Ho partecipato nei mesi scorsi ad un incontro di studio degli animatori vocazionali provinciali dei Frati Minori. In quella sede mi è parso davvero profetico il riferimento alla chiamata di Francesco – “va’ e ripara la mia casa” – da interpretare e da estendere oggi come un invito a tutte le categorie vocazionali a riconoscersi ed impegnarsi con spirito francescano per una pastorale vocazionale davvero ecclesiale, mossa cioè da un profondo amore per la Chiesa e per la persona.
Ho avuto modo di constatare questa crescita di responsabilità e senso ecclesiale anche scorrendo i piani di pastorale vocazionale che alcuni Istituti religiosi sono venuti maturando in questi anni, ispirandosi al Piano pastorale per le vocazioni della Chiesa italiana.
In essi è espresso lo spirito, nonché le coordinate essenziali, per un’autentica e completa pastorale vocazionale oggi: l’amore per la Chiesa nelle sue espressioni di vita della chiesa particolare, per le giovani generazioni e per l’annuncio dello specifico carisma dell’Istituto religioso. In questi Piani è presente la scelta per una pastorale vocazionale di comunione: l’opzione di un’opera unitaria nella chiesa particolare – in comunione con i suoi organismi, in particolare il centro diocesano vocazioni – per il servizio di annuncio di tutte le vocazioni consacrate che sono dono di Dio alla Chiesa.
Malgrado questi segnali positivi, sul versante della pastorale vocazionale unitaria si intravedono tuttavia delle incertezze, dei ritardi, quando non un certo riflusso.
In particolare, ed è per questo che si è pensato al presente numero di Vocazioni sulla ‘vocazione religiosa’, si registra una certa difficoltà soprattutto da parte degli Istituti religiosi maschili che si vedono emarginati, quando non considerati dei ‘concorrenti’ sul piano dell’annuncio e proposta vocazionale nella Chiesa particolare.