N.03
Maggio/Giugno 2026

Anna Fulgida Bartolacelli

Tre spanne per andare in Cielo

Perché eccelso è il Signore,
ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano. (Sal 137,6)

 

 

Un giorno, lo sguardo di una ragazza si imbatte su una figura sconcertante: quella di un’altra donna, alta appena 60 cm e costretta a vivere su una carrozzina di dimensioni microscopiche che anche un bambino così piccolo da camminare ancora a stento riuscirebbe a spingere senza problemi. “Oddio, che è quello?”, le esce spontaneo dal cuore. Si è appena confrontata con l’esperienza – così cruda, quasi buttata loro in faccia – di una persona venuta al mondo e cresciuta da quell’istante solo qualche centimetro, piccola come una bambola, minuscola al punto da obbligare chiunque la incontri a piegarsi quasi sino a terra. È Anna Fulgida Bartolacelli, classe 1928, nata nell’Emilia della pianura e del buon gusto, della gioia di vivere e dei caratteri schietti, in provincia di Modena. “Osteopsatirosi” è la parola – spaventevole già al pronunciarla – che ne condiziona tutto l’esistere e ha già colpito una sorella maggiore: carenza grave di calcio, nanismo, rachitismo, fragilità ossea estrema con conseguenti fratture, tutto uno sviluppo compromesso e il fisico che quasi si riplasma per adattarsi a leggi di natura che nel suo caso paiono aver fatto un’eccezione.

Anna, tuttavia, da questa malattia non si lascia condizionare e, se qualcuno può spaventarsi al vederla, ha avuto il privilegio di crescere in una famiglia dove lei e la sorella sono invece state sempre trattate al pari di tutti, in un misto di naturalezza che non si scompone davanti alla loro condizione, e di sano pragmatismo che cerca soluzioni e percorsi per loro: dalla mamma sua maestra; al papà che dispone due ceste ai lati della bicicletta e parte pedalando con una figlia in una cesta e l’altra figlia… nell’altra; al fratello Giovanni, poi professore, che vorrà ad Anna sempre un bene immenso; a tutta una comunità sociale ed ecclesiale di cui sono parte viva.

Anna, così, cresce provata fisicamente ma serena sul fronte delle relazioni, perché si sente accettata e ha compreso che la sofferenza non è ostacolo all’essere amata. Benché tuttavia imposti già la propria giovinezza su un cammino esigente di fede, la militanza in AC e l’industriosità di un lavoro di sarta, sente che le manca qualcosa, che c’è come un passo ulteriore ad attenderla, verso una profondità che ancora le sfugge. Trova questo “oltre”, inverante ed entusiasmante, nell’incontro a Re (in Piemonte, celebre per il suo Santuario Mariano) e già a Lourdes con il sacerdote Luigi Novarese (oggi beato), fondatore tra l’altro del Centro Volontari della Sofferenza (CVS) e dell’Associazione “Silenziosi Operai della Croce”: grazie a lui ed in particolare all’esperienza di un ritiro col CVS, Anna comincia a intuire qualcosa di nuovo: la vocazione altissima, dal valore soprannaturale, del patire, per partecipare all’Opera della Redenzione. È per lei una folgorazione che la porta tra le fila dei Silenziosi Operai della Croce – consacrati – emettendo lei stessa i voti l’8 dicembre 1964, a 36 anni: sì, si può vivere per «fare contento Gesù»! Ripete le parole della Madonna di Fatima: «Molti si perdono eternamente perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro».

Date le sue condizioni e considerata anche la presenza della sorella (in seguito consacrata), con cui Anna forma un binomio quasi inscindibile e che si sentirebbe abbandonata se Anna se ne andasse, viene deciso che potrà restare a casa, rinunciando così alla vita comunitaria dell’Associazione, ma impegnandosi alla comunione di vita con tutti coloro che la Provvidenza metterà sulla sua strada, sempre pronta a incontrare i compagni di consacrazione e a testimoniare in tante parrocchie. Tre segni scandiscono questo nuovo esistere, semplicissimo e dilatato senza confini tramite la dinamica dell’accogliere e dell’intercedere. Il primo segno è la cappellina che le è permesso tenere nell’abitazione, dentro una vita permeata da tantissima preghiera perché Anna è anzitutto donna di orazione. Il secondo segno è la chiave, perché la porta sia un abbraccio aperto a chiunque voglia entrare, senza controlli e senza fare differenze di persona; ed è generosissima nel dare anche materialmente, lei di condizioni modeste. Il terzo segno è uno sguardo sapiente, dono di Dio, con cui legge in profondità i dinamismi dei cuori: così accadrà anche alla ragazza che vedendola aveva esclamato cosa caspita fosse “quello” e in seguito invece, dentro un percorso di ricerca e conversione, arriva a vedere Gesù in Anna – o meglio Anna al posto di Gesù e Anna che la conduce a Gesù – restandole accanto, avvinta dalla sua bellezza, per molti anni.

Persona che aveva dovuto studiare in casa, con pochi mezzi, scrive pagine d’una ricchezza stupenda che si centrano sull’essenziale e dischiudono a orizzonti infiniti: «Si sente profondamente amata dal Signore e offre a Lui le sue sofferenze perché servano per la riparazione dei peccati, per la Chiesa, per il Papa, i Vescovi, i sacerdoti e per la salvezza delle anime». Lei che era stata definita «uno scherzo della natura» (espressione infelicissima, anche se con la sua innata simpatia sarebbe senz’altro stata capace di scherzare), è invece descritta dagli amici di Dio quale «donna piccola, ma grande, anzi grandissima», con «un’anima veramente bella» e dall’apostolato «meraviglioso nella sofferenza»; una «perla preziosa».

La guida lo stile di andare «all’ammalato per mezzo dell’Ammalato», di aiutare i sofferenti a liberarsi dalla paura, di indirizzare tutto alla vita eterna senza smettere per questo di abitare con estro creativo le operose giornate terrene: amante dei colori e dei fiori che non lesina come fantasia dei suoi abiti, è anche la donna che lavora in tandem con la sorella, riservandosi il ruolo di stare sotto il tavolo per azionare il pedale della macchina da cucire. Aiuta come è stata aiutata, accompagna come è stata accompagnata e sostenuta da tanti, non ultimo dal padre spirituale nei momenti di sconforto.

Persona che fisicamente non avrebbe avuto problema a «passare dalla porta stretta» di evangelica memoria, Anna Fulgida – veramente splendente e dal sorriso vivacissimo malgrado le minuscole dimensioni e il dolore che le fa da compagno –  entra così a pieno diritto anche spiritualmente nel cammino di kenosi che porta in Cielo. Non teme di mettersi sotto il tavolo, di scegliere la parte più povera, di scomparire e donarsi perché gli altri “siano”.

Nel testamento, lascia tra l’altro queste parole: «Abbiate un cuore grande per chi soffre più di voi, perdonatemi se avete trovato in me qualche manchevolezza, sappiate però che vi ho sempre voluto tanto bene. Sappiate ringraziare Iddio delle gioie che vi concederà nella vita e come vi ho detto, guardate a chi soffre di più, aiutate gli altri a valorizzare il proprio dolore tramite una vita di grazia e a farne fonte di bene per sé e per i fratelli».

Anna muore il 26 luglio 1993, colpita da pericardite, ormai quasi sorda, tanto sofferente, dopo una vita trascorsa a contemplare la croce di Cristo, cattedra di sapienza, luogo di incontro con i fratelli.

La sua fama di santità, grande nella diocesi modenese, a ideale prolungamento delle persone che continuamente bussavano alla sua porta ed entravano nella sua casa, ha portato ad avviare la Causa di canonizzazione il 18 ottobre 2008. Papa Leone XIV l’ha dichiarata Venerabile il 20 giugno 2025.

 

«Solo col dolore
posso raccogliere
una collana di perle preziose
per la gloria di Dio».

parole di Anna Fulgida Bartolacelli

 

Anna Fulgida Bartolacelli nasce nell’abitato di Rocca Santa Maria (Modena) il 24 febbraio 1928, colpita da una grave mancanza di calcio nelle ossa che bloccherà la sua crescita a soli 60 cm di altezza e la esporrà a numerose fratture, di fatto condannandola a un calvario lungo quanto il cammino terreno. Sostenuta dalla famiglia e solidale a una sorella segnata dalla medesima patologia, Anna scopre, grazie anche all’incontro col beato don Luigi Novarese, il valore redentivo della sofferenza e questo le rivoluziona la vita, conducendola alla consacrazione tra i Silenziosi Operai della Croce, l’8 dicembre 1964. Sino alla morte, il 27 luglio 1993 a Formigine (Modena), Anna attesta una vita di crescente fecondità, raggiungendo tantissime persone che con umiltà, cuore e una finissima intelligenza riesce ad avvicinare a Dio. Per conoscerla, numerosi materiali su Youtube (CVS, et. al.). 

Inoltre, i profili:

 – https://www.luiginovarese.org/testimoni/anna-fulgida-bartolacelli/
 – https://www.causesanti.va/it/venerabili/anna-fulgida-bartolacelli.html

nonché il libro di Angelo Belloni: Fulgida Anna Maria Bartolacelli. Biografia spirituale (Edizioni CVS, Roma 2014).