Lettere al Direttore
Sig. Direttore,
sono un sacerdote, insegnante di pedagogia e psicologia del Seminario di Brescia, interessato da diversi anni alla problematica delle vocazioni. Ho seguito con interesse, sia pure a distanza, il Convegno di studio su “Nuovi Adolescenti e Vocazione”, promosso dal Centro Nazionale Vocazioni e tenuto a Roma nel gennaio scorso. Sono stato ben impressionato dal fatto che la condizione adolescenziale è stata felicemente stigmatizzata per sua natura “condizione vocazionale”, perché, come nel settore della catechesi l’adolescenza può essere considerata epoca d’oro per la sistemazione e la riappropriazione del proprio credo, così nel campo della vocazione tale età, nella quale avviene la ristrutturazione della personalità, diviene età meravigliosa per la costruzione di un progetto di vita e perciò epoca propizia per una catechesi sulla vocazione particolare. Ora, affinché il messaggio del Convegno (che ha voluto focalizzare la tematica circa 1’ adolescenza oggi e la vocazione con delineazione di prospettive educative aggiornate) si prolunghi nel tempo, ho inteso rivisitare il mondo adolescenziale odierno, considerandolo in relazione alla vocazione e facendo alcune sottolineature di carattere psico-pedagogico che faccio qui seguire, le quali possono costituire una premessa preziosa per una pastorale più appropriata a quest’età e saranno, almeno lo penso, di qualche utilità agli educatori ed animatori vocazionali.
Con stima.
Don Franco Dorofatti
Adolescenza: pianeta da esplorare
Dagli anni ‘70 in poi la pastorale ha incominciato a interessarsi degli adolescenti, considerati un po’ “terra di nessuno”, incontrando non poche difficoltà, dovute al fatto che l’età adolescenziale si presenta particolarmente complessa e sfuggente all’approccio, come un rebus difficile da decifrare. I vari studi e le inchieste al riguardo, condotte man mano, hanno permesso di fissare alcuni tratti caratteristici dell’adolescenza, i quali conoscono delle variazioni, più o meno vistose, a seconda del contesto socio-culturale in cui viene a situarsi il pianeta adolescenza, per cui si arriva a parlare oggi di nuovi adolescenti rispetto agli adolescenti anni ‘60-‘70. Gli studiosi per lo più sono d’accordo nel descrivere l’adolescenza come “età-problema”, “età di transizione”, che vede la crisi d’identità degli adolescenti, che ragazzi non sono più e giovani non sono ancora. Difatti vivono un periodo di passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza e portano con sé i caratteri dell’età precedente e i caratteri anticipatori della giovinezza; psicologicamente sono alla ricerca della risposta all’interrogativo personale: “chi sono io?”. Ora in questa ricerca d’identità non trovano sempre l’aiuto degli adulti.
Questi, invero, non sanno con precisione come comportarsi nei loro confronti e incorrono in atteggiamenti contradditori: in certi momenti concedono loro autonomia e libertà, come fossero dei grandi, in altri momenti, timorosi dell’instabilità emotiva e dell’immaturità di giudizio e di pensiero adolescenziali, intervengono con controlli e restrizioni, come se stessero trattando con dei bambini. Dal canto loro gli adolescenti avvertono una simile ambiguità di comportamento e instaurano con gli adulti rapporti piuttosto conflittuali e contestativi, preferendo sottrarsi ad ogni controllo, abbandonandosi, in tanti casi, all’autodeterminazione, alla fine di provare l’ebbrezza della libertà. Adottano modelli di comportamento sempre più differenziati e stravaganti, con atteggiamenti che possono essere etichettati come ribellione agli adulti. Ma la carica contestativa degli adolescenti, a leggerla in profondità, è sintomo d’insicurezza; vale a dire: siccome temono di non essere considerati nella loro personalità emergente, eccoli passare all’attacco, con aggressività, per dimostrare ed affermare il proprio io. L’adolescente, cosiffatto, è un po’ un enigma, in lui si riscontrano alternanze emotive: aggressività e timidezza, alti e bassi, loquacità e solitudine, durezza e tenerezza; non si sente capito dagli altri e rinuncia a capire se stesso. Va aggiunto che le crisi, tipiche di questa età, sono acuite per gli adolescenti anni ‘80 i quali si trovano a vivere in una società, dove si registra la caduta dei valori-guida, comunemente accettati, che costituiscono punti di riferimento orientativi per chi è alle prese con difficoltà esistenziali. Ancora è da notare che l’adolescenza, mentre da un lato può presentarsi come età così problematica, dall’altro può divenire età privilegiata per la scoperta di sé e del proprio progetto di vita.
Età meravigliosa per la costruzione di un progetto di vita
Il ragazzo, infatti, passando nell’adolescenza, vede crollare i suoi piani infantili, piuttosto fantastici, unitamente al trasformarsi della personalità, ed entra in crisi, sia perché gli è sfuggita di mano la propria identità, sia perché non vede chiaro il suo ruolo futuro. Però, accanto all’angustia per la crisi d’identità e all’insicurezza circa il futuro, conosce momenti esaltanti di passione per la vita, di voglia di diventare “qualcuno”, di riuscire a fare qualcosa di buono e significativo. Ha alte aspirazioni, si entusiasma, affascinato dagli ideali di bontà, solidarietà, amicizia, sente impellente “l’appello dell’eroe”, cioè il bisogno di entrare in società per portarvi il proprio contributo positivo. Si sente chiamato per il futuro a realizzare un progetto ideale di sé; capisce che la vita sta nelle sue mani ed è libero d’impegnarla in vista di nobili valori o anche di spenderla in maniera insignificante. Anche se l’“Indagine sull’età adolescenziale”, realizzata nell’86 dal Censis per conto del Ministero dell’Interno, ha un po’ ridimensionato la proverbiale idealità adolescenziale, in quanto questa è espressa più in termini di buone intenzioni che tardano a tradursi nei comportamenti, tuttavia vale la pena di far leva, sia pure senza enfasi, su questa tensione ideale adolescenziale puntando alto e prospettando mete elevate di realizzazione.
È opportuno andare incontro al “desiderio di bene” che c’è negli adolescenti ai quali, adeguatamente stimolati e “caricati” piacerebbe attuare imprese significative ed affermarsi positivamente nella vita.
Nella nostra civiltà vanno liberate e rilanciate tali aspirazioni ideali così che gli adolescenti superino una certa forma di “presentismo pragmatico”, quasi cioè un “saper vivere alla giornata”, e si lascino attrarre dalla verità, dal bello e dal bene, e siano in grado di scoprire le vie che portano all’incontro con Dio. In tale maniera l’adolescenza, da epoca di crisi, può tramutarsi in momento favorevole per la costruzione di un progetto di vita imperniato su valori estetici, sociali, morali, religiosi. Agli adolescenti che escono dalla famiglia con un forte bisogno di aggregarsi e di comunicare, che hanno come “l’istinto del branco”, è da augurare che trovino un gruppo simpatico e serio di coetanei, ricco di comprensione e di relazioni interpersonali. Meglio ancora se un simile gruppo viene arricchito dalla presenza di un animatore, il quale sappia “stare insieme” in gruppo, esercitando l’arte dell’ascolto e della proposta collettiva e su misura di ciascuno, con una rimessa in circolazione della direzione spirituale, in modo tale che ciascun membro del gruppo si senta accompagnato comunitariamente e personalmente nel suo itinerario formativo. Certo che chi vive con gli adolescenti, con il compito di guidarli nell’elaborazione di una sana concezione d’esistenza secondo cui la vita è una bella avventura, se è vissuta e spesa per amore, deve armarsi di un pizzico d’entusiasmo e di tanta fiducia e pazienza, perché scommette su un futuro rischioso, carico di promesse come di fallimenti, memore che “educare è difficile, educare è possibile, educare è bello”: in fondo è un’arte gioiosa che cerca di portare gli adolescenti a cantare la vita, quale dono da giocare gioiosamente e gratuitamente per i fratelli.