Giuseppe Lazzati: un fedele laico alla sequela del Maestro
Guseppe Lazzati nasce a Milano il 22 Giugno 1909, dove si laurea in lettere e filosofia nel 1931 presso l’Università Cattolica del S. Cuore. Nel 1934 è nominato presidente diocesano della G.I.A.C. Nel 1938 fonda con alcuni amici l’Istituto Secolare Cristo Re. Dopo il periodo bellico, durante il quale è stato prigioniero nei campi di concentramento tedeschi, fa parte della Costituente e successivamente viene eletto deputato nella prima Legislatura fino al 1953. Nel 1958 ottiene la cattedra di letteratura cristiana antica presso l’Università Cattolica, nel 1961 è nominato dal Card. Montini direttore del quotidiano cattolico “L’Italia” e dopo essere stato presidente dei Laureati Cattolici, nel 1964 viene nominato presidente della Giunta diocesana di A.C. fino al 1967. Nel 1968 è nominato rettore magnifico dell’Università Cattolica del S. Cuore fino al 1983. Nel 1975 è vice presidente del Convegno ecclesiale “Evangelizzazione e promozione umana”. Nel 1984 dà vita all’associazione “La città dell’Uomo” per promuovere una cultura politica animata cristianamente. Muore a Milano il 18 Maggio 1986.
Questi brevi cenni biografici non potrebbero essere meglio sintetizzati che nel binomio a lui caro: fedele laico!
La missione di docente, i molteplici incarichi in campo ecclesiale e politico non sono stati per Lazzati soltanto esigenze professionali, diaconie o pubblico servizio bensì risposte ad una vocazione specifica.
Il cristiano (il fedele) che vive nel contesto del mondo (il laico) si realizza nella misura in cui non si situa occasionalmente ma come “vicario di Dio nell’opera della creazione” (secondo una sua espressione mutuata dal Crisologo), che è dire in quel luogo teologico dove portare a pienezza il dono di sé.
Il cristiano autentico, secondo Lazzati, è colui che mira a questa sintesi: raggiungere il Regno senza peraltro prescindere dalla distinzione di fondo tra la sfera della fede e quella delle realtà.
Logico quindi che i pronunciamenti del Vaticano II sul tema dei laici avessero a trovare in Lazzati un tenace ed appassionato assertore.
Egli amava citare spessissimo un passo arcinoto della Costituzione dogmatica sulla Chiesa: “Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”. (LG 31).
Le affermazioni del Concilio che descrivono l’identità del laico venivano a sancire le sue intuizioni elaborate da tempo, attinte anche da un’investigazione accurata dei testi dei padri.
Non fa meraviglia dunque se le ultime fatiche siano state volte alla fondazione di un’associazione (“La Città dell’Uomo”) di formazione al politico perché in questo campo i cristiani di buona volontà potessero giocare la propria ‘paradossale” proposta: edificare una realtà aderente all’oggi senza rinunciare a guardare oltre la storia.
Ma Giuseppe Lazzati fu soprattutto l’uomo della sequela!
Una chiamata così singolare come quella del laico non poteva non sfociare in una dedizione totale. Come Padre Gemelli, Armida Barelli, Elena da Persico e altri ardimentosi, Lazzati intuì che i tempi erano maturi perché si potesse coniugare la secolarità con ciò che fino allora sembrava precluso: la consacrazione in modalità riconosciute ed approvate dalla Chiesa.
La spiritualità degli Istituti Secolari si legittima infatti nella misura in cui i consigli evangelici, senza nulla perdere della loro radicalità, diventino, in forme di vita consone con la condizione di laici, sale e lievito per una animazione cristiana delle realtà e degli ambienti in cui essi stessi siano chiamati a vivere.
Il vero Lazzati è qui: un fulgido esempio di laico consacrato. Nell’incalzare dei suoi impegni molteplici e nelle situazioni più difficili – basti pensare alle allucinanti giornate del lager oppure alle frenetiche ore della contestazione studentesca – è sempre stato un contemplativo in azione, un discepolo che non ha mai preso le distanze dal Maestro.
Il segreto era in quelle veglie adoranti, specie di primissimo giorno, dedicate al colloquio con Dio.
È stato soprattutto un testimone! Naturale quindi il fascino esercitato sui giovani, attirati più che dalle sue dotte disquisizioni da ciò che viveva. Fino a pochissimi giorni prima della morte era dedito con zelo a questo servizio: camminare a fianco di chi volesse scoprire i progetti di Dio nella propria esistenza.
Così Lazzati, il docente universitario, il rettore, si faceva umile animatore nei gruppi che frequentavano i suoi corsi di orientamento vocazionale all’Eremo San Salvatore di Erba.
In tali occasioni diventava un padre amorevole ma nel contempo esigente perché il disegno di Dio, che riusciva a intuire nei cuori con tanta chiarezza, non fosse incrinato dalla paura o, peggio, frustrato dalla rinuncia.
Era un modo per “tendere mistiche reti”, per usare una sua arguta espressione, affinché ognuno si lasciasse penetrare dallo sguardo d’amore del Signore che passa e che chiama.