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Sorgerà splendente la Stella del Mattino

Discendi in te stesso e vedrai ampie volte. Abbandona il timore, scendi ancora più in basso nella profondità della grotta. I tuoi piedi poggiano sulla sabbia secca, morbida e gialla, che dà sollievo. Qui il tuo passo è silenzioso. Qui l’aria è secca e quasi calda. Gocce di tempo si staccano ritmicamente dalle volte e precipitano nel profondo dell’abisso. Le gallerie echeggiano, colme di un suono che in esse si libra: come se innumerevoli pendoli battessero i colpi. Come nella bottega dell’orologiaio, i ritmi incalzanti si rincorrono e si sovrappongono l’un l’altro, si intrecciano e si dissolvono. Ruotano veloci i fusi che tessono i destini. I cuori di tutte le creature pulsano in queste profondità. Qui, in questa caligine e in questa luce, hanno origine tutte le cose del mondo. Qui, ritmiche vibrazioni, veloci, lente, sorde e sonore, rimbombi ed echi si richiamano e tessono il vivo manto che si chiama Universo. Qui, nel grembo della terra, si raccolgono anche i flussi stellari che si cristallizzano in pietre preziose. Proprio qui, sotto le volte delle grotte del cuore, sorgerà splendente la Stella del Mattino. Molto tempo fa, quando arrivavo da Mosca con il treno notturno, spesso vagavo per i prati rugiadosi. L’Oriente iniziava appena a tingersi di rosa. Una gioia indicibile e una purezza infusa a gocce che scendevano su di me da alberi di nocciolo penetravano e scorrevano nell’anima come ampi torrenti, e poi non solo nell’anima, ma in tutto l’essere. Come una goccia era appesa all’orizzonte la Stella del Mattino. Ma il cuore sapeva che questa Stella non luccicava tremolante all’esterno, né sulla volta celeste, ma negli spazi interiori del cuore stesso, dilatato fino alla volta celeste. E sorgendo nel cuore, la Stella che stava spuntando era rigenerante, di una virginale purezza. Talvolta, di sera, vagavo per le colline ed i prati. Il tepore del tramonto che avanzava bagnava l’anima di emozioni e timore. Pensavo a quel soffio primordiale, serotino, nel quale e per mezzo del quale il Creatore parlò ai progenitori: e questo ricordo scorreva lungo la schiena come un brivido rigenerante. I tempi d’oro dell’Eden quasi dimenticati, eppure inobliabili, come un dolce sogno volato via, si libravano intorno al cuore, si agitavano, lo sfioravano leggeri con l’ala, ma poi di nuovo volavano via, irraggiungibili. Si ha nostalgia del passato, di ciò che è trascorso nei secoli, ma che da qualche parte vive in eterno, vive fino ai giorni nostri; e la languida nostalgia si fonde con il rorido splendore della Stella del Mattino, così infinitamente lontana radiosa dai trasparenti e smeraldini abissi, eppure così vicina, poiché ha nel cuore il luogo del suo tramonto. Da qualche parte, lontano, tremolava il fuoco dei pastori. Ed era dolce. Anche tutti coloro che sedevano attorno ad esso erano amabili. E come allora alla luce della Stella del Mattino, così anche adesso alla luce della Stella della Sera, il cuore si infiamma di amore per Qualcuno»[1].P.A. Florenskij, Sulla collina Makovec, cit. in L. Žák, Lo stupore della complessità. Introduzione al pensiero complesso di Pavel A. Florenskji, Milano-Udine 2025, 184-185