Silenzio, preghiera e carità nella “profezia” francescana
Quando San Francesco entrò per la prima volta nella vecchia e abbandonata chiesetta di San Damiano, sotto Assisi, vi entrò perché “spinto dall’impulso dello Spirito Santo”[1].
Potremmo dire che ogni vocazione e ogni personale storia di salvezza inizia così, e ciò a prescindere dalle diverse modalità di chiamata. Nell’esperienza di Francesco riconosciamo quindi la comune matrice della nostra scelta di vita: lo Spirito Santo, che ha stabilito per noi quell’incontro, quell’avvenimento, proprio in quel luogo e in quel giorno.
Francesco un incontro decisivo l’aveva atteso a lungo, ricercando luoghi solitari dove meditare e pregare, su consiglio di quella voce che dapprima gli aveva detto “Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare” [2] e poi lo aveva condotto proprio a San Damiano.
Chi, come Francesco, giunge oggi a San Damiano per pregare il crocifisso che illuminò la sua vocazione evangelica (“Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!”)[3], ha la certezza di trovarsi ancora in un santuario abitato dall’amore di un Padre che si degna di insegnare ai suoi figli la via da seguire. Dopo tanti secoli ciò che caratterizza il convento di San Damiano e la comunità dei Frati Minori che vi risiede è la particolare grazia di Dio che qui ha agito in San Francesco e in Santa Chiara.
San Damiano, infatti, è anche profondamente clariano, perché qui la “povera dama” è vissuta per quarantadue anni, lasciando una vistosa traccia di santità.
Per comprendere meglio l’originalità di questo santuario e della sua comunità francescana, possiamo vedere in quali condizioni particolari i due santi maturarono qui la loro consacrazione al Signore, e soprattutto considerare se tali condizioni permangono tutt’oggi.
L’unica via per ascoltare Dio, il silenzio, tanto desiderato da Francesco e, come riportano i biografi, da lui trovato quando si sottraeva “al chiasso del traffico e della gente”[4], in San Damiano ancora esiste. Sebbene il santuario sia tappa obbligatoria di tutti i pellegrinaggi alla città del Santo, e sia quindi molto frequentato, grazie alla sua localizzazione nella campagna di ulivi sotto Assisi e alla limitazione posta all’orario delle visite, è possibile nella chiesina e in tutto il convento entrare nella dimensione di preghiera e di contemplazione tipica dei luoghi “solitari”. In San Damiano è certo facile sin dal primo contatto vivere quel silenzio interiore che sarà ricordato anche dal pellegrino più frettoloso e che farà in lui scaturire la nostalgia e il desiderio di ritornare, ed è possibile “gustare il raccoglimento della preghiera sussurrata nei secoli e la devozione che si respira ancora nell’aria”[5].
Il Poverello d’Assisi con la sua preghiera al crocifisso bizantino: “O alto e glorioso Dio,/ illumina el core mio./ Dame fede diricta,/ speranza certa,/ carità perfecta,/ humiltà profonda,/ senno e cognoscemento/ che io servi li toi comandamenti”[6] aveva ottenuto la risposta del Signore proprio in San Damiano e ci ha lasciato in questo modo una autentica testimonianza dell’amore che egli nutriva per un Dio sempre presente in mezzo agli uomini. Dio si era infatti rivelato a Francesco con la confidenza di un amico. San Bonaventura a questo proposito attesta che: “il Signore mostrò la sua compiacenza verso il beato Francesco, poiché volle parlargli non come si parla ad un estraneo, ma come all’amico del cuore, come si tramanda che nella chiesa di San Damiano gli parlò con voce umana il Crocifisso”[7].
L’esperienza di Francesco del 1206 è oggi nuovamente resa attuale in San Damiano. Il popolo di Dio che si raccoglie lì ogni giorno per pregare e partecipa alla S. Messa del mattino e all’adorazione vespertina, ricerca veramente il suo Signore “nel santuario (..) per contemplare la (Sua) potenza e la (Sua) gloria”[8].
Da tutto ciò deriva che la preghiera è il momento per eccellenza della vita del santuario: la preghiera privata di chiunque entri in San Damiano, e la preghiera liturgica della comunità dei frati con l’assemblea. Occorre ricordare a riguardo che la liturgia in San Damiano è sempre opportunamente preparata; infatti dalla convinzione che Gesù Cristo “è presente (..) quando la Chiesa prega e loda”[9] scaturisce l’impegno di tutta la fraternità a curare con attenzione le celebrazioni di cui abbiamo detto sopra.
Raccontano i primi biografi che quando il Santo d’Assisi era in ricerca della volontà del Signore e si rifugiava in una grotta a pregare, conduceva con sé “un suo compagno, che aveva molto amato, in località fuori mano, (e) gli diceva di avere scoperto un grande e prezioso tesoro”[10]. Non solo: la presenza di un’altra persona vicina a Francesco nel suo iniziale cammino è testimoniata proprio a San Damiano in quel “sacerdote poverello” di “delicata bontà”[11] a cui Francesco non mancò di “raccontare per ordine la sua vita”[12].
Possiamo pertanto dire che il rapporto che Francesco ebbe con persone – strumento della provvidenza divina (l’amico e il prete) – può essere oggi vissuto in San Damiano con la fraternità francescana che accoglie i visitatori e i giovani che vogliono per qualche periodo sperimentare la vita dei Frati Minori. Questa comunità, che può veramente ispirarsi a tutta la storia di santità vissuta fra le mura del santuario, è attualmente formata da una decina di padri e una ventina di novizi.
San Damiano è anche luogo di profezia.
È interessante notare che Francesco dove ebbe a intuire la sua vocazione poté anche predire cosa sarebbe avvenuto delle sua opera di restauro. Chiara stessa, nel suo “Testamento”; lo ricorda: “Mentre infatti, lo stesso Santo, che non aveva ancora né frati né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, era intento a riparare la chiesa di San Damiano, dove, ricevendo quella visita del Signore nella quale fu inebriato di celeste consolazione, sentì la spinta decisiva ad abbandonare del tutto il mondo, in un trasporto di grande letizia e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato”[13].
Note
[1] SAN BONAVENTURA, Leggenda Maggiore, II, 1.
[2] Leggenda dei tre compagni, 6.
[3] SAN BONAVERNTURA, o. c., II,1.
[4] SAN BONAVENTURA, o.c. 1,4.
[5] AA.VV., Dizionario Francescano, n. 1583
[6] FRANCESCO D’ASSISI, Preghiera davanti al crocifisso, in Fonti francescane, Messaggero, Padova 1977, n. 276.
[7] SAN BONAVENTURA, De S.P.N. Francisco, Sermo II, Collatio; Opera Omnia IX, 580b.
[8] Sal 63,3.
[9] Sacrosanctum Concilium, n. 7.
[10] Leggenda dei tre compagni, 12.
[11] SAN BONAVENTURA, Leggenda Maggiore, II, 1,
TOMMASO DA CELANO, Vita seconda di San Francesco d’Assisi, 14.
[12] Leggenda dei tre compagni, 16.
[13] SANTA CHIARA D’ASSISI, Testamento, in Fonti francescane, o.c., n. 2826.