Il culmine della visione

Il finito vede l'infinito

L’ospite di questa puntata è Maria Mascheretti, docente di lettere al liceo Torricelli di Roma e membro della redazione della rivista vocazioni. A commento di alcuni versi dell’ultimo canto del Paradiso di Dante si racconta di un viaggio, quello della vita dell’uomo nel mezzo del cammin di nostra vita: un viaggio non affidato al caso, ma diretto ad una meta stabilita, che non è una terra, ma la dimora stessa di Dio, il Paradiso. La vita ora si dispiega dalla meta. È questo il culmine della visione, e del Poema, supremo canto della dignità dell’uomo.

«Il seme per germogliare ha bisogno di tre cose: silenzio, buio e tempo». Ed è proprio così: molte volte nella vita e nel cammino spirituale ci sembra di stare fermi, al buio e senza vie di uscita, incolpandoci di essere infruttuosi. E non ci rendiamo conto che siamo ancora dei piccoli semi che devono darsi il giusto tempo e concedersi uno stato di “quiescenza”, per poi germogliare e portare frutto in una determinata situazione. Così l’articolo di Marika Guercio – Dal riposo fisiologico a quello spirituale biologa e ricercatrice apre all’esigenza del riposo spiritualmente intrecciato – come sempre accade nell’opera dello Spirito – alle dinamiche della nostra vita.

Del resto «Vivere la condizione umana è vivere in un corpo. Parlare di mistica della carne vuol dire prima di tutto riconoscere che siamo fatti di carne e di spirito. Indissolubile e fragile materia, inscindibile binomio che ci rende umani, a volte troppo umani. Ma l’uno non sta senza l’altro e negare che vi sia un corpo che risponde anche a desideri sarebbe negare l’essere umano stesso. E negare l’opera del Creatore, che ci ha fatto completi» così Emanuela Vinai nel suo dossier di approfondimento online Carne e mistica: perché non possiamo dirci divisi

La bellezza – aggiungiamo con le parole di Claudia Caneva – è l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza ed esperire il bello non significa coglierlo solo nella sua autoreferenzialità, ma nel suo rapporto con il Vero e il Bene ed è, in questo modo, che interpella la nostra libertà e responsabilità.

Chiudiamo gli spunti del nostro percorso con le parole di Francesca Viglione nel suo Come manna nel deserto: «Riposa chi scopre che siamo Uno. Riposa chi intuisce la benedizione che abita l’uomo e la donna accanto a sé e che riveste il creato. Riposa chi sa, alla fine del giorno, scovare una minuscola perla preziosa, nel campo della sua giornata, per cui dire bene del suo oggi e del suo ieri. Riposa chi scopre che il passato è benedetto e che la storia è una storia salvata. Non perfetta, ma salvata.