Giovani ed Esercizi spirituali
Mi ha sempre molto impressionato e anche commosso incontrare giovani e giovani adulti a qualche mese di distanza dagli Esercizi spirituali e sentirli incominciare il colloquio di accompagnamento dal frutto del discernimento raccolto al termine dell’esperienza presso l’Eremo di Poggio Morico. Il peso specifico che quei giorni di ascolto della Parola di Dio e di preghiera in un clima di comunione e di accoglienza, di liturgie vissute con semplicità e profondità diventa tale che per moltissimi di loro gli Esercizi spirituali predicati secondo la dinamica del discernimento delle Settimane Ignaziane (soprattutto la Prima che ha come fine la conversione e la Seconda che illumina la vocazione) diventano un appuntamento annuale irrinunciabile.
Vederli immergersi nel percorso, custodendosi gli uni gli altri in un profondo silenzio orante, cogliere la fiducia con la quale si confrontano giornalmente con una guida per verificare l’andamento dei tempi di preghiera, mi restituisce ogni volta la sensazione che davvero lo Spirito è all’opera e parla realmente al cuore dell’uomo, vincendo le resistenze, smascherando le paure, accendendo in esso un fuoco di speranza e di desiderio.
Ho scelto di intitolare questo breve scritto Giovani ed Esercizi spirituali anziché Esercizi spirituali per Giovani, per un motivo molto semplice. Quelli che intercetto nei vari turni predicati durante l’anno approdano agli Esercizi come tappa di un progetto più ampio di evangelizzazione che coinvolge soprattutto giovani e giovani adulti, comprese giovani famiglie e persone in ricerca della loro vocazione. Gli Esercizi vengono loro proposti ad un certo punto del cammino, dopo che hanno ricevuto il kerygma in percorsi catechetici di prima evangelizzazione e dopo che hanno iniziato un cammino personale di accompagnamento spirituale, affacciandosi alla sfida di un discepolato nel quotidiano che incomincia a mettere in discussione e a trasformare le sfide della vita: ripensare la propria scelta lavorativa e di studio, dare una nuova forma al proprio percorso di fidanzamento, desatellizarsi dalla famiglia di origine, magari iniziando a vivere in maniera autonoma o in condivisione attraverso l’esperienza delle case di fraternità per giovani.
Ad un certo punto l’esigenza di mettersi davvero in ascolto della voce dello Spirito imparando a distinguerla dalla voce del Nemico della natura umana e dalla voce delle nostre stesse paure, diventa importante, alla quale gli Esercizi danno oggettivamente risposta. Acquisendo il metodo del discernimento attraverso la preghiera guidata con la Scrittura, si lasciano sorprendere dall’esperienza di un Dio che è Persona e come tale desidera comunicare e comunicarsi, entrando in dialogo aperto con la sua creatura.
Spesso la scoperta più grande è proprio quella di sentirsi chiamare per nome, di percepire il dono della figliolanza e di farne esperienza durante i tempi di preghiera, commuovendosi fino alle lacrime. In un tempo nel quale molti soffrono il dramma della solitudine e della distanza pur essendo immersi in tantissime relazioni, percepire la paternità di Dio non come qualcosa di teorico, ma di concreto, permette di rifondare la propria esistenza sulla promessa racchiusa nel nome stesso di Dio: “Io sono con te!”. È alla luce di questa esperienza di fede che colgono la possibilità di superare le strettoie di un’educazione religiosa, per quelli che ancora l’hanno ricevuta, o la diffidenza di quell’ateismo che sa più di indifferenza nel quale sono cresciuti.
Non dobbiamo temere di proporre ai giovani un’esperienza impegnativa come sono effettivamente gli Esercizi spirituali. Rischiamo invece, a volte, con gli Esercizi spirituali per giovani, di ridurre l’esperienza ad una sorta di ritiro lungo al massimo un week-end con qualche tempo di deserto, ma non troppo, perché abbiamo timore che i giovani si stanchino. Nella mia piccola esperienza ho potuto constatare come alzare l’asticella della qualità della proposta spirituale dia effettivamente risposta alla sete che le persone portano in cuore, quella sete che hanno scoperto ricevendo un annuncio kerygmatico e iniziando un cammino di accompagnamento.
Quando, la sera del penultimo giorno di Esercizi, consegno le istruzioni per la raccolta del frutto del discernimento, è come vedere dal vivo l’ultima parabola del capitolo 13 di Matteo: quella delle reti gettate in mare che il pescatore tira a riva piene e, con pazienza, seduto, distingue e divide i pesci buoni da quelli cattivi (vv. 47-50). I giovani hanno imparato durante gli Esercizi che questi pesci sono i pensieri, i sentimenti, i desideri che si agitano nel cuore: alcuni sono per la vita, per la comunione, buoni per la loro crescita. Altri sono invece dannosi, bugiardi e velenosi. Imparare a distinguerli, a trattenere ciò che è buono e a rigettare ciò che è malvagio è il prima passo verso la libertà.
