N.05
Settembre/Ottobre 1988

Incontro dei consigli presbiterali e pastorali del Friuli – Venezia Giulia sul tema: “Vocazioni di speciale  consacrazione nelle nostre terre”

 

1. Introduzione

Si tratta di vocazioni:

– ai ministeri ordinati, presbiterato e diaconato permanente sia di celibi che di coniugati;

– alla vita religiosa maschile e femminile;

– alla consacrazione nel mondo di laici e chierici con adesione ad un Istituto Secolare di Perfezione;

– alla vita missionaria, soprattutto quando assume carattere di continuità e di stabilità; in gran parte dei casi tale vocazione si collega con una delle precedenti.

E’ necessario quindi precisare i limiti entro i quali dovrebbe muoversi la nostra riflessione: la situazione recente ed attuale delle vocazioni di speciale consacrazione e la pastorale vocazionale nelle 4 Diocesi della Regione Friuli-Venezia Giulia.

La pastorale vocazionale riguarda un aspetto particolare dell’azione pastorale in vista di una presa di coscienza da parte di tutti della dimensione vocazionale della vita e della risposta da dare ad una personale chiamata. In questo contesto si colloca l’attenzione tutta speciale, “primaria”, alle vocazioni di speciale consacrazione. E’ chiaro che ci sono collegamenti con altri settori della pastorale: catechesi, liturgia, famiglia, giovani… e con le realtà specializzate per la formazione dei chiamati (seminari, noviziati…), ma tutto questo non rientra almeno direttamente nel nostro tema.

Il problema riguarda ed interessa tutta la Chiesa. Lo troviamo frequentemente affrontato dal  Magistero. 

Oltre ai documenti del Concilio (Presbyterorum ordinis, Optatam totius, Perfectae catitatis, Ad gentes…) si deve fare riferimento ai messaggi di Paolo VI e di Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale delle Vocazioni, che ormai compie 25 anni.

C’è un Piano Nazionale proposto dalla CEI nel 1973 e rinnovato nel maggio 1985 “Vocazioni nella Chiesa Italiana”: dovrebbe essere maggiormente diffuso, studiato e meditato.

Le nostre 4 Diocesi hanno un loro piano particolare per le vocazioni.

 

 

2. Osservazioni preliminari

a. Scopo di questa riunione dei Consigli Presbiterali e Pastorali delle 4 Diocesi della Regione del Friuli-Venezia Giulia è quello di affrontare in spirito di comunione interecclesiale il tema sopra precisato, in quanto problema vivo ed urgente per tutti, in vista di una riflessione ed una verifica comuni, di qualche proposta e possibilmente di qualche prospettiva di collaborazione.

b. Era prevista una preparazione da parte degli 8 consigli sulla base di una “scaletta”. Ciò non è avvenuto:

– non ho notizia che i membri dei Consigli abbiano avuto una traccia comune di riflessione e di discussione, al massimo una presentazione abbastanza generica del tema, accompagnata da alcuni dati tecnici;

– hanno affrontato l’argomento in vista del nostro incontro solo 2 Consigli presbiterali e 2 Consigli pastorali. Si tratta di una constatazione, che va fatta sia per l’incontro di oggi, sia per la programmazione di incontri futuri.

c. La presente relazione dovrebbe essere di sintesi del lavoro svolto dai Consigli delle 4 Diocesi. Due di esse hanno inviato solo materiale supplettivo di vario genere che per la parte pertinente documenta l’attenzione, la preoccupazione, l’impegno costanti per le vocazioni speciali. A livello statistico la mancanza di riferimenti comuni rende quasi impossibile coordinare i pochi dati a disposizione.

d. I contributi dalle Diocesi rivelano un interesse preponderante per le vocazioni sacerdotali. Minore per le vocazioni religiose. Quasi nullo per quelle diaconali e per quelle di consacrazione secolare. Potrebbe trattarsi solo di messa a fuoco, ma anche forse di diversa sensibilità. Ora per la nostra riunione resta vero che nella specificità delle singole vocazioni ci sono aspetti comuni o più o meno consimili, che rientrano nel problema generale delle vocazioni di speciale consacrazione.

 

 

3. Situazione vocazioni

Dai dati a disposizione si ricava con valore puramente indicativo (anche per l’esiguità del campione):

a. Vocazioni sacerdotali: dati di Gorizia e Trieste dal 1968 ad oggi.

– Gorizia: ordinati 41 di cui 28 dal seminario minore e 13 entrati in teologia. (Se si prendono in considerazione gli ultimi 10 anni dal 1978: ordinati 15 di cui 6 dal seminario minore e 9 entrati in teologia).

– Trieste: ordinati 32 di cui 14 dal seminario minore e 18 entrati in teologia. (Se si prendono in considerazione gli ultimi 10 anni dal 1978: ordinati 12 di cui 4 dal seminario minore e 8 entrati in teologia).

b. Vocazioni religiose maschili: dati di Gorizia e Trieste dal 1968 ad oggi.

– Gorizia: 4 professi

– Trieste: 24 (dal 1963) professi (almeno).

c. Vocazioni religiose femminili: dati di Gorizia e Trieste dal 1968 ad oggi.

– Gorizia: 11 professe.

– Trieste: 20 professe (almeno; vocazioni manifestatesi dai 18 ai 35 anni, in prevalenza a 20-21 anni).

d. Alunni di teologia: unico dato che riguarda le 4 Diocesi, per gli ultimi 10 anni:

– 1977/78: Gorizia 9, Pordenone 14, Trieste 8, Udine 16. Totale 47.

– 1982/83: Gorizia 8, Pordenone 11. Trieste 6, Udine 11. Totale 36.

– 1987/88: Gorizia 2, Pordenone 8, Trieste 9, Udine 19. Totale 38.

L’indicazione sarebbe più significativa se riguardasse gli ultimi 20 anni.

Da notare: la durata dei corsi di teologia è passata nell’ultimo periodo da 5 a 6 anni.

e. In 3 delle 4 Diocesi è stato istituito il diaconato permanente con diaconi ormai ordinati e con candidati.

In tutte le 4 Diocesi esistono Istituti Secolari per lo meno femminili.

 

 

4. Analisi della situazione

I nostri Vescovi parlano di crisi vocazionale “tipica” delle nostre Diocesi (cfr. Verbale Cons. Presb. Gorizia 25.11.1987). Della crisi ce ne rendiamo tutti ben conto. Ma non nel senso che tale crisi sia solo delle nostre Diocesi; anche se nel vicino Veneto incide di meno, anzi si hanno alcuni segnali positivi, il problema resta generale, pur con accentuazioni diverse.

Leggo nel Piano Nazionale per le Vocazioni della CEI (maggio 1985) ai nn. 9 e 10: “Il persistente stato di crisi delle vocazioni di speciale consacrazione rappresenta uno dei problemi principali dei nostri giorni. Sono evidenti le difficoltà che le Chiese particolari italiane incontrano nel provvedere alle necessità di ministri ordinati. È sotto gli occhi di tutti la continua diminuzione di vocazioni alla vita religiosa, specialmente femminili. Seminari e noviziati registrano chiaramente una preoccupante flessione di presenze… Tale fenomeno resta grave, anche se si registrano sporadiche inversioni di tendenza, perché rimanda ad un problema ancor più preoccupante: la crisi di fede e la profonda crisi di “coscienza vocazionale…”.

Già questa osservazione permette di intravedere che le cause sono fondamentalmente le stesse. Il citato Piano Nazionale parla di “insieme complesso di cause” (n. 14).

Ci accontentiamo di elencare, ricavando dai contributi delle nostre 4 Chiese:

– a livello socio-culturale: secolarizzazione, laicismo, perdita di valori, situazione umana e cristiana della famiglia, denatalità con conseguente calo demografico, realtà dei giovani (in particolare il timore e l’incapacità di assumere impegni e responsabilità stabili e definitivi), consumismo, disorientamento sul senso della vita, rifugio nel privato… Anche elementi in se stessi positivi possono incidere negativamente, per es. il prolungamento della scuola dell’obbligo in rapporto ai seminari minori.

– Su di un piano più strettamente ecclesiale: impoverimento della fede, attivismo a scapito della profondità di formazione, crisi di certe forme di associazionismo soprattutto giovanile, abbandono di metodi tradizionali di pastorale giovanile…

– In un settore ecclesiale più specifico: incertezza riguardo all’identità del prete, scarsa consapevolezza del valore della consacrazione, povertà di testimonianza di preti e religiosi, sfiducia specie tra i preti sul ruolo dei seminari minori, invecchiamento del clero e dei conventi aggravato dalla stessa crisi delle vocazioni, le defezioni di preti e religiosi…

In questo contesto si collocano fattori particolari, talvolta locali, tradizionali o del momento, che non determinano, ma possono rendere più difficile e pesante lo stato di cose (migrazioni per lavoro, per mutazioni di confini, preoccupazioni e problemi di identità etnica, difficoltà di seminari…).

Bisogna d’altra parte per obiettività riconoscere anche aspetti sociali ed ecclesiali positivi: disponibilità, in particolare dei giovani, al servizio, ad impegni di volontariato, progressiva maturazione del senso ecclesiale (corresponsabilità, ministerialità partecipazione, missionarietà, universalità…), vitalizzazione della liturgia… Inoltre l’interesse per la Parola di Dio e per l’approfondimento teologico (gruppi biblici, scuole per laici, per catechisti…).

Va segnalata ancora la quasi totale adesione all’insegnamento religioso scolastico. Tra gli elementi positivi da rilevare, inoltre, la ricerca di collaborazione, ed i tentativi già avvenuti, anche se ancora incerti, tra seminari della regione; dettati in gran parte dallo stato di necessità, personalmente credo che si possano interpretare come segni positivi di apertura tra Chiese, utile per tutto il problema delle vocazioni. 

C’è inoltre chi sottolinea come anche nei momenti più duri non è venuto a mancare il dono della vocazione, e neppure la generosità della risposta.

 

 

5. Pastorale vocazionale

La pastorale vocazionale è già una realtà nelle nostre Diocesi. È doveroso riconoscerlo. In tutte esiste ed opera un Centro Diocesano Vocazioni al quale compete in armonia con gli altri organismi pastorali promuovere, coordinare e sostenere le diverse iniziative in favore delle vocazioni di speciale consacrazione. Sono iniziative di sensibilizzazione, di preghiera, di orientamento, di discernimento, con carattere di continuità, oltre quindi l’annuale momento culminante della Giornata Mondiale per le Vocazioni, per i ragazzi e per i giovani, per gli educatori (genitori, catechisti, animatori, sacerdoti e religiosi…) e per la stessa comunità. Si tratta soprattutto di permeare di spirito vocazionale la pastorale ordinaria delle diverse comunità della Diocesi.

Poco o molto, a seconda delle possibilità, queste iniziative già ci sono in tutte le nostre diocesi (anche con carattere interdiocesano), così come risulta dal materiale inviato. Soprattutto nel settore sensibilizzazione e preghiera non si può dimenticare l’attività spesso umile e nascosta, ma preziosa dell’Opera Vocazioni.

La pastorale vocazionale ed in particolare i Centri Vocazioni hanno bisogno di essere potenziati e di acquisire ancora altri collaboratori (già questo sarebbe segno di sensibilità nelle Chiese locali al problema), che siano espressione di tutte le categorie di persone e rappresentino i diversi organismi pastorali.

Sarebbe auspicabile per qualcuno una specializzazione nel settore dell’animazione vocazionale. Si avrebbero così riflessi positivi per tutta la vitalità delle nostre Chiese e della pastorale generale.

In questo contesto di collaborazione va segnalata la disponibilità dei Serra Clubs, presenti in due delle nostre Diocesi.

Sono convinto della validità fondamentale del richiamo concorde delle 4 Diocesi: bisogna puntare su di una formazione cristiana intensa e profonda, con impronta ecclesiale, comunionale, ministeriale, vocazionale, missionaria: si arriverà anche alle vocazioni di speciale consacrazione. Questa formazione non si attua senza l’azione dello Spirito e senza la conseguente docilità e generosità di risposta e di collaborazione. Lo stesso Spirito non mancherà di suscitare vocazioni di speciale consacrazione, e queste troveranno accoglienza. Non si deve quindi temere che la proposta vocazionale nel senso più ampio sia a scapito delle vocazioni ad una vita di consacrazione.

D’altra parte la formazione non potrà essere autenticamente e chiaramente vocazionale senza un’adeguata esplicita proposta delle forme di speciale consacrazione.

Nel messaggio per la Giornata delle Vocazioni il Papa osserva: “La crisi viene progressivamente superata là dove si vive intensamente la fede, si realizza la rievangelizzazione e si incarna il mistero pasquale nella vita delle persone”.

Tutta la comunità deve essere coinvolta. A proposito di vocazioni sacerdotali, ma vale anche per le altre forme di consacrazione, il concilio dice: “Il dovere di dare incremento alle vocazioni spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana” ( Optatam totius n. 2).

E continua: “Le famiglie, se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono come il primo seminario” (1.c.). Poi ricorda gli educatori, le associazioni, i sacerdoti, i vescovi, ai quali raccomanda “lo stretto collegamento di tutte le energie e di tutte le iniziative” (l.c.), compito in cui rientra bene anche il nostro incontro.

In particolare mi pare necessario che gli educatori (genitori, catechisti, animatori) siano convinti della dimensione vocazionale della formazione cristiana, in modo speciale del valore delle vocazioni di speciale consacrazione e quindi capaci di proporle e di sostenerle. Dai consacrati dovrebbe venire la conferma di una gioiosa testimonianza di vita.

L’attenzione ovviamente si rivolge soprattutto ai giovani, senza trascurare i ragazzi e gli adolescenti; è significativa la tendenza: le vocazioni si manifestano oggi specialmente tra i giovani. Devono essere formati all’ascolto, alla disponibilità, ad un generoso spirito di servizio, alla scelta.

Di fronte al denunciato ritardo di maturazione e di conseguente capacità di scelte responsabili e definitive, occorre pazienza e lavoro di sostegno per una formazione prima di tutto umana. È opportuno tenere presente, come segnalato in una delle relazioni, che la paura e l’incapacità della scelta non significano che non ci sia l’intuizione di qualche particolare chiamata.

Queste considerazioni portano all’importanza delle associazioni, dei gruppi, dei movimenti, nel seno dei quali un po’ sempre è maturata gran parte delle vocazioni giovanili.

È giusto rilevare oggi una prevalenza da movimenti “nuovi”. Questi abbiano a donare senza riserve alle Diocesi, agli Istituti Religiosi, alla Chiesa le vocazioni che lo Spirito attraverso di loro nelle loro comunità avrà voluto far germinare e sviluppare.

Su queste linee si muovono le indicazioni, i suggerimenti, le proposte che provengono dai Consigli presbiterali e pastorali e che ricavo pure dall’altro materiale messomi a disposizione. Ne riprendo solo alcuni in particolare:

– la formazione intesa a tutti i livelli richiede una catechesi permanente, con taglio vocazionale;

– nella formazione rientra una seria direzione spirituale;

– uno speciale riguardo per la famiglia: catechesi di preparazione al matrimonio, gruppi di spiritualità…;

– si dia valore alla parrocchia, “ministerialmente” impostata, in cui si possa in particolare “vedere” il ministero del presbitero, del diacono, del religioso. Ciò deve riflettersi su tutta la linea pastorale, che risulterà coraggiosamente rinnovata. Anche la missionarietà dovrà farsi più incisiva;

– sostegno alle scuole cattoliche. A questo proposito sarebbe interessante raccogliere dei dati sul ruolo che negli ultimi anni hanno avuto in ordine alle vocazioni;

– si raccomandano sul piano pratico sussidi validi, magari da progettare, che offrano una presentazione delle vocazioni anche negli aspetti più “concreti” (come si realizzano, gli studi ed i tempi che richiedono, a chi e dove ci si possa rivolgere…);

– si utilizzino adeguatamente i mezzi di comunicazione sociale, ricercando la collaborazione di persone specificatamente preparate.

 

 

6. Conclusione

In uno dei fogli preparatori di questo incontro regionale si legge: “i sentiamo interpellati a scrutare nel nostro passato, per scoprirvi le comuni radici storico-religiose, a guardare in faccia le difficoltà attuali e ad accogliere la sfida per preparare il futuro”.

È vero: abbiamo una matrice comune. Ma il percorso delle nostre Chiese nella storia non è univoco né per tempi né per modi. Inoltre notavamo che molti problemi di oggi, come quello che stiamo prendendo in considerazione hanno fondamentalmente cause che coinvolgono le nostre Diocesi, prescindendo dalle nostre tradizioni, comuni o diverse. La matrice comune può diventare motivo ideale che ci apre maggiormente gli uni agli altri in vista di una collaborazione tra Chiese, che può essere incoraggiata da considerazioni storiche, ma che deve oggi trovare la sua radice soprattutto in una rinnovata coscienza di comunione ecclesiale, consapevoli che nelle nostre Chiese locali esiste e si manifesta l’unica Chiesa di Gesù Cristo.

Nello spirito di questa motivazione e delle finalità di questa assemblea, al termine della relazione introduttiva di sintesi degli apporti delle 4 Diocesi, possiamo e dobbiamo chiederci: quali possibilità si aprono per le nostre Chiese?

Il semplice fatto informativo, magari con la constatazione di uno stato di cose difficile per tutti, non può certamente esaurire l’incontro.

Neppure la comunicazione di esperienze, lo scambio di idee, le valutazioni, i suggerimenti, le proposte da far rifluire e da riprendersi nelle sedi diocesane competenti, è sufficiente.

Occorre puntare oltre le diversità e peculiarità delle nostre Diocesi, che dobbiamo riconoscere e rispettare, su di un lavoro coordinato e di collaborazione. Questo vale soprattutto per i Centri Diocesani Vocazioni. Penso in particolare a:

– la preparazione di personale specializzato, per un servizio interdiocesano;

– eventuali studi, ricerche, indagini…;

– la progettazione e la programmazione di iniziative comuni, con realizzazione nelle singole Diocesi; alcune poche iniziative potranno avere più opportuna attuazione interdiocesana;

– il reperimento e la diffusione di sussidi già esistenti e soprattutto la preparazione di sussidi nuovi, secondo nostre esigenze;

– la valorizzazione dei mezzi di comunicazione sociale.