N.01
Gennaio/Febbraio 1988

L’ “umile profezia” della vita contemplativa

Nella Storia della Salvezza i Profeti, i grandi chiamati, e poi tutti i chiamati, hanno avuto il compito di dar voce a Dio, di “testimoniare” con la propria vita la presenza del Signore nell’esistenza di ogni giorno, di ogni popolo, di ogni uomo. 

E… sempre andando contro corrente! 

Leggendo attentamente e meditando la Parola di Dio, si vede come ognuno di noi, ogni battezzato, è chiamato ad essere un “profeta tra la sua gente, con tutti i rischi che questo comporta, ognuno in un modo particolare, ognuno nel suo ambiente e nel suo tempo, nel suo giorno, direbbe S. Agostino: è questa la grande ricchezza della Chiesa, è il suo tesoro che non può rimanere nascosto, e che non è rimasto nascosto nei secoli. 

Anche noi, come Comunità Monastica Agostiniana, nella chiesa che è in Siena, stiamo cercando di vivere la “profezia” che era stata fatta circa venti anni fa su questo Eremo dove adesso abitiamo, fatte, a nostra volta, per l’inesauribile Fantasia di Dio, “umile profezia”  per la nostra gente, ossia, espressione e segno, dell’operare divino instancabile, sicuro, onnipotente. A volte occorrono anni; ma vera profezia è quando si realizza ciò che è stato detto, ciò che il Signore ha voluto e ciò che Egli ha ispirato nel cuore di alcuni. 

Venti anni fa nessuno dava credito a dieci monache anziane, isolate in un bosco, senza vocazioni, senza una certezza per il futuro, senza denaro, con un Eremo da restaurare. Avevano deciso di lasciare il loro Monastero situato al centro della Città di Siena e di trasferirsi nell’Eremo di Lecceto per obbedire ad una proposta del loro Arcivescovo. 

L’Eremo era un luogo carico di una storia agostiniana plurisecolare;  fin dal 1200 abitato da Santi Eremiti Agostiniani che ne avevano fatto un “covo di santità”, dicono gli antichi documenti. 

Bisognava tornarci, rimetterlo tutto a posto, e poi a disposizione della Chiesa, soprattutto di chi va in cerca di Dio nel silenzio. 

Allora sembrò una follia, ma le monache semplicemente “hanno creduto”. 

La fede nella parola del loro Arcivescovo e nel Padre Generale dell’Ordine era l’unica cosa concreta che le spingeva ad andare avanti, una certezza interiore, una forza quasi inspiegabile. 

Questa loro fede ha cominciato a mobilitare la carità di tanti e tante, a svegliare il gusto di un’esperienza audace, che sembrava muoversi solo al soffio dello Spirito, pur in un cammino irto di difficoltà. Le linee dell’Eremo che giorno per giorno riapparivano nella loro austera bellezza risuscitavano antiche esperienze di santità, con tutto il loro fascino divino. Sì, Dio lì aveva parlato e nel passato lì tanti Lo avevano cercato e seguito sulle vie della contemplazione. Già, nei secoli passati, a fratelli e sorelle, esso era stato approdo di preghiera e di pace: vera umile profezia di realtà eterne, di speranze eterne. Bisogna ricominciare… Diamo tutti una mano!… Quanto pian piano è accaduto può essere solo storia di una Provvidenza d’amore. 

Oggi? 

Oggi, dopo venti anni la Comunità è “ringiovanita”  sono entrate ragazze che, anch’esse, “hanno creduto! Quasi tutto l’Eremo è restaurato e molti vi convengono come a un’oasi di preghiera e di interiorità. Quest’anno, in occasione del XVI° Centenario della Conversione e del Battesimo di S. Agostino, Lecceto ha accolto nella sua collina di lecci 350 giovani provenienti da quindici nazioni, per un incontro Internazionale Agostiniano e ogni giorno persone singole o gruppi chiedono ospitalità e possibilità di condividere la nostra preghiera liturgica, il silenzio,, il lavoro. 

E la profezia continua. 

Ma cosa vogliamo dire noi, una Comunità contemplativa, raccolta in clausura?!… 

Noi non andiamo come i Profeti in mezzo alla gente, non lavoriamo nelle Parrocchie, non evangelizziamo i popoli con il contatto diretto… Quale profezia può mai essere questa? 

C’è un silenzio che è più forte di molte parole; c’è una preghiera continua che accoglie e ricorda a Dio ogni fratello, che fa sua ogni situazione; c’è una vita che è “stoltezza per il mondo”, ma che è partecipazione alla Croce di nostro Signore; è un richiamo, il grido dello Spirito! 

Basta nominare la parola “clausura” e  questo suscita nel cuore di ogni persona qualcosa che fa pensare o… reagire.

È  il primato dello Spirito. 

“Ma come è possibile?” –  ci chiede tanta gente. In fondo non facciamo niente di speciale. 

Ecco come Agostino descrive alla sua gente la vita da lui fondata! 

“Come desideriamo vivere, e come di fatto già viviamo con l’aiuto del Signore, molti già lo sanno dalla Scrittura; ma per ricordarvelo meglio vi si leggerà il passo degli Atti degli Apostoli, dove vedrete descritta la forma di vita che intendiamo seguire: ‘Appena finì la preghiera fu scosso il luogo dove erano riuniti e tutti furono riempiti di Spirito Santo e continuarono ad annunciare la Parola di Dio con fiducia a tutti. Tutto il gruppo dei convertiti, poi, era un cuor solo e un’anima sola, e nessuno diceva proprio qualunque suo bene: tutto era posseduto in comune’” (Discorso 356). 

La prima Comunità di Gerusalemme è il modello che Agostino desidera imitare nella sua Comunità monastica, così anche noi cerchiamo di farlo e di metterci a servizio della Chiesa con il nostro carisma.

 Agostino ci è Padre e Maestro in questo; ma Egli è stato soprattutto un amante di Dio e ha saputo essere anche Lui “profeta” del suo tempo; in fondo essere profeti non è altro che amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e riuscire a trasmettere questo fuoco che non si può contenere. 

“Il Signore ha parlato: chi può non profetare?” (Am 3,8). 

E noi piccola Comunità, cerchiamo di non tirarci indietro da questo compito di “sentinella” che sta a servizio dell’uomo, di ogni uomo che cerca se stesso, che cerca la parte migliore di sé, che cerca Dio nel silenzio, nell’abbandono…

 Se leggiamo oggi la nostra storia con gli occhi di Dio, vediamo che siamo “segno” se siamo autentiche, vere, se riusciamo ad attualizzare la Parola di Dio che, attraverso Agostino, ci è stata consegnata dallo Spirito Santo; solo allora saremo “profeti”. 

Solo se viviamo con un “cuor solo e un’anima sola protese verso Dio” (Regola di S. Agostino) saremo quel “Grido divino, il grido dello Spirito Santo, il grido della profezia… udito nel mondo intero…” (comm. al Sal 132,2) che non può lasciare indifferenti i cuori di molti!