N.04
Luglio/Agosto 2026

L’amore al centro

“La vocazione e la formazione non sono realtà prestabilite: sono un’avventura spirituale che coinvolge tutta la storia di una persona e si tratta innanzitutto di un’avventura d’amore con Dio”[1]. Per comprendere come cambia il percorso vocazionale e formativo al ministero sacerdotale, all’interno dei Seminari, viene in aiuto la ricerca sul clero italiano, realizzata dal Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa.

 

Le figure guida della formazione

Asse portante del Seminario, per 7 sacerdoti su 10, è il Direttore o Padre spirituale, “vero e proprio maestro di vita interiore e di preghiera, che aiuta il seminarista ad accogliere la chiamata divina e a maturare una risposta libera e generosa”[2]. Altra figura centrale, per circa 6 sacerdoti su 10 (il 60% di quelli ordinati dopo il 2005 e il 56% del totale) è il Rettore, cui spetta il compito di coordinare l’azione educativa e accompagnare il seminarista nel discernimento e nella maturazione vocazionale. Sorprende che il “primo rappresentante di Cristo nella formazione sacerdotale, il Vescovo”[3] sia scelto solo da 1 sacerdote su 2 (il 48% di quelli ordinati dopo il 2005 e il 44% del totale); un dato che fa riflettere perché al Vescovo spetta “la responsabilità ultima del discernimento e della formazione dei candidati idonei”. [4]

Altri risultati degni di nota riguardano i responsabili del progetto educativo: l’Animatore vocazionale e l’Educatore, considerati rilevanti nel percorso formativo per 1 sacerdote su 2 (il 47% di quelli ordinati dal 2006 e il 42% del totale) e i Docenti della Facoltà Teologica, ritenuti figure centrali solo da 1 sacerdote su 3 (il 30% di quelli ordinati dopo il 2005 e il 31% del totale).

In netta controtendenza, il dato che riguarda gli amici seminaristi scelti da 6 sacerdoti su 10 (il 60% di quelli ordinati dal 2006 e il 58% del totale) segno che il Seminario è vissuto dai presbiteri come luogo dove fare esperienza di vita comunitaria.

 

I nuovi agenti della formazione

Il percorso vocazionale e formativo non si realizza più solo tra le mura del Seminario, ma emergono altre figure esterne. Al primo posto c’è la famiglia per 7 sacerdoti su 10 (il 71% % di quelli ordinati dal 2006 e il 67% del totale): in un tempo di crisi, la famiglia di origine resta un pilastro di sostegno, un punto fermo che supporta il seminarista. Subito dopo c’è la Comunità parrocchiale con tutti i suoi protagonisti: il Parroco della parrocchia di origine (57%) e alcune persone della parrocchia (45%), il Parroco della parrocchia in cui si presta servizio (44%) e le persone della parrocchia (39%). I presbiteri chiedono, come già emerso dal Cammino sinodale delle Chiese in Italia, di pensare a nuove forme di condivisione con le famiglie e le Comunità parrocchiali, coinvolgendo nella formazione dei seminaristi laici e consacrati, celibi e sposati, uomini e donne.

 

Le quattro dimensioni della formazione

Il seminario deve “garantire un adeguato percorso teologico e un idoneo contesto che permettano l’acquisizione di una solida formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale”[5]. Eppure, per i sacerdoti intervistati, il Seminario valorizza di più la crescita spirituale (56%) e le esperienze pastorali (45%) e di vita comunitaria (40%), molto meno la formazione umana e integrata, rappresentata, per esempio, dalla docilità nel senso di disponibilità ad apprendere (30%) e dalla flessibilità di carattere (21%).

Anche la valutazione dei sacerdoti in merito alla preparazione ricevuta nelle quattro dimensioni della formazione conferma tali risultati: al primo posto c’è avere una vita personale di preghiera (47%) e subito dopo vivere la carità pastorale (38%). Molto più critiche le valutazioni per quanto riguarda la formazione umana: saper gestire il carico delle attività (18%), saper discernere e prendere decisioni (17%) saper gestire il ruolo pubblico (12%), saper gestire il rapporto con i social (8%). In particolare, per quest’ultimo punto, emerge con forza la richiesta “che siano accompagnati a maturare la capacità di abitare tale ambiente (mondo digitale e social network) con consapevolezza e sapienza, riconoscendone le opportunità e i rischi” [6].

 

Il “cuore” della formazione

Il Seminario si conferma come il luogo fondamentale per la costruzione del ministero presbiterale e per la crescita spirituale personale. Per 2 presbiteri su 3 (il 66%) i corsi forniscono gli strumenti per esercitare il ministero sacerdotale e per 6 sacerdoti su 10 (il 59%) il Seminario contribuisce a far maturare la conoscenza e l’accoglienza di Cristo. Tuttavia il grado di soddisfazione rivela che solo 1 presbitero su 3 è molto soddisfatto del percorso formativo (il 29%) e dell’esperienza vissuta (il 35%). Occorre, dunque, un cammino vocazionale e formativo, umano e integrale, in linea con quanto detto da papa Leone: “Non cadere nell’errore di immaginare la formazione religiosa come un insieme di regole da osservare o di cose da fare o, ancora, come un abito già confezionato da indossare passivamente. Al centro di tutto c’è l’amore”[7].

 

 

[1] Leone XIV, Discorso ai partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, 5 settembre 2025.

[2] C.E.I., La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari promulgato il 1° gennaio 2025, 74.

[3] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, 25 marzo 1992, 65.

[4] C.E.I., La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari promulgato il 1° gennaio 2025, 71.

[5] Giovanni Paolo II., Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, 25 marzo 1992, 64.

[6] C.E.I., La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari promulgato il 1° gennaio 2025, 57.

[7] Leone XIV, Discorso ai partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, 5 settembre 2025.