La celebrazione della giornata missionaria: una proposta vocazionale
Nell’intento di arrivare a un lavoro pastorale organico unitario il CDV di Milano sta tentando un collegamento con gli altri Centri di pastorale diocesana.
In questo contesto è nata l’esigenza di un interscambio e di iniziative comuni anche con il Centro Missionario Diocesano.
Pertanto CDV e CMD, lo scorso 30 ottobre, hanno invitato giovani e adolescenti per un pomeriggio di preghiera e di condivisione di testimonianze vocazionali missionarie.
Già le sette Veglie missionarie nelle singole Zone pastorali della Diocesi, tra il 15 e il 22 ottobre, avevano puntato sul tema della solidarietà e sulla proposta vocazionale.
La Veglia di preghiera del 30 ottobre è stata collocata a conclusione del mese di ottobre tradizionalmente dedicato alla preghiera, alla riflessione, all’animazione missionaria.
Una veglia simile seguirà nel mese di gennaio.
Lo schema di preghiera usato era molto semplice: un canto; una riflessione introduttiva; brani della parola di Dio (Ger 1,4-10; 1,35-42); testimonianze ed esperienze missionarie; riflessione personale in clima di silenzio; domande ai missionari; riflessione conclusiva del Direttore del CDV; preghiera finale (Sal 39).
Quali atteggiamenti
Il primo passo per la condivisione è stato l’ascolto della Parola: un ascolto che dice accoglienza, attenzione, atteggiamento di profonda ricezione.
Il secondo passo è stato quello di metterci sulla lunghezza d’onda di chi ha parlato con la sua esperienza e vocazione.
Il terzo passo per condividere è stato la preghiera: il contatto con Dio è sempre il punto di riferimento della missione; è il momento delle motivazioni interiori profonde nella comunione con Colui che continua a chiamare e a mandare per costruire la civiltà dell’amore.
Le testimonianze
Una novizia comboniana; un giovane che ha vissuto due anni di volontariato internazionale in Zaire; un seminarista saveriano; due sposi con tre figli, per diversi anni volontari in Zaire, dove pure è nato l’ultimo figlio; una suora (da un anno) delle Missionarie dell’Immacolata, studente tutt’ora in medicina; un prete (da qualche mese) del Pontificio Istituto Missioni Estere; un fratello comboniano di 85 anni, di cui 53 trascorsi nel Sudan.
Le diverse testimonianze hanno messo in luce che l’esperienza della chiamata è l’esperienza di un dono di Dio, di qualcosa di grande e misterioso, non esprimibile a parole.
Per alcuni la riflessione vocazionale ha avuto inizio dall’aver ascoltato o conosciuto missionari tornati in Italia; per altri si è sviluppata in famiglia, per altri ancora nell’apertura al servizio nell’Oratorio, nella comunità parrocchiale, nel territorio.
Tutti hanno concordato nell’affermare l’importanza di un forte itinerario spirituale per maturare la vocazione: apertura alla parola di Dio che ci fa scoprire il suo amore per noi e come questo amore responsabilmente lo dobbiamo donare agli altri. Anche la Messa, l’Adorazione eucaristica sono stati per tutti altri momenti privilegiati di scoperta dell’amore di Dio e dell’esigenza di una donazione totale.
L’aiuto della direzione spirituale è stato indispensabile.
La ricerca vocazionale, vissuta in una comunità, ha fatto gustare la gioia di vivere insieme un ideale.
Nel rispondere a una vocazione “a tempo pieno” si avverte sempre un senso di paura, ma si comprende che chi ha sperimentato il dono di Dio della chiamata, non può fermarsi a dare per qualche tempo; tutta la sua vita diventa dono per gli altri, nella apertura a un amore veramente universale, attento anche a coloro che non credono ancora in Gesù Cristo.
I valori
Si è voluto offrire ad adolescenti e giovani, attraverso testimonianze vive e vivaci, il riferimento a persone e modelli, che con la loro vita stimolano al recupero di valori autenticamente cristiani, ineludibili per qualsiasi itinerario educativo che ha come meta la maturità umana e cristiana:
– il valore della gratuità, espressa dalle testimonianze, ci ha fatto riscoprire la consapevolezza che la vita è dono di Dio e va quindi donata agli altri;
– il valore della castità, che abilita, nel dominio di sé, a un amore più grande e universale, facendo ricomprendere che la persona, in tutte le sue dimensioni, è stata creata per entrare in un rapporto autentico di amore con Dio e con gli altri;
– il valore dell’apertura “socio-politica”; che fa interessare al bene comune; che fa superare chiusure, individualismi, facili ghettizzazioni di gruppo, per aprirci ai problemi della società e del mondo intero.
Riflessioni conclusive
La riflessione vocazionale e missionaria non è esclusiva di pochi, ma interesse e dovere di tutti coloro che vogliono percorrere un serio cammino cristiano; essa infatti può provocare nei giovani e negli adolescenti l’intuizione che è giunto il momento di abbandonare un’illusoria e sterile ricerca di sé per aprirsi al cammino di incontro, di comunione, di missione, di amore vero e fecondo.
Tutte le testimonianze hanno ripetuto, nella concretezza, quanto diceva qualche anno fa l’Abbé Pierre ai giovani di Milano: “Alla fine della vita il Signore non ci chiederà soltanto se siamo stati credenti, ma credibili”.
Per essere credibili oggi occorre raccogliere alcune sfide che la nostra cultura ci lancia e rispondere con la coerenza al messaggio cristiano:
1. davanti alla sfida dell’autorealizzazione rispondere che la vita è dono e si gioca in un corretto rapporto di dipendenza da Dio e dalla sua Parola;
2. davanti alla sfida dell’individualismo, della chiusura nel privato, rispondere che noi ci realizziamo in un fascio di rapporti, che maturano perché aprono;
3. davanti alla sfida dell’indifferenza rispondere con l’interessamento e l’amore;
4. davanti alla sfida dell’egoismo rispondere con la generosità e il dono di sé;
5. davanti alla sfida di facili ghettizzazioni rispondere con la riaffermazione dell’universalità e il valore della mondialità.
Altre risposte si potrebbero dare; quella di fondo che tutte le riassume viene da Madre Teresa. A lei, al termine di una Veglia missionaria a Milano un giovane chiese: “Cosa dobbiamo fare per essere cristiani e missionari?”. La risposta di Madre Teresa fu semplice, ma profonda: “Appartenere a Cristo!”.