N.04
Luglio/Agosto 2026

Coltivare una postura di co-ricerca – Attività laboratoriale

Il LABS è dedicato alla riflessione sulla necessità di coltivare una postura di co-ricerca nel dialogo tra le persone consapevoli di far parte di un Pianeta fragile. L’attività riprende il tema dell’educazione alla biodiversità, in particolare, si ispira a una riflessione proposta nel testo “Incontrare la biodiversità” di Luini, Persico, Guerra e Galimberti edito da Franco Angeli e scaricabile online gratuitamente, cliccando qui.

Il volume rappresenta il seguito ideale di “Educare per la biodiversità. Approcci, ricerche e proposte” edito nel 2024 che aveva fatto da base di partenza per i passati LABS.

 

Di domanda in domanda

Nel quarto capitolo del libro, scritto da Greta Persico, la pedagogista si concentra sul valore delle domande quali strumenti privilegiati per dare avvio a piste di ricerca scaturite dalla relazione con i luoghi. Questa riflessione ci permette di ritornare a ragionare insieme sul metodo socratico incentrato sulle domande. La proposta, inoltre, permette di sottolineare una questione che ho molto a cuore ovvero quella della relazione tra gli individui e il loro ambiente. Ledomande, sempre legittime, sono punti di accesso all’esperienza di ciascuno e, se condivise, possono diventare tracce di un processo collettivo di conoscenza e approfondimento di cui tutti e tutte possono giovare. Abbiamo sempre troppa fretta di arrivare alla conclusioni, senza avere il coraggio di stare con le domande. Per il pedagogista Andrea Galimberti che nell’introduzione del volume presenta una sintesi del capitolo scritto dalla collega, coltivare la postura di co-ricerca significa praticare un esercizio di interdipendenza tra figure educative adulte e persone in crescita, che apre alla possibilità di scardinare logiche adulto-centriche.

 

Tra silenzi e domande. Creare spazi di pensiero

Mettiamoci nei panni di una animatrice o di un animatore oratoriale. Sono giovani, inesperti e viene loro affidato un incarico di enorme responsabilità: prendersi cura di un gruppo di bambine e bambini. La scuola è finita da poco, fa un caldo terribile e i più piccoli sono agitatissimi perché hanno una voglia matta di giocare e divertirsi. Più sono stanchi, più si agitano e rischiano di farsi male. I giovani si agitano con loro: è una reazione automatica, a catena, che genera tensione. La tensione cresce e qualcuno inizia ad alzare la voce, a non rispettare le regole… sperando di evitare il parapiglia, senza rendersene conto, si inizia a diventare coercitivi. Si alza la voce, si lanciano avvertimenti che minacciano punizioni, così il clima, da giocoso e allegro, si fa cupo. Solo a questo punto ci si rende conto che sono state attivate emozioni di paura nei bambini e nelle bambine, senza intenzione. Con la paura non cresce il benessere né individuale né collettivo. Il sistema nervoso degli esseri umani funziona al meglio quando sperimenta sensazioni di connessione reciproca! Quindi che fare?

Una possibilità è progettare all’aperto attività  di esplorazione curiosa del territorio. Si tratta di costruire un setting di ricerca insieme ai bambini e alle bambine in cui portare attenzione su qualcosa a cui generalmente non danno importanza ovvero l’ambiente dove viviamo. Spesso lo diamo per scontato, in primis noi adulti e, di sponda, i più piccoli che imparano da noi anche quando pensiamo che non stiamo insegnando nulla.

L’interesse nei confronti della Natura e verso i suoi elementi, la curiosità verso tutto ciò che ci circonda, oltre la soglia dell’oratorio o già a partire dal cortile o giardino circostante, e il desiderio di poter frequentare per conoscere e osservare, sono tratti distintivi di un’educazione aperta e dialogante perché capace di connettere le persone tra loro e con il loro ambiente.
Ho provato a fare quello che vedo fare spesso, ovvero usare l’intelligenza artificiale per progettare un’attività educativa. La mia è una posizione pragmatica: è uno strumento che abbiamo a disposizione e serve imparare ad usarlo nel modo più sensato possibile. La proposta qui di seguito è da intendere come una traccia a cui ispirarsi.

 

Cosa suggerisce l’IA (fonte Gemini)?

Ho chiesto a Gemini di progettare per noi un’attività laboratoriale all’aperto con il titolo del nostro LABS. L’attività è pensata per bambini e bambine di 8 anni. Segue la risposta e una mia ultima domanda ironica: sarò rimpiazzata dall’IA?

Il titolo “Coltivare una postura di co-ricerca” viene tradotto per i bambini con la proposta di diventare una “Squadra di Grandi Esploratori”. L’obiettivo non è dare loro risposte pronte, ma stimolare la meraviglia, l’osservazione attiva, la formulazione di ipotesi insieme ai compagni e la cura del bene comune (il giardino o cortile dell’oratorio).

 

Progetto Educativo: Alla ricerca dei Segreti della Natura

 – Target: Bambini di 8 anni (adatto alla loro fase di sviluppo: amano le sfide, lo spirito di squadra e l’esplorazione concreta).

 – Ambientazione: Il cortile, il campo o il giardino dell’oratorio.

 – Durata: Circa 2 ore.

 – Obiettivo pedagogico: Sviluppare la co-ricerca (osservare, fare domande insieme, collaborare senza l’ansia di una “risposta corretta” immediata) e la cura (coltivare l’ambiente).

 

Fase 1: Il Lancio – Il Kit del Co-Ricercatore (20 minuti)

L’educatore raduna i bambini in cerchio sull’erba. Non si comporta da “professore”, ma da capo-spedizione.

Il patto della co-ricerca:

“Oggi non sono io a spiegarvi le cose. Oggi siamo tutti scienziati ed esploratori. Nessuno ha la risposta pronta, la cercheremo insieme. Per farlo, dobbiamo attivare i nostri superpoteri: gli occhi per guardare da vicino, le orecchie per ascoltare e la capacità di fare domande intelligenti”.

Ogni bambino riceve o costruisce il proprio Kit di Co-Ricerca:

 – Una “lente d’ingrandimento” (può essere anche un semplice tubo di cartone della carta igienica decorato, per focalizzare lo sguardo).

– Un piccolo taccuino di campo (fogli spillati) e una matita.

– Un vasetto di yogurt vuoto e pulito.

 

Fase 2: L’Esplorazione Condivisa – “Caccia ai Misteri” (45 minuti)

I bambini vengono divisi in piccoli gruppi di 4-5 componenti. La regola d’oro è: si cammina insieme e si decide insieme cosa osservare.

L’educatore lancia tre missioni di co-ricerca. I gruppi devono esplorare lo spazio aperto dell’oratorio per trovare e annotare sul taccuino (disegnando o scrivendo):

Le Tre Missioni

 

Fase 3: Il “Laboratorio del Pensiero” (30 minuti)

Ci si ritrova tutti insieme all’ombra di un grande albero. Ogni gruppo stende una coperta o si siede in cerchio.

  1. La condivisione delle ipotesi: Ogni squadra mostra il proprio “Mistero” (Missione 2) e racconta le ipotesi nate nel gruppo. Gli altri gruppi possono aggiungere idee. L’educatore rilancia le domande: “E se fosse come dice il gruppo X? Voi che ne pensate?”
  2. La classificazione aperta: Insieme, su un grande cartellone steso per terra, si incollano o si disegnano le scoperte fatte, catalogandole non per nome scientifico, ma per “emozione” o “funzione” decisa dai bambini (es. Le cose che fanno il solletico, I misteri irrisolti dell’oratorio).

 

Fase 4: L’Azione – Coltivare la Meraviglia (25 minuti)

La postura di co-ricerca non è solo teorica, diventa pratica. Utilizzando la terra e i piccoli elementi raccolti nella Missione 3, i bambini creano “L’Oasi dei Ricercatori” nell’oratorio.

 – Cosa si fa: Si sceglie un angolo di terra dell’oratorio da “adottare”. I bambini piantano dei veri semi (es. girasoli o legumi, facili e veloci da veder crescere nelle settimane successive dell’oratorio) unendo la terra che hanno raccolto e analizzato.

 – Il Diario della Crescita: Si pianta un cartello di legno con scritto: “Zona di Co-Ricerca della Squadra [Nome del gruppo]. Noi ci prendiamo cura di questo posto e osserviamo cosa succede”. Nelle settimane successive dell’oratorio, a turno, i bambini torneranno a controllare e annotare i cambiamenti.

 

Nota per l’Animatore/Educatore (Il tuo ruolo)

Per mantenere viva la “postura di co-ricerca”, l’educatore deve evitare due atteggiamenti: dare subito la risposta scientifica o dire “hai sbagliato”.

 

Le frasi magiche dell’educatore di co-ricerca:

 – “Che bella domanda, non ci avevo mai pensato. Voi che risposta vi date?”

 – “Proviamo a guardarlo da un’altra parte?”

 – “Cosa succede se proviamo a fare così?”