N.02
Marzo/Aprile 1989

Il laico consacrato animatore vocazionale

Vivo da sempre in un grosso centro della Sicilia.

In questo lembo di terra, non ostante negli anni del “boom” si sia insediato un grosso complesso petrolchimico, dove lavoro, sembrano concentrarsi tutti i mali dell’Isola: degrado urbanistico, disoccupazione, clientelismo e, recentissimamente, droga e malavita organizzata.

Il bisogno di impegnarsi in prima persona per costruire una realtà meno segnata da tali ipoteche è urgentissimo compito di ogni cristiano specie di chi, come me, voglia esprimere al massimo grado la radicalità del Vangelo, tipica della secolarità consacrata.

Tuttavia, senza ovviamente trascurare i miei doveri professionali né un’assidua presenza in parrocchia, da un po’ di tempo mi sto soprattutto dedicando a un genere di attività che, forse a prima vista, potrebbe apparire addirittura una fuga.

Avendo una certa familiarità con alcuni ragazzi e ragazze del mio quartiere e approfittando della mia casa, ho dato avvio a un gruppo di ricerca vocazionale. È stata proprio la convinzione che al di sopra di ogni opzione c’è il progetto di Dio su ciascuno di noi e che purtroppo spesso ci si comporta esattamente al contrario, che mi ha fatto propendere per questo servizio.

Molti giovani infatti si muovono quasi alla cieca sicché vanno inesorabilmente incontro ad amare sorprese! Quasi nessuno è disposto a parlare loro della propria chiamata!

Gli incontri del gruppo generalmente sono dedicati a riflettere sulla parola di Dio. Talvolta invitiamo un sacerdote e di tanto in tanto passa da casa mia un amico del mio Istituto. Spesso qualche ragazzo desidera approfondire il problema a livello personale. Siamo senza dubbio agli inizi: speriamo innanzi tutto che il gruppo sia costante e non si scoraggi! Già da ora però sono riuscito. a cogliere la preziosità di questo cammino. Contribuire a che qualche giovane si accosti al Signore con un po’ di slancio e di gioia mi pare già un contributo notevole.

Mi auguro che questa esperienza rimanga nell’ombra e, secondo l’evangelica logica, dia i frutti a suo tempo.

 

 

Fare chiarezza

Ogni chiamata viene dall’Alto! È da questa misteriosa sorgente che scaturisce la spinta a dire di sì! Sembra pleonastico il dirlo, tanto è scontato!

Eppure per molti ragazzi di oggi Dio sembra non avere più nulla da dire. Persino in coloro che si dicono credenti tutto è visto come dipendesse esclusivamente da sé o da un po’ di fortuna.

Ai miei tempi quanto si insisteva sulla volontà di Dio! Ricordo ancora un vecchio adagio che il mio direttore spirituale andò ripetendo da anni: “Non cade foglia che Dio non voglia!” Certamente un po’ fatalistico ma come serviva!

Perciò anch’io, andando contro corrente, imposto sempre il discorso partendo da Dio… Nel suo disegno tutto – anche le più piccole cose, gli attimi di ogni esistenza – ha un senso e un percorso, per cui ci si realizza impegnando se stessi in questo universale progetto.

Quando mi è difficile procedere oltre e le mie modeste risorse teologiche non reggono più, invito a pregare perché il Signore illumini i passi di chi si accinge ad affrontare l’irripetibile momento della scelta.

 

 

Fare sintesi

Trattare della vocazione significa prendere in mano se stessi. Non accade mai che questa partita si risolva fuori dal proprio contesto esistenziale.

Mi spiego. Sarebbe illusione ritenere che uno studente pensasse di darsi al Signore prescindendo dal suo corso di studi oppure che una ragazza si orientasse al matrimonio trascurando la propria realtà familiare. Infatti aderire alla propria vocazione comporta armonia e pienezza in tutta la dimensione personale.

Ho visto ragazzi che avendo deciso di affrontare con più serietà il problema della propria scelta di vita, attraverso un impegno di ricerca e di preghiera, hanno con ciò ripreso a studiare con lena oppure ad inserirsi più responsabilmente nel proprio lavoro.

Viceversa altri si sono illusi di risolvere il tutto semplicemente rimuovendo gli ostacoli cercando fughe dalla propria realtà.

Qualsiasi scelta, soprattutto seguire più da vicino il Signore, esige equilibrio interiore, capacità di autogestirsi, come pure un grado elevato di maturità affettiva.

A questo proposito noto come sia importante, talvolta, consigliare prudenza, indurre a riflettere e sapere aspettare il momento opportuno per sbloccare certe situazioni intricate e apparentemente impossibili.

Davvero il Signore è veramente un amico, soprattutto dei giovani! Perché non esalta e quindi non inganna nessuno… Chiede ma lascia decidere: perché invita a pienezza!

 

 

Fare compagnia

È forse l’aspetto che – forse per la mia vanagloria – mi fa toccare con mano la fecondità di quello che si sta facendo nel gruppo.

Benché oggi i giovani preferiscano farsi strada da soli (Dio sa come mi sforzi di non apparire paternalista…) tuttavia non disdegnano una persona accogliente, specialmente nei momenti di crisi. Non c’è molto da fare: basta stare in ascolto!

Come in montagna, quando, salendo, il fiatone costringe al silenzio, sapendo però che si è tutti lì pronti a darsi una mano al momento opportuno.

Sicché anch’io, che vivo a due passi dal mare, mi sento una guida… Non perché migliore di altri ma perché conosco le insidie del sentiero e riesco a dosare le risorse e nei momenti cruciali posso fare l’inventario dei personali insuccessi…

Questo esercizio ha già sortito un primo innegabile effetto: mi fa sentire più umile e, perché no? anche più giovane…

Io ritengo di animare così: stando in cordata.