Religiosi e partecipazione alla programmazione e realizzazione unitaria del C.D.V.
Fin dalla sua nascita il CDV di Palermo fu concepito dal suo Direttore fondatore Mons. Francesco Pizzo come luogo unitario di collaborazione tra tutti gli animatori vocazionali oltre che centro di promozione di tutta la pastorale vocazionale della Diocesi.
A collaborare con lui, mente creativa e dinamica del Centro, vennero fin dall’inizio diversi religiosi/e insieme ad alcuni laici. Per animare le varie parrocchie con settimane vocazionali furono formate varie équipes che prevedevano sempre la presenza di un presbitero diocesano, di una religiosa, di un religioso: è stata quella un’ottima esperienza di collaborazione e d’affiatamento.
Quando nel 1979-80 sono stato chiamato prima ad affiancare il lavoro di Mons. Pizzo e poi a dirigere il CDV ho sentito il bisogno di una collaborazione sempre più vasta ed a tutti i livelli.
Intanto il Consiglio del Centro Diocesano Vocazioni si è andato arricchendo di nuove presenze qualificate di religiosi/e e laici fino ad arrivare all’attuale composizione: 19 religiose, 17 laici, 8 religiosi, 5 presbiteri diocesani, 9 membri d’Istituti secolari, 2 seminaristi.
Come subito si può notare le religiose e i religiosi costituiscono insieme il 50% dei membri del Consiglio: essi si sono già nel proprio Ordine o Istituto animatori vocazionali. Da due anni i membri del Consiglio eleggono l’ufficio del CDV. Come tutti questi membri del Consiglio sono impegnati e coinvolti nella progettazione del programma del CDV? Alla fine di ogni anno a metà giugno il CDV promuove un Convegno di studio, verifica e programmazione.
A livello di studio il Convegno del CDV intende calare in Diocesi il tema del Convegno Nazionale, per trarne motivi di verifica del lavoro svolto e stimoli e indicazioni per l’animazione vocazionale.
Nel Convegno, dopo le relazioni, il momento più importante è costituito dai gruppi di studio, nei quali, ciascuno può liberamente esprimere le sue idee, fare la propria analisi critica dell’attività condotta da tutto il Consiglio, avanzare le proprie proposte per una migliore condizione del lavoro ad intra e ad extra del CDV.
Tutto questo in clima di fiducia reciproca, di affiatamento crescente tra i membri che poi sfocia praticamente in un impegno sempre maggiore sia personale che comunitario. Le proposte presentate dai vari gruppi vengono discusse e vagliate in seduta plenaria dal Consiglio il quale stila un programma di massima per l’anno successivo: in questa fase quel 50% di religiose e religiosi ha ovviamente il suo peso. L’Ufficio, in seno al quale sono rappresentate tutte le categorie vocazionali presenti nel Consiglio (il religioso e la religiosa vi sono eletti in seguito a indicazione della CISM e dell’USMI diocesane) opererà poi le scelte prioritarie e indicherà le scadenze da rispettare per l’attuazione del programma.
L’Ufficio, anch’esso luogo di collaborazione vera e profonda, nella sua riunione mensile studia, discute e prepara l’ordine del giorno delle sedute del Consiglio, le quali progressivamente vanno diventando a conduzione collegiale: la responsabilità della presentazione e della conduzione dei vari punti dell’O.d.G. è affidata ai singoli membri dell’Ufficio.
Essi si assumono anche il compito di stimolo e di guida del resto del Consiglio per la realizzazione del programma concordato. In proposito il Consiglio ha deliberato di dividersi in gruppi secondo il Vicariato di residenza: ogni gruppo di vicariato dovrebbe essere animato da un membro dell’Ufficio, sarebbe responsabile della pastorale vocazionale nel Vicariato, dovrebbe tenere il collegamento col rispettivo Vicario Episcopale; ho usato il condizionale perché è per il momento solo una ‘prospettiva’ per un coinvolgimento sempre maggiore di tutte le componenti che costituiscono il CDV.