Unità molecolare e cellulare nell’unicità degli elementi
Breve viaggio nel microcosmo tra scenari di armonia e comunione
Nel mondo laborioso e dinamico delle strutture cellulari, fino alle molecole più piccole, agli atomi e a tutta la realtà subatomica, vero e proprio microcosmo infinitesimale e invisibile all’occhio umano, esiste un’armonia stupefacente, una danza che opera in silenzio, come un’orchestra magistrale che esegue un’opera diretta dal più famoso compositore, la quale trascende la chimica-fisica e la biologia cellulare. Questa realtà, che è costantemente in movimento e sinergia, in noi e attorno a noi, non smette mai di cooperare, è come un’icona viva che ci parla, che ci sta annunciando sottovoce un mistero. Dal legame tra i singoli elementi, alle reazioni tra le molecole, fino all’interazione tra le macromolecole, più si conducono esperimenti, si indaga e si studia il microcosmo, più si può “intravedere” una realtà invisibile connotata da armonia e comunione. Quanto il mondo di oggi anela queste due parole: armonia e comunione.
Faremo un brevissimo viaggio assieme in questo tesoro inesauribile che è l’universo microscopico. La prima tappa di questo viaggio riguarda la formazione del legame covalente, tipo particolare di legame chimico nel quale due o più atomi mettono in comune i loro elettroni di valenza (gli elettroni presenti nell’ultimo e più alto livello di energia) diventando una nuova realtà unitaria, una molecola stabile, come ad esempio nel caso della molecola d’acqua, la cui formula chimica è H2O, nella quale due atomi di idrogeno (H) condividono i loro elettroni con un atomo di ossigeno (O). La molecola che deriva dalla condivisione degli elettroni degli atomi coinvolti è un’entità chimico-fisica diversa rispetto ai singoli elementi presi separatamente. Questa realtà chimica della formazione del legame covalente potrebbe rivelare un aspetto affascinante, quasi un paradosso: nel momento in cui i singoli elementi formano questo legame, grazie alla condivisione dei loro elettroni a più alta energia, diventano sì una nuova realtà chimica, che agisce d’ora in poi come unica molecola, ma nessun elemento costituente della molecola cessa di perdere la sua identità chimica, che non risiede nei suoi elettroni (che possono essere condivisi in questo caso o in altri tipi di legame ceduti o strappati da un altro atomo), bensì nel nucleo di ciascun atomo, che non viene intaccato, non viene coinvolto nella formazione del legame chimico. Nessun atomo cessa di essere sé stesso, ma condivide quello che ha, formando un legame che lo rende altro, un’unità molecolare nell’unicità atomica.
Spesso siamo portati erroneamente a pensare che per raggiungere la comunione sia necessario operare una sorta di annullamento della propria identità personale e religiosa. Il microcosmo ci offre una lezione che non può che lasciarci a bocca aperta: la vera comunione non prevede l’annullamento della persona, bensì la tutela dell’identità. Questo ammonimento potrebbe essere uno spunto utile anche nell’ambito del dialogo interreligioso e con il mondo, quando si cerca una comunione con altre realtà, nel rischio che il dialogo diventi il fine e non il mezzo per un tentativo di comunione. Non può esserci vero dialogo con altre religioni e realtà se come cattolici perdiamo la nostra identità, cercando dei compromessi che portano ad un annullamento di quello che siamo.
Facendo un secondo salto in questo viaggio, passiamo dall’infinitesimale del legame fra atomi a strutture più complesse, nel mare magnum delle macchine molecolari presenti all’interno di ogni singola cellula (principalmente proteine ed enzimi). L’ambiente intracellulare è uno spazio molto “affollato”, che contiene migliaia di tipologie e miliardi di unità proteico-enzimatiche. Queste unità le definiamo macromolecole perché non sono della grandezza dell’acqua, ma decisamente molto più grandi e complesse, costituite da lunghe catene di amminoacidi, che formano strutture tridimensionali atte a svolgere funzioni e reazioni chimico-fisiche, che altrimenti non potrebbero avvenire in tempi “brevi” o alle condizioni energetiche interne alla cellula. Ciascuna proteina, o ciascun enzima che compie la sua catalisi, ha sequenza amminoacidica, struttura, funzione ed identità specifiche, proprie potremmo dire, propria identità.
Un enzima di detossificazione cellulare, atto a svolgere reazioni per neutralizzare le tossine presenti nella cellula, non sarà mai una proteina strutturale del citoscheletro, come l’actina o la tubulina, così come l’esocinesi con cui inizia la glicolisi nell’ambiente intracellulare, per produrre energia a partire dal glucosio, è altra entità rispetto agli enzimi elicasi o DNA polimerasi coinvolti nella replicazione del DNA, e così via.
In questo spazio iper-affollato e frenetico, che solo un ignorante definirebbe caotico, regna un’armonia perfetta, dove ogni “macchina”, piccola o grande che sia, ogni tassello, ogni singola reazione, ogni movimento singolare contribuisce alla realtà unitaria che è la vita della cellula in cui tutti questi elementi sono contenuti. Un ulteriore aspetto interessante è che la stragrande maggioranza di queste strutture macromolecolari per funzionare e svolgere le loro catalisi e reazioni, come nel caso degli enzimi, devono essere in una situazione costantemente “precaria”, vicini al collasso strutturale: non possono svolgere la loro funzione, la loro missione, se non in uno stato metastabile, precario. Questo dice molto a livello scientifico ma anche è una parola sul mistero della vita, sulla nostra vita, sulla missionarietà.
Nelle Scritture, in forma macroscopica, per parlare della Chiesa, viene usata l’immagine del corpo e delle membra, dove ogni singolo componente, pur mantenendo la sua specificità ed identità, collabora alla vita del corpo. Questa orchestra del microcosmo fa emergere la sua finalità, la vita, dove il fine comune supera la somma di ciascuno strumento e di ciascuna funzione e movimento.
Questo brevissimo viaggio sta volgendo al termine, avendo provato ad intravedere nel mistero accenni inaspettati di realtà trascendenti, di armonia e comunione, come se il microcosmo contenesse un annuncio. Nel legame chimico tra due o più atomi, così come nella reazione acido-base tra due molecole, o nell’interazione tra proteine, il singolo elemento non è fine a sé stesso e alla sua autosussistenza. Potremmo dire che nessun atomo del creato esiste di per sé e per sé, ma per dare vita a nuove molecole, attraverso il legame chimico; così, come nessuna proteina può essere a sé stante, ma è in funzione di qualcosa di più grande, della vita, dell’integrità e dell’unità cellulare. Ogni elemento è chiamato al dono di sé per il bene, per un orizzonte più grande, come singole note incastonate in un’unica melodia perfetta che collaborano alla riuscita dell’armonia.
In conclusione, possiamo provare a “guardare” con uno sguardo diverso questo mondo non visibile ad occhio nudo, ma che esiste ed è presente attorno a noi e dentro in noi: la materia inerte rivela sorprendentemente un microcosmo di armonia, un’orchestra di elementi che generano legami, reazioni e condivisione, dove l’unità non è a discapito dell’identità di ogni elemento, ma volta alla cooperazione, ad una comunione feconda dei singoli, per dare vita ad un qualcosa di inedito, unitario e molto più grande.