La coppia, suscitatrice di animatori vocazionali
Quando si chiede ad una coppia cristiana di farsi suscitatrice di animatori vocazionali, sorgono inevitabili alcuni interrogativi: qual’è il suo scopo? Deve supplire i sacerdoti perché la messe è molta e gli operai sono pochi? Deve sentire la fede e le vocazioni come un problema fortemente e quasi esclusivamente laico? Deve essere complementare al lavoro sacerdotale? O il suo ruolo è strettamente legato all’essere ‘piccola chiesa’?
Questi interrogativi divengono ancor più inquietanti quando si colgono i limiti della coppia, che dovrebbe farsi suscitatrice di animatori vocazionali e si comprende il rischio che corre poiché potrebbe offrire un’immagine equivalente ad uno “spot pubblicitario” che vuole per il “proprio mercato” propagandare un nuovo “look”. Tali limiti sono di varia natura: l’episodicità e la frammentarietà del ruolo di animatrice che spesso derivano dagli impegni familiari, economici e sociali (un figlio malato, un figlio col turno pomeridiano a scuola, un impegno di lavoro del marito o della moglie, una necessaria compresenza nel rione di residenza, etc.) e dall’ambito della propria parrocchia o diocesi (difficoltà ad essere accettata dal proprio parroco o dai sacerdoti o dai religiosi in genere).
Con queste premesse è evidente tuttavia l’origine e la logica di tale servizio.
Un’analisi approfondita svela infatti alla coppia, quale grande dono sia per un uomo e una donna il Sacramento nuziale, fonte provvidenziale di santità per gli sposi e scuola di santità per genitori e figli; a questa scuola tutto il popolo di Dio è appartenuto, perciò il Concilio insiste sulla grande ricchezza e grazia sacramentale del matrimonio e della vita familiare (cfr. LG n. 41; GS 48). L’iter matrimoniale d’altra parte favorisce e sollecita la formazione e la maturazione cristiana, nutrendo col cibo del patrimonio evangelico; è scuola che matura e nutre la sua esperienza vitale e carismatica in reciprocità di vita; è spinta ad essere più profondamente inseriti per la sua peculiarità secolare nelle realtà temporali. La consapevolezza della specifica vocazione e la volontà di divenire, nel suo ambito “preghiera vivente”, generano, di fatto, nella coppia il desiderio di farsi essa stessa suscitatrice di animatori vocazionali, non in funzione suppletiva o complementare, né in funzione di un nuovo sentire e vivere la fede, ma in funzione della sua stessa natura di coppia.
Chiariti così nelle loro linee essenziali, i dubbi, gli interrogativi ma anche le basi di impegno che si ponevano alla coppia, noi del CDV di Sorrento abbiamo tentato un cammino che, volgendo al recupero del ministero coniugale e alla valorizzazione della famiglia, favorisse la formazione di animatori vocazionali.
Con questa finalità si sono svolti negli anni 1986, 1987, 1988 degli incontri mensili tra coppie, durante i quali si è commentata la “Familiaris consortio”. La programmazione è stata annuale e per gli argomenti e per i relatori e per le date, di modo che si avesse un quadro completo di quanto si aveva in animo di approfondire. In un primo periodo sono stati relatori i coniugi De Rosa membri del CDV stesso, coadiuvati, per alcuni paragrafi, da validi esperti; nell’anno 1988 sono state relatrici anche alcune delle coppie partecipanti. I depliant descrittivi del lavoro che ci proponevamo di svolgere sono stati inviati a tutte le parrocchie insieme all’invito di segnalare coppie già in cammino di fede o con particolare sensibilità alla problematica vocazionale.
Dopo tre anni abbiamo la sensazione che i risultati non siano particolarmente vistosi… Ma alcune coppie ci sollecitano altri approfondimenti e così, mentre cerchiamo di elaborare una metodologia più coinvolgente, siamo convinti che l’esperienza va continuata ed estesa.