo rapporto tra i due. Lei si mostra affettuosa e gli tocca la mano. Lui la spia mentre fa il bagno. Entrambi alla sera guardano fuori dalla finestra: «È bello, sembra di stare al cinema». Ne segue un momento di intimità e di amore.
Finalmente le cose sembrano andare nel verso giusto. L’integrazione si sta realizzando e i tre si convincono di essere diventati una vera famiglia. Il momento più bello è quando, durante la festa, tutti e tre si recano al tempio a pregare e poi fanno un pic-nic assieme ad altri della loro comunità religiosa. Illayaal porta un mazzetto di fiori a Dheepan, che li offre a Yalini. È un momento di grande unità e di perfetta armonia.

Seconda parte
Ma le cose si complicano. Un colonnello Tamil arriva in Francia e vuole parlare con Dheepan. I due si conoscono e si abbracciano. Il colonnello sta raccogliendo fondi per comperare armi da spedire nello Sri Lanka e cerca la collaborazione da parte del protagonista. Ma questi obietta: «Colonnello, è tutto finito. Mia moglie è morta; i miei figli sono morti; la guerra è finita». Di fronte alla reazione sdegnata del colonnello, Dheepan ribatte: «No, colonnello, la guerra non è finita, ma per me è finita». Il militare lo percuote violentemente.
Questo incontro sembra risvegliare nel protagonista sentimenti contrastanti: da un lato il suo spirito guerriero, dall’altro il desiderio di ritrovare gli affetti perduti. Quando torna a casa va a dormire nello stesso letto di Yalini e Illayaal. Poi, l’indomani, guarda la foto della moglie e dei figli e la mette in una sorta di tabernacolo, mentre una musica orientale sottolinea questo momento di intensa emozione. Il giorno dopo si reca in una gioielleria per informarsi sul prezzo delle collane: segno evidente che pensa di legarsi in modo definitivo con Yalini.
Ma le cose si complicano ulteriormente a causa dei loschi traffici e della guerra tra le bande del quartiere che riporta il protagonista nel suo passato. Una violenta sparatoria tra le bande spaventa a morte Yalini che protegge Illayaal, ma poi piange disperatamente. La donna decide di andarsene e fugge di casa. Dheepan la trova alla stazione, in procinto di partire per l’Inghilterra. Ne nasce un violento litigio. L’uomo arriva a picchiarla e poi la riporta a casa. Qui continua il litigio. Dheepan la rimprovera per aver tentato di abbandonare Illayaal, ma la donna gli urla in faccia: «Che ti sei messo in testa? Hai finito per credere a questa storia? Tu non sei mio marito; io non sono tua moglie; Illayaal non è nostra figlia». Ma l’uomo ribatte: «Io da qui non me ne vado».
Dheepan diventa aggressivo. Con la calce traccia una linea di demarcazione tra i due caseggiati e impedisce a quelli di fronte di oltrepassarla. Per questo motivo alcuni attentano alla sua vita. Brahim ammonisce Yalini: «Io sono solo un commerciante, nel quartiere non voglio problemi. Tuo marito deve smetterla, altrimenti l’ammazzo». Quando Dheepan s’accorge che Yalini si allontana sempre più da lui, decide di lasciarla libera, le restituisce il passaporto e i soldi che le aveva sottratto e s’allontana.
A questo punto è la donna che sente la sua mancanza e gli telefona: «Chiamerò mia cugina. Andrò a Londra con Illayaal dopo l’estate… vieni a casa». Poi si reca da Brahim e cerca di proteggere il “marito”: «Volevo dirti che mio marito non è un uomo cattivo; è un uomo buono. È la guerra che l’ha disturbato. Non bisogna fargli del male». Ma subito dopo Brahim viene ferito a morte da alcuni membri della gang e obbliga Yalini, sotto la minaccia della pistola, di chiamare aiuto telefonando a suo marito.
Quando Dheepan sente che la “moglie” è in pericolo, scatena tutta la sua rabbia e ridiventa quella tigre che era stato, uccidendo con grande determinazione tutti i malavitosi. Così riesce a salvare Yalini.

Epilogo – Con una musica idilliaca e gli alberi fioriti veniamo trasportati in Inghilterra. Qui Dheepan si trova a vivere con la moglie (ora vera) e Illayaal in un clima di grande serenità. C’è anche un bebè, frutto del loro amore. Tutto sembra lontano e dimenticato. La nuova famiglia è circondata da persone amiche. L’ultima immagine è costituita dal dettaglio della mano di Yalini che accarezza dolcemente la testa di Dheepan. Una nuova vita è cominciata per tutti loro.

Significazione – Dheepan fugge da una guerra che ha perso, avendo perduto la moglie e i figli. Cerca di rifarsi una vita all’estero, superando le difficoltà di ordine culturale e sociale, con una famiglia fittizia che poco alla volta diventa vera. Ma nel momento in cui sembra riuscire in quest’ardua impresa, la guerra si ripresenta nelle brutture e nella violenza della società. E Dheepan deve combattere anche questa nuova guerra per salvare la sua nuova famiglia, ritrovare se stesso e dare un senso alla propria vita. È chiara l’intenzione dell’autore di assimilare le due guerre: quella combattuta nello Sri Lanka e quella combattuta in Francia. In entrambe il protagonista cerca di salvare ciò che gli è più caro. Nel primo caso non ci riesce, nel secondo sì.

Idea centrale – L’idea centrale potrebbe essere così formulata: per difendere le cose più preziose della vita (gli affetti, l’amore, la famiglia) è necessario combattere con tutti i mezzi, anche con la violenza. Solo così è possibile costruirsi un futuro migliore e vivere una vita serena e felice.

Valutazione tematica – La valutazione non può non tener conto di almeno due elementi. Il primo è quello relativo alla credibilità narrativa. Anche se il massacro finale non è mostrato nel modo tipico del “film d’azione”, e quindi spettacolare, ma in modo quasi simbolico, resta la domanda: com’è possibile che Dheepan riesca a far fuori tutti i malavitosi da solo? E soprattutto come si spiega che dopo tale strage, improvvisamente, Dheepan si trovi in Inghilterra a vivere una vita perfettamente serena e addirittura idilliaca? Ciò che l’autore vuole dire è chiaro, ma non è supportato in modo credibile dalla narrazione che risulta un po’ artificiale e costruita a tavolino. E la sequenza finale sa molto di “appiccicaticcio”.
Il secondo elemento riguarda più l’aspetto contenutistico: è proprio vero che è necessario il ricorso ad una violenza anche estrema per salvaguardare i valori più cari? Ed è possibile che dopo tale violenza si possa vivere in pace e in perfetto equilibrio con se stessi e con gli altri?