“Gruppi Vocazionali” per le vocazioni presbiterali
Due brevi premesse che riguardano l’attuale contesto socioecclesiale e l’articolazione dei Gruppi Vocazionali.
Contesto socio-ecclesiale
L’attività dei Gruppi Vocazionali si colloca in una situazione ben precisa della Chiesa e della società di oggi in cui, a seguito delle recenti enormi trasformazioni socio-economiche e culturali, il senso di fede e di apertura alla Chiesa e la stima dei valori cristiani sono stati abbandonati da molti ed anche i cristiani impegnati si trovano a dover lottare, in vario modo, contro una mentalità e una prassi di vita secolarizzata, che ha cambiato il volto delle nostre famiglie e comunità.
Questo è il dato di fatto che ci pone di fronte ad una realtà complessa, si dice “in crisi”, nel senso che un modello di vita sociale e cristiana sta scomparendo e ne sta nascendo uno nuovo. A nessuno sfugge la portata di rischio che ciò implica, come pure la possibilità di un balzo avanti di purificazione e di crescita.
Ho fatto questo accenno per dire che i “Gruppi Vocazionali” si trovano a fare “azione di suplenza” in ruoli educativi e propositivi, che dovrebbero essere svolti dalla famiglia, dalla scuola e dalla parrocchia: essi rispondono ad un’esigenza precisa della attuale situazione socio-ecclesiale.
E pertanto è importante favorirne la nascita e la funzionalità, perché divengano veicolo di annuncio, di proposta e di accompagnamento vocazionale: i germi di vocazione sacerdotale, religiosa e missionaria possono essere così scoperti e coltivati per poi giungere a maturazione.
Articolazione dei Gruppi
La seconda premessa riguarda l’articolazione dei Gruppi Vocazionali. Ci sono vari livelli di attuazione di questi “Gruppi”.
* livello come azione di sensibilizzazione (e questa spetterebbe alla catechesi ordinaria della parrocchia e della famiglia). Si raccolgono ragazzi, adolescenti e giovani dalle varie parrocchie e zone, suscettibili di un annunzio vocazionale, puntuale e completo.
Questo primo livello non suppone ancora “Gruppi” stabili, anche perché non c’è condivisione di ideale o di meta o di interesse: si tratta di azione temporanea che può avvenire in vari modi: per esempio nel periodo di preparazione alla Cresima o del post-Cresima con particolari iniziative come incontri formativi, prolungate esperienze di preghiera, campi estivi, ecc.
* livello come proposta. Ci si rivolge a ragazzi, adolescenti e giovani sensibili e interessati alla scelta vocazionale specifica ed aperti ad essa come possibilità.
Allora la proposta vocazionale deve essere articolata, ma soprattutto sostenuta dalla formazione alla preghiera e alla vita sacramentale, dalla esperienza di Chiesa che più facilmente avviene nel Gruppo, da una maturazione. umano-affettiva che per metta di entrare con gradualità e con gioia nella prospettiva di fare della vita un “dono”.
Credo che tutto ciò non si ottenga senza un lavoro prolungato, metodico, comunitario e pertanto richiede un “Gruppo” stabile.
* livello come cura di germi espliciti di vocazione. Per questo la Chiesa prevede luoghi precisi e stabili come i Seminari Minori, le Case di noviziato e probandato, ecc.
Però la situazione personale dei ragazzi e ragazze (=indecisione nella scelta), la situazione familiare (= ostacoli dai genitori), la situazione scolastica (= uno studio iniziato e che è bene portare a termine), ecc., spesso rendono improponibile questa soluzione che sarebbe ottimale.
Ecco che nasce qui l’esigenza di un “Gruppo Vocazionale” stabile e orientato, che supplisca alla funzione dei luoghi suddetti, dove i germi di vocazione vengano effettivamente vagliati e sviluppati con cammini e itinerari specifici per la vocazione al sacerdozio, alla vita religiosa, alla vita consacrata laica.
A questo punto l’iniziativa e la responsabilità non può essere del C.D.V., ma della Diocesi per le vocazioni al presbiterato, e delle Famiglie Religiose e di Consacrazione Laicale per le altre vocazioni.
I Gruppi Diocesani
L’esperienza dei “Gruppi Vocazionali Diocesani” a Lucca è stata proposta come mezzo per consentire una crescita di gruppo ai giovani della Media Inferiore che dimostravano segni di vocazione al presbiterato.
La cronistoria è breve: il lavoro inizia nel novembre del 1974 con un primo incontro: sono presenti 15 giovani, che danno origine a quello che poi sarà chiamato “Gruppo Vocazionale Diocesano delle Medie Superiori”.
La presenza di questi 15 giovani è stato il risultato di un lavoro fatto nelle assemblee del Clero nelle varie zone pastorali: si riproponeva il tema delle Vocazioni e del Seminario; si invitavano i parroci a mandare giovani bravi e disponibili ad un discorso vocazionale per poter così istituire un primo Gruppo Vocazionale.
Grande fu la sorpresa e la gioia di questi giovani nel constatare che non erano soli a coltivare nel cuore una prospettiva che li faceva sentire quasi “strani” ed anche “separati”; non erano più soli: ora camminavano insieme. Ogni mese si incontravano per una giornata di preghiera e di riflessione e di comunione. Di questi 15 giovani, 9 entrarono poi in Seminario e 6 oggi sono sacerdoti.
Da questo Gruppo nacque l’esperienza dei Campi Estivi Vocazionali: i primi furono fatti nell’estate del 1975. E furono proprio i giovani a suggerire che anche per i ragazzi delle Medie Inferiori si facesse un’esperienza analoga. Nell’agosto del 1975 ci fu il primo campo estivo per i ragazzi delle Medie Inferiori, da cui nacque il relativo Gruppo Vocazionale Diocesano.
L’attività si stabilisce così su due Gruppi Vocazionali a livello diocesano, con ragazzi e giovani che provengono dalle parrocchie della diocesi. Le vicende sono state alterne: i numeri hanno oscillato da 45 a 20 per le Medie Inferiori; da 20 a 9 per le Medie Superiori.
I buoni risultati non sono mancati: da questi Gruppi provengono i 4/5 dei seminaristi attuali; i ragazzi che hanno fatto parte del Gruppo sono divenuti animatori vocazionali nelle loro comunità parrocchiali e infine nel Gruppo sono maturate vocazioni anche alla vita religiosa.
I Gruppi Zonali
L’esperienza dei Gruppi era dunque positiva: progressivamente rompeva l’indifferenza verso il grave problema delle vocazioni sacerdotali e accorciava molto le distanze fra Seminario e Diocesi: insieme ai ragazzi e ai giovani del Gruppo venivano direttamente coinvolte le loro parrocchie, i parroci, i catechisti, i genitori. Per i parroci e i genitori si organizzavano appositi incontri due volte l’anno.
Restavano però dei grossi limiti: il numero ancora piuttosto esiguo di ragazzi e giovani coinvolti; la difficoltà a venire, una volta al mese, al centro diocesi per un’intera giornata; la mancanza nelle singole parrocchie di una sensibilizzazione capillare.
Nel novembre del 1979 abbiamo avuto in diocesi un fatto di primaria importanza per la pastorale vocazionale: il nostro Arcivescovo, dopo due anni di preparazione e di discussione a vario livello, promulga ufficialmente il Piano Pastorale Diocesano per le Vocazioni; è un vero gioiello: chiaro, preciso, completo; estremamente pratico e concreto.
Evidentemente parla anche dei Gruppi Vocazionali e al n. 10 dice: “Per le vocazioni sacerdotali, di fondamentale e accentuata importanza nella vita diocesana, il Vescovo chiede che siano costituiti in tutte le Zone Pastorali dell’Arcidiocesi i “Gruppi Vocazionali”, che, già in piccola parte coltivati, si sono rivelati provvidenziali”. Approva dunque quanto già è stato fatto, ma poi propone un cambiamento e un arricchimento notevole: ogni Zona Pastorale deve avere il suo “Gruppo”, formato da ragazzi della Scuola Media Inferiore. L’inizio del lavoro dapprima è affidato al Seminario e i sacerdoti e gli operatori pastorali della Zona sono invitati a collaborare; ma la prospettiva è che ogni Zona sia poi direttamente responsabile del Gruppo. E per questo il.Vescovo in ogni Zona e per ogni Zona nomina un sacerdote incaricato della pastorale vocazionale. E pertanto in ogni Zona come c’è il sacerdote incaricato della catechesi, della liturgia, della carità, ecc., così c’è un sacerdote particolarmente impegnato per le vocazioni: ne parla nelle assemblee zonali del Clero, se ne interessa direttamente con i parroci, cerca di trovare e avvicinare ragazzi delle varie parrocchie e così può costituire il Gruppo Vocazionale Zonale. I dieci sacerdoti incaricati della Pastorale Vocazionale nelle Zone sono in stretto collegamento con il C.D.V., che li riunisce alcune volte durante l’anno per verifiche, suggerimenti, proposte.
È questa la fase più bella e più importante ma anche più difficile e che ancora ci vede impegnati nella sua piena attuazione. Il lavoro procede con gradualità e con pazienza.
Le maggiori difficoltà sono due: numero esiguo di ragazzi veramente idonei a formare un “Gruppo” vivace; difficoltà a trovare nella Zona un sacerdote che abbia interesse, qualità e tempo per questo lavoro, mentre tante altre cose urgono nella vita pastorale di una parrocchia.
Ma l’iniziativa è buona e valida e guardiamo con fiducia all’avvenire.
Aggiungo che allo scopo di favorire il lavoro dei Gruppi Vocazionali sono stati preparati e diffusi vari sussidi: uno in particolare è riuscito molto bene, provvisto di guida per l’educatore e articolato in tre momenti: 1) chiamata alla vita, 2) chiamata alla fede, 3) chiamata al Sacerdozio.
Le altre vocazioni
Mi sembra utile aggiungere che il Piano Pastorale Diocesano per le Vocazioni dice ancora al n. 10: “Il C.D.V. aiuti i Religiosi, le Religiose e gli Istituti Secolari a realizzare anch’essi forme concrete di orientamento per le vocazioni che li riguardano”.
E infatti già erano sorti alcuni Gruppi Vocazionali femminili sia per la Scuola Media Inferiore sia per la Scuola Media Superiore. Ora mentre da una parte cerchiamo di valorizzare questi Gruppi già esistenti, dall’altra ci, impegniamo a costituire Gruppi Vocazionali femminili anche nelle singole Zone, là specialmente dove sono Istituti Religiosi: per es. nella mia Zona i 4 Istituti Religiosi femminili esistenti collaborano insieme ed hanno formato un Gruppo Vocazionale di circa 70 ragazze: il responsabile e la guida è il sacerdote incaricato, ma gli organizzatori e gli animatori sono le Religiose. Siamo ancora ai primi timidi tentativi in questo settore, ma pensiamo che i buoni risultati non mancheranno.
Osservazioni conclusive
– Niente al presente sembra poter sostituire, allo stesso livello, l’opera dei “Gruppi Vocazionali” nel momento della proposta organica e della prima coltivazione della Vocazione di speciale consacrazione.
– Non mancano i chiamati di ambo i sessi; manca invece spesso la sensibilità e la capacità educativa dei genitori, dei catechisti, delle associazioni e delle comunità.
– È indispensabile il coinvolgimento dei parroci, dei genitori e dei catechisti.
– I “Gruppi Vocazionali” nascono e crescono se ci sono persone che ci credono sul serio e ci si dedicano senza riserve, con fede e con amore.