N.06
Novembre/Dicembre 1988

Figlie di Maria SS.ma dell’Orto:un piano di pastorale vocazionale aperto al futuro

Quando mi fu affidato il compito dell’animazione vocazionale a livello Istituto, sentii l’esigenza, condivisa da altre Sorelle, di valorizzare meglio le energie spese nella Pastorale Vocazionale, mediante strumenti di maggiore coinvolgimento delle persone e di migliore organizzazione e coordinamento delle iniziative.

Pensai ad un Piano di Pastorale Vocazionale a livello Istituto e mi rivolsi al CNV per una luce e una guida. Mi fu indicato il Vicedirettore, Don Luca Bonari, che mi consigliò subito un Piano a livello nazionale. Promise aiuto, purché il lavoro coinvolgesse la base. Don Luca stesso si rese disponibile a sensibilizzare tutte le Suore sul problema della Pastorale Vocazionale, a partire dal Piano di Pastorale Vocazionale in Italia. Raggiunse di fatto le Suore della Provincia di Roma, in una “due giorni” organizzata prima di ogni corso di Esercizi Spirituali. Nell’ultimo corso dell’estate ‘86, per Superiore locali, l’iniziativa di un Piano Gianelliano di Pastorale Vocazionale a livello delle due Province italiane fu accolta e promossa con entusiasmo.

La sensibilizzazione delle Suore della Provincia di Genova avvenne con modalità diverse, ma si fu subito d’accordo che il Piano dovesse essere unico e quindi elaborato insieme.

Si costituì un’unica équipe di lavoro e si preparò un unico schema di contenuti: ad ogni membro dell’équipe fu assegnata la stesura di una parte dello schema.

Il primo incontro, a Roma, per mettere insieme le varie parti, dopo circa tre mesi, fu molto deludente, nel senso che, al di là delle profonde ma prevedibili diversità di stile, evidenziò una scarsa comprensione dell’obiettivo del Piano, il quale non doveva essere uno studio erudito, ma uno strumento di mentalizzazione e di coinvolgimento di tutte le Suore, indipendentemente dall’età, dalla cultura e dal tipo di attività esercitato. Sarebbe dovuto essere semplice, chiaro, completo, scorrevole e molto più… gianelliano!

Dopo altri tre mesi, nel secondo incontro, a Chiavari, il lavoro risultò molto più in linea con tali criteri; a me fu affidato l’arduo compito di curare successivamente una terza stesura, che rispettasse i contenuti e unificasse lo stile. Questa bozza fu sottoposta all’analisi critica di tutte le Suore delle due Province.

Anche qui le modalità per esaminare il testo furono molto diverse, ma unanime fu il desiderio di partecipare e collaborare.

L’équipe si riunì un’ultima volta a Roma, per modificare la bozza sulla base delle proposte pervenute: le difficoltà del lavoro sembrarono inizialmente inestricabili, finché, con l’aiuto di Don Luca, riuscimmo a concordare i criteri di ristrutturazione.

Successivamente fu stesa un nuova bozza, che fu rivista separatamente dalle sole Animatrici Provinciali e definitivamente approvata da Don Luca.

Così, dopo due anni di intenso lavoro, veniva alla luce un documento di una ventina di pagine, il piano di pastorale vocazionale delle province italiane fmh, che tutte sentiamo nostro, strumento vivo, punto di riferimento e di convergenza.

Esso trova il suo più profondo motivo di essere, non nell’urgenza di reagire alla crisi numerica delle vocazioni, ma nella gioia profonda di aver realizzato la nostra vocazione e la nostra vita nell’Istituto, attraverso la sua originale e ricca spiritualità.

Nella prima parte del Piano si trovano, bene analizzati, gli elementi caratterizzanti del carisma congregazionale nel loro valore profetico, per l’oggi della Chiesa e del mondo. L’attualità del carisma offre spunti di riflessione, di preghiera, di rinnovamento; incoraggia all’autenticità le Suore e offre, alle giovani in ricerca, motivazioni per il confronto e la scelta.

L’animazione vocazionale è vista come servizio alla Chiesa e alle nuove generazioni e, come tale, è collocata nella pastorale di insieme.

È con tutte le componenti ecclesiali che operiamo accanto ai nostri fratelli nella Chiesa particolare e nei diversi ambiti di servizio sociale che ci sono affidati.

In ognuno di questi, a seconda dei destinatari, troveremo modalità anche specifiche di annuncio vocazionale.

 

Tutte, poi, siamo e dobbiamo sentirci animatrici vocazionali con la preghiera, l’offerta di sacrifici, la testimonianza, mentre ad alcune Suore viene affidato, nei vari livelli, l’organizzazione di momenti di programmazione e di verifica, il coordinamento e la comunicazione delle iniziative.

Un Piano, d’altra parte, è solo uno strumento, che non pretende di risolvere i problemi: esso vale se e in quanto vorremo servircene…

Per ora constatiamo con gioia che è un forte stimolo all’impegno e alla speranza.

Già presentato alle Superiori Provinciali delle cinque Province non italiane, ha suscitato interesse e apprezzamento, al punto da suggerire l’idea di un piano in larghissime linee, a livello Istituto, che serva da base di lancio per i diversi futuri Piani nazionali.

Possa la nostra semplice, ma ricca esperienza incoraggiarne altre anche migliori!

Di questa ringraziamo Dio, la Vergine, S. Antonio Gianelli, che certamente l’hanno ispirata e condotta, ma anche Don Luca, che l’ha incoraggiata e sostenuta con ogni mezzo e tutte le Suore che l’hanno vissuta con tanta passione, fiducia e speranza, nella consapevolezza che “portiamo i nostri tesori in vasi di argilla” (2 Cor 4,7), ma che il Signore non cessa mai di essere fedele!