N.03
Maggio/Giugno 2019

Deponete aspettative e pretese

Diversamente in cammino/3

Il tema della fragilità mi riguarda molto direttamente e direi di più intimamente perché io sono una persona fragile, essendo un autistico quasi incapace di parlare e di gestire in autonomia molti atti operativi di vita quotidiana.

 

Io autistico sono una persona solo in parte autonoma e per molte cose devo ancora ricorrere all’aiuto degli altri anche se le mie autonomie sono in lenta costante espansione, come credo sia normale quando si è sospinti in avanti dal vento gagliardo di una indomita speranza che in continuo genera profezie di bene che si avverano proprio e solo perché ci si crede.

 

Quindi se una persona che la società definisce normale generalmente è solida ed efficace salvo una, due o forse tre aree di fragilità fisica, psichica o forse spirituale, io posso credo ben definirmi una persona a fragilità diffusa e pervasiva. Io non ho fragilità, io sono una persona fragile.

 

Occupando l’ultimo posto secondo il mondo, il posto del disabile grave, ritengo che non offenderò nessuno se vi parlo della fragilità umana come grande risorsa e luminoso valore.

 

Parto subito dicendo che questa grande positività della fragilità umana non si vede subito e facilmente perché nessuno vuole essere fragile. Tutti vogliono essere sani, efficaci e giusti e così si perde la pace perché si piange ciò che non è. Il me stesso senza quella fragilità diventa un paradiso perduto da piangere e c’è anche chi passa tutta la vita a piangere per quella fragilità che non sono io e che vorrei lavarmi via come una macchia.

 

Ed invece la vita è meravigliosa. Ti svegli la mattina con le energie ripristinate dal sonno della notte e subito potrai fare colazione con qualcosa di buono che ti piace. Io trovo che fare colazione al mattino sia meraviglioso. Ci avete mai pensato? Non sarà che facendo colazione ogni mattina vi siete abituati e non ne percepite più il valore e la gioia? E finito di mangiare, non è meraviglioso andare sotto la doccia e lavare via il sudore ed il sonno della notte? E mentre vi asciugate non sentite il piacere della pelle pulita che respira mentre già pensate alle belle situazioni e relazioni che vivrete oggi?

 

Ma già, scusate, dimenticavo che voi da appena svegli pensate a quella triste fragilità ed a come sarebbe stata bella la vita se al posto di quella fragilità ci fosse stata una forza e non pensate mai che se la fragilità non era quella, era un’altra perché nessuno è un supereroe?

 

Io per il mondo sono un handicappato grave e da piccolo ero molto addolorato di essere incapace di fare tante cose. Poi un giorno mi sono chiesto se per caso il mio grande limite non era una opportunità di allenarmi sodo a non avere aspettative.

 

Ed ho scoperto che meno dalla vita si pretendono cose più si ha l’occhio ed il cuore liberi per vedere e godere le tante cose belle che la vita porta di suo.

 

Avere pretese verso la propria vita è una assicurazione di infelicità.

 

Vi propongo allora di fare una prova. Deponete aspettative e pretese. Brandirle è inutile e coltivarle è rovinoso. Quando avrete accettato la vostra vita per ciò che è, fragilità incluse, provate ad essere felici della vostra colazione. Se avrete perseveranza, potrete arrivare a sperimentare che una colazione vissuta con cuore libero ed unificato può rendere felice tutta la giornata.

 

Ed avrete la pace per tornare a lavorare sulle vostre fragilità. Potreste scoprirvi molto più efficaci di prima nell’affrontarle con successo, così superata una fragilità ne nasce un’altra e con gioia si potrà tornare ad essere felici di una nuova colazione.

 

La vita ha tutto quanto serve per essere felici e forse manca solo di non puntare i piedi a pretendere l’impossibile.

 

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