Riscoprire la fiducia nell’altro
L’ultima missione: Project Hail Mary (2026) con Ryan Gosling, un racconto avventuroso nello Spazio che si fa metafora di ascolto e solidarietà
“Viviamo in un’epoca in cui tutti hanno paura l’uno dell’altro. Nessuno si fida. Nessuno vuole ascoltare l’altro. Ognuno è chiuso nel proprio mondo e rimane ancorato solo in ciò in cui crede. Il film invece parla della necessità di ascoltare”. Così la produttrice Amy Pascal nel raccontare il film L’ultima missione: Project Hail Mary diretto dal duo Phil Lord e Christopher Miller – Premi Oscar per l’animazione “Spider-Man. Un nuovo universo” (2018) –, che prende le mosse dal romanzo di Andy Weir del 2021. Protagonista nonché co-produttore è il divo hollywoodiano Ryan Gosling, un’opera ambientata nello Spazio che si gioca sui temi della solidarietà, dell’amicizia e della custodia del Creato.
La storia. Stati Uniti, Ryland è un insegnante di scienze in una classe di preadolescenti arruolato per il suo talento in una missione spaziale a cui partecipano molti Paesi. Si tratta di un team di ricercatori uniti dal desiderio (disperazione) di scoprire una soluzione al probabile spegnimento del Sole a causa di misteriose particelle che ne divorano l’energia. A bordo della navicella, Ryland si trova faccia a faccia con una creatura aliena…
Qua e là rimandi a 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick, a Gravity (2013) di Alfonso Cuarón e al più recente Ad Astra (2019) di James Gray. È L’ultima missione: Project Hail Mary, un viaggio nello Spazio per il bene della comunità umana. Tra coraggio e goffaggine, Ryland è un eroe “imperfetto” che si trova da solo a bordo di una navicella spaziale che fa rotta verso l’ignoto; e in questa cornice apparentemente claustrofobica il film vira verso un racconto sui valori dell’amicizia e solidarietà sul tracciato di E.T. L’extra-terrestre (1982) di Steven Spielberg. Ryland, infatti, nel suo “cammino della speranza” si misura con la presenza di una creatura aliena, con cui anzitutto deve avviare una forma di comunicazione. Superati il timore e i sospetti iniziali, tra i due si attiva una dinamica di cameratismo e solidarietà; diventano cosi i protagonisti di un racconto avvincente che si muove su un binario di buoni sentimenti e note brillanti.
L’ultima missione è suggestivo dal punto di vista visivo, per gli effetti speciali accurati e realistici, un racconto che si fa però profondo e metaforico orientato ai valori e ai temi ancorati alla realtà. Un film d’evasione valido, adatto allo sguardo di adulti e preadolescenti.
Schermi paralleli: Sempre sul tema del viaggio, il nuovo film di Rocco Papaleo, Il Bene Comune (2026), un’opera dal passo musicale, sul sentiero del teatro-canzone. Papaleo mette a tema il viaggio, non solo fisico-esplorativo nella natura, tra le bellezze del Pollino, ma anche dell’anima. Un affresco umano gentile e delicato, che corre agile su note ironiche e brillanti, sfiorando temi e storie marcate da densità. Un’umanità che si rigenera a contatto con la natura, ma soprattutto tra pari, mettendo in condivisione sofferenze e speranze.