Ci basta che Dio esista
Frate Francesco passeggia con frate Leone e raccoglie la sua tristezza. Osservando l’acqua che scorre cristallina si è chiesto perché sia così difficile avere un cuore puro. Francesco gli indica una nuova via di santità: è necessario sollevare lo sguardo da se stessi e dai proprio peccati e volgersi a Dio.
Riportiamo un breve stralcio dal testo La sapienza di un povero di Éloi Leclerc.
– Dio, nondimeno, esige da noi che ci si sforzi di essergli fedeli – fece osservare Leone.
– Sì, senza dubbio – soggiunse Francesco. – Ma la santità non consiste in un compimento del proprio essere, né in uno stato di pienezza. La santità consiste, innanzi tutto, in un vuoto che si scopre in noi e si accetta, e che Dio ricolma di sé nella misura in cui ci si apre alla sua pienezza.
La nostra miseria, allorché viene accettata, diventa lo spazio libero dove Dio può ancora creare. Il Signore non consente a nessuno di togliergli la gloria. Egli è il Signore, l’Essere unico, il solo Santo. Ma prende il povero per mano, lo estrae dal suo fango e lo invita a sedere tra i principi del suo popolo, perché prenda visione della sua gloria.
Contemplare la gloria di Dio, frate Leone, scoprire che Dio è Dio, e Dio per sempre, ben oltre la nostra condizione umana, rallegrarci di lui, estasiarci dinanzi alla sua eterna giovinezza, rendergli grazia per lui stesso e per la sua misericordia che non verrà mai meno, tutto ciò costituisce la più profonda esigenza di quell’amore che lo Spirito di Dio non cessa di diffondere nei nostri cuori. In ciò, appunto, consiste per noi l’avere il cuore puro.
Ma questa purezza non si ottiene con la forza dei pugni tesi né con lo spasimo.
– E come, allora? – chiese Leone.
Bisogna semplicemente spogliarci di tutto. Far piazza pulita. Accettare la nostra povertà. Rinunciare a tutto ciò che pesa, perfino al peso dei nostri peccati. Non veder altro che la gloria del Signore e lasciarcene irradiare. Ci basta che Dio esista.
(É. Leclerc, La sapienza di un povero, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano 2012, pp. 106-107)