N.04
Luglio/Agosto 1989

Centro Diocesano Vocazioni a servizio della parrocchia per la promozione della vita religiosa

L’esperienza che condivido, esprime, in sintesi, il cammino compiuto in questi ultimi anni dal CDV e quindi dalla Chiesa Diocesana di Vittorio Veneto (TV), in ordine alla sensibilizzazione e promozione della vita consacrata, in particolare della vita religiosa.

È esperienza di cammino e, come tale, segnata da alcuni elementi caratterizzanti: da certezza nelle scelte di base, ma anche dal rischio nel proporle; da chiarezza nelle mete da raggiungere, ma anche da buio e incertezze, determinate dagli imprevisti; da speranza e coraggio, ma anche da fatica e, spesso, sudori; cammino, quindi, dinamico ed elastico, di continua conversione o meglio “tensione verso…”.

Esperienza poi di cammino di una Chiesa Particolare con una sua precisa collocazione ambientale, una sua storia, una sua strutturazione e vitalità… con le sue urgenze, con la sua capacità di ascolto e di accoglienza dei doni dello Spirito che sempre rinnova e mai si ripete!

È esperienza da noi accolta e vissuta come dono dello Spirito.

 

 

– Come è nato e come si è sviluppato il cammino di questa esperienza

L’esperienza ha avuto inizio nell’anno pastorale 1981-1982 ed è scaturita come risultante ovvia di una lunga riflessione, durata alcuni mesi, compiuta dal CDV da poco costituito e rinnovato nei suoi membri.

La riflessione, poggiata sulla dinamica del “conoscere, giudicare, agire”, ha seguito delle tappe precise: lo studio della situazione della Diocesi nella sua strutturazione e organizzazione circa l’animazione vocazionale per conoscere la collocazione, la presenza e il ruolo dei sacerdoti, religiosi, religiose, laici consacrati nelle varie zone della Diocesi; per rilevarne difficoltà e problemi nel rapporto con la Chiesa locale, con la pastorale d’insieme, con l’animazione vocazionale specifica, con le varie congregazioni; lo studio e l’analisi della situazione delle religiose in Diocesi riguardo all’animazione vocazionale; (è stata rilevata l’esistenza di un’animazione vocazionale intesa come “fatto privato” di ogni Istituto, con atteggiamento di autosufficienza da parte di alcune famiglie; frammentarietà e sovrapposizione di iniziative nello stesso ambito: tante piccole Chiese preoccupate per sé più che per l’unica Chiesa; poco spirito di comunione tra i vari istituti, tra religiose e religiosi, tra religiose e sacerdoti a servizio nella stessa comunità parrocchiale; poca sensibilizzazione, quindi, ad una pastorale unitaria, organica e di comunione); lo studio e l’analisi delle comunità parrocchiali in ordine all’animazione vocazionale (è emerso che in molte comunità parrocchiali, la sensibilizzazione vocazionale, in genere e specifica, è delegata esclusivamente al CDV o ridotta ad alcuni incontri sporadici; manca nei membri della comunità la conoscenza esatta dell’identità dei consacrati e del loro ruolo specifico nella comunità; la dimensione vocazionale non trova spazio negli itinerari di fede propri della comunità, ma viene considerata come “una delle tematiche eventualmente da trattare”); lo studio ed il confronto della situazione con la Parola di Dio, con le indicazioni del Magistero e del CNV (poche ma precise, le idee che insistentemente ci illuminavano: tutta la pastorale della Chiesa Diocesana e quindi di ogni comunità parrocchiale, deve diventare unitaria ed organica, deve acquisire la giusta dimensione vocazionale; il C.D. V. deve mettersi a servizio perché questo si realizzi nel tempo).

Dallo studio e confronto sono andate maturando, tra i membri del C.D.V., alcune convinzioni di base diventate poi scelte operative concrete.

Tali convinzioni si possono così sintetizzare: fondamentale è la comunione tra i membri del C.D.V., tra famiglie religiose, tra religiose e religiosi, tra religiose e sacerdoti della stessa comunità; urgente mettersi insieme per lavorare per un’unica Chiesa, per creare mentalità di Chiesa, per testimoniare unità nella Chiesa; urgente sensibilizzare le parrocchie della Diocesi ad acquisire una giusta “coscienza vocazionale e quindi farsi carico del problema”; urgente ancora far conoscere nelle comunità parrocchiali l’identità tipica dei consacrati, il carisma della vita religiosa e il ruolo specifico della religiosa.

Le scelte operative che venivano in evidenza erano le seguenti: sensibilizzare capillarmente, per alcuni anni, le zone della Diocesi, quindi le comunità parrocchiali in esse incluse, al problema delle vocazioni di speciale consacrazione con questi obiettivi specifici: creare comunione tra le religiose/i e sacerdoti della zona pastorale per una testimonianza unitaria e credibile; sensibilizzare le comunità parrocchiali della zona al problema delle vocazioni, creando negli animatori, catechisti, giovani, sposi impegnati, una giusta coscienza vocazionale e stimolando sacerdoti, religiose/i, laici tutti a farsi carico del problema; far conoscere in modo chiaro la chiamata alla vita di speciale consacrazione e l’identità della persona consacrata.

 

 

– Sviluppo del cammino

È stato caratterizzato da alcune fasi ben precise: una fase preparatoria con la scelta della zona pastorale in cui operare; la formazione di una équipe di religiose/i intercongregazionale disposta a collaborare con il C.D.V. nella condivisione di servizio e di obiettivi; l’incontro con tutte le suore della zona per studiare insieme la loro situazione locale; l’incontro, prima singolo poi collettivo, con i sacerdoti della zona per uno scambio di parere, desideri, attese, per una precisa conoscenza del tessuto parrocchiale, per una condivisione nella carità, nella comunione e nella collaborazione del piano di lavoro da svolgere; l’incontro di adorazione e di preghiera con tutti i sacerdoti e le religiose della zona pastorale per rinsaldare e ravvivare la comunione, elemento base per una testimonianza credibile; la stesura di un calendario con fissati gli incontri parrocchia per parrocchia, e fatto pervenire a tutti i sacerdoti, e religiose/i della zona; la richiesta ad ogni sacerdote di preparare la comunità, al nostro arrivo, con una catechesi di base.

Seguiva una fase operativa con lo spostamento dell’équipe di parrocchia in parrocchia in base al calendario fissato; l’incontro dell’équipe con i gruppi già esistenti e operanti nella comunità: di catechisti, di animatori, di sposi, di giovani, Consiglio pastorale… con inserimento nel loro orario e nel giorno da essi richiesto. Si è esigita la presenza del sacerdote e delle religiose del paese; l’incontro con la comunità alle messe domenicali; l’incontro conclusivo di preghiera con la comunità (là dove fosse richiesto).

Il messaggio dato attraverso il dialogo, il confronto, l’esperienza può così sintetizzarsi: essenza della consacrazione e identità della persona consacrata; senso e importanza della presenza dei consacrati nella Chiesa; com’è vista oggi la persona consacrata, come la si vorrebbe; la responsabilità personale e comunitaria di fronte al problema di tutte le vocazioni specie di quelle di speciale consacrazione.

Poi una fase finale: l’incontro di verifica dell’équipe; l’incontro di verifica con tutti i sacerdoti e le suore della zona, presente il Vescovo, nel quale vengono stimolati a farsi carico del problema e della continuazione della sensibilizzazione.

 

 

– Risultati

Sono state sensibilizzate quattro zone pastorali della Diocesi con le relative parrocchie. Difficile dire o tentare di catalogare i risultati a cui si è pervenuti, visto che gli obiettivi posti non erano a breve, ma a lunga scadenza!

Difficile anche voler “parlare” di risultati (anche se la tentazione continua è di guardare ad essi!) perché, assumere un servizio di sensibilizzazione vocazionale nelle comunità parrocchiali, è entrare nella dinamica del gratuito, dei tempi lunghi, del pazientare, dell’attendere, per non dire del morire e del perdere perché altri possano godere i frutti di una “nuova primavera di vita”!

Alcune osservazioni, emerse dalle verifiche, sono però a mio avviso importanti: i cristiani delle nostre comunità, gli stessi membri dei gruppi parrocchiali non conoscono il senso della nostra vita di consacrati, non capiscono il senso di tale scelta, perciò ci chiedono di parlarne di più, di testimoniarla con la vita, di presentare il Cristo e il fascino della sua sequela; il nostro passare ha favorito, nel tessuto delle varie comunità parrocchiali, una presa di coscienza dell’importanza di creare comunione nelle comunità, di conoscere la vita di speciale consacrazione, di essere attenti ai segni positivi nascosti nei cuori dei giovani, di ritenerci in cammino, in “stato di conversione”, di spalancarci allo spirito per comprendere il progetto di Dio su ciascuno; i sacerdoti delle zone hanno apprezzato e ritenuto valido il modo in cui siamo intervenuti perché rifuggono da forme di reclutamento e ritengono essenziale creare mentalità, sensibilizzare, smuovere il terreno… per poi fare la proposta chiara. Ciò li incoraggia a fare altrettanto! sempre i sacerdoti ritengono valido il nostro insistere sull’identità di consacrati, il coraggio di parlare in modo chiaro e disinteressato, la testimonianza di comunione intercongregazionale; le comunità sono state sensibilizzate ad incoraggiare i giovani a partecipare alla scuola di preghiera quindicinale sorta contemporaneamente in centro diocesi e proponente un serio e impegnativo cammino di ascolto del Dio che parla che chiama, che manda; diversi giovani incontrati si sono messi in seria ricerca vocazionale. Alcuni di essi hanno realizzato la scelta entrando o in seminario o nei vari istituti religiosi.

 

 

– Valutazione globale e proposte per un’attuazione a vasto raggio

Guardando l’esperienza complessivamente e confrontandola ora, a distanza, con il cammino che la Chiesa Nazionale è andata proponendoci in questi anni, nonché col Documento conclusivo del Congresso internazionale e con l’ultimo Piano Pastorale per le vocazioni, possiamo dire che è stata e ci appare positiva, per questo ne è desiderata, stimolata e richiesta la continuità dal nostro Vescovo. Le difficoltà e i problemi incontrati sono stati notevoli e imprevedibili.

Nonostante ciò, l’intento del C.D. V. è di arrivare a tutte le zone della Diocesi, con il coraggio di modificare, lungo il cammino, il negativo, di superare le difficoltà e di aprirsi al “nuovo”.

Rimangono dei punti fermi acquisiti: la necessità, come C.D.V. di porsi a “servizio della comunione”; l’urgenza di suscitare “il problema” nelle comunità parrocchiali, affinché esse lo possano riconoscere ed assumere; il coraggio di parlare dell’identità del consacrato, della vita religiosa e del Carisma che essa esprime nella Chiesa; l’importanza di una catechesi vocazionale di base, troppo spesso data per scontato, che faccia riscoprire il senso della propria consacrazione battesimale e che entri in tutti i settori della pastorale.

Restano sempre possibili alcuni rischi: che le persone che operano nell’équipe si lascino prendere dalla paura dei tempi lunghi, con la pretesa di vedere risultati immediati; che tale paura prenda anche i Superiori Maggiori (già è capitato!) i quali, in nome delle poche forze, ritirino le persone già operanti a livello ecclesiale, per adoperarle esclusivamente a livello di Istituto impoverendo quindi e rallentando il nostro servizio di Chiesa. È un’amara, ma pur vera constatazione! che il nostro passare non sia capito nel suo vero obiettivo e perciò lasciato cadere nel vuoto; che cioè sacerdoti, animatori, catechisti, la comunità… non si faccia carico della continuità della sensibilizzazione.

I problemi prioritari tuttora aperti sono: la continuità nelle parrocchie e nelle zone del servizio di sensibilizzazione; la disponibilità di religiose/i a porsi a servizio, in tale senso, nella comunità o zona in cui si trovano, dopo aver assunto essi stessi chiarezza sulla propria identità; che il C.D. V. sia il punto di riferimento prioritario di tutte le iniziative che possono essere intraprese a livello di Istituto. Difficile e faticoso, invece, rimane tale rapporto.

 

– Prospettive per il futuro

Il futuro è nelle mani di Dio! Sotto il suo sguardo però, il C.D. V. con coraggio si apre alla speranza e quindi a nuove prospettive, nell’intento e nel desiderio di: formare ulteriori équipe zonali insistendo presso religiose/i e superiori maggiori per il problema della continuità; creare un centro Diocesi, oltre alla scuola di preghiera, una proposta intercongrenazionale di cammini formativi specifici per le giovani incontrate nelle varie zone; cammini nei quali vengano anche presentati i carismi dei diversi Istituti; insistere presso il delegato episcopale per la pastorale in Diocesi, perché si miri sempre più a scelte unitarie e di comunione in ordine alla dimensione vocazionale; rimanere come équipe nel C.D. V. sempre aperte alle nuove istanze e proposte del CNV e della Chiesa.

 

 

– Concludendo

L’esperienza vissuta e che ci proponiamo di continuare è stata ed è per noi, servizio umile e faticoso, ma assai arricchente; è dono!

Crea in te per primo, mentalità ecclesiale; ti mette in sintonia con le urgenze del Regno; ti aiuta a vivere in umiltà di vita, a lasciarti usare da Dio come suo strumento con la certezza che Lui, il Padrone della vigna, non mancherà di chiamare operai e operaie nei vari Istituti.

Ciò che al nostro passare, colpisce maggiormente giovani e meno giovani, è proprio vederci e sentirci in questa dimensione di servizio gratuito, spoglio e disinteressato… vederci in comunione e costruttori di comunione… senza pretese, donati nella gioia al servizio del Regno. E ce lo dicono e ci ringraziano!

Così provocati da “questi valori” i giovani si mettono in discussione, si aprono al dono dello spirito, si avvicinano, si lasciano aiutare ed accolgono il loro dono!

A questo servizio di Chiesa e nella Chiesa, come C.D. V. crediamo, per questo preghiamo, a questo ci doniamo mettendoci per primi in umile e silenzioso ascolto dello Spirito e con esso dei “segni dei tempi”, in atteggiamento di continua conversione, di fedeltà al mandato di Cristo e della sua Chiesa, ma anche di profonda gratitudine e di gioioso rendimento di grazia.