N.04
Luglio/Agosto 2026

Matteo La Grua

Servire Gesù a qualunque costo

«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata».(Is 40,1-2)

 

C’è un Francescano Minore Conventuale chino su pietre preziose, che trova egli stesso nelle sue camminate o che altri gli donano. Ha tra le mani tesori unici nel loro genere: farebbero gola a chiunque, egli invece li contempla come meraviglie che non gli appartengono e, ogni tanto, sceglie le più belle – come ametiste di grandi dimensioni – per farne un’edicoletta in cui ospitare la statua della Vergine Maria. Tra le sue mani quei tesori sono al sicuro e al tempo stesso sprigionano qualcosa di più grande dei loro mille bagliori di colori diversi: parlano della bontà di Colui che li ha creati e delle meraviglie con cui Egli corteggia i figli dell’uomo, richiamandoli con ogni mezzo al proprio Amore.

Il consacrato, che risponde al nome di padre Gregorio, è un Francescano magro, di poche parole, schivo, ma di gran cuore: nato il 9 febbraio 1914 a Castelbuono, sulle Madonie, Siciliano sino all’osso, venuto al mondo in una famiglia di solidi principi cristiani in cui anche un fratello e una sorella vivranno la strada del dono totale di sé a Dio, è tuttavia registrato all’anagrafe solo il 15 febbraio successivo e nel mentre – il 14 del mese – era stato battezzato: si ritrova pertanto a risultare battezzato prima di essere nato. Come gli si dice, è «nato battezzato» ed è questa la cifra del suo esistere: essere di Dio sopra di tutto e prima di tutto.

A 12 anni, avendo in cuor suo «già preso i voti di povertà, castità e obbedienza», entra tra i Frati Minori Conventuali del Convento di Montevago, pur se legherà poi il suo nome al quartiere palermitano della “Noce”: è per lui «il giorno più bello della mia vita. Infinitamente bello perché ho consacrato il mio cuore alla Vergine Maria; ho risposto alla chiamata di Dio; ho seguito la mia sola vocazione: servire Gesù, a qualunque costo». È il suo primo gesto da esperto gemmologo: trovato nel campo il tesoro di grande valore, vista una perla, una “gemma” per cui merita investire tutto, egli tutto lascia per guadagnarla. È l’intuizione della bellezza profonda del legame con Dio, dinanzi al quale ogni altra cosa esige di essere rimessa in discussione.

Professo solenne il 19 marzo 1935 e sacerdote dal 25 luglio 1937, Matteo – che ha ricevuto in religione il nome di Gregorio – vive per decenni una vita di discreto servizio, sempre pronto a ogni richiesta, coltivando quell’amore ampio per l’esistere che lo porta ad appassionarsi di tanti ambiti: dalle pietre preziose alla… cucina, lui frate al contempo capace di digiunare e prontissimo a rallegrarsi di un pietanza ben eseguita, dispensando qualche consiglio perché riesca al meglio. Sempre a servizio, aiuta molto in Curia a Palermo, nello spirito del “servo inutile”, senza ambizioni personali: tra le sue mani passano anche casi delicati. Poi, d’un tratto, interviene la grande svolta: il 10 ottobre 1975 (quando ha 61 anni), l’allora Arcivescovo di Palermo, il Card. Salvatore Pappalardo – di cui fu anche il confessore – gli conferisce «mandato di guidare il popolo dei carismatici di Palermo: il Rinnovamento nello Spirito [sorto nel 1967] muoveva i primi passi». Padre Gregorio, come sempre, obbedisce, divenendo punto di riferimento per il gruppo “Maria” del Rinnovamento nello Spirito Santo, presso la chiesa del Sacro Cuore a Palermo. Ed è qui che, nella pazienza dei giorni, ma anche con un certo impeto tipico delle cose di Dio e dell’ardore dello Spirito, tutta la sua vita è trasfigurata. Accade un po’ quel che si era verificato quando, piccolissimo, a cinque anni, aveva visto per la prima volta il mare e, «assieme all’ammirazione», per lo spavento «davanti alla grande distesa d’acqua […] gli mancò la parola e la sua voce sparì all’improvviso», tornando solo qualche anno dopo, in seguito a un pellegrinaggio con la mamma al Santuario di Gibilmanna presso Cefalù: adesso padre Gregorio, sempre schivo, dalla parola trattenuta, cambia; diventa, sotto il soffio potente dello Spirito, un uomo nuovo. Da «persona raccolta in sé, seria, apparentemente poco cordiale», che certo non attraeva le folle, ricevuta l’effusione dello Spirito nella consuetudine del Rinnovamento  «cambiò il suo modo di vivere, il suo modo di relazionarsi con tutti e […] il suo nome si diffuse rapidamente. Rimase sempre una persona raccolta in sé e immersa nella preghiera, ma il suo tratto nel relazionarsi […] mutò. Se prima veniva notato di più il suo rigore, poi emerse il tratto della paternità e la capacità di accogliere ciascuno». Ora padre Gregorio è un cuore aperto per tutti, un cuore pieno di tenera compassione. Dio mostra a tutti la pietra preziosa che egli da sempre era stato, ma che era rimasta come intrappolata sotto a incrostazioni di terra e di roccia e ora, con il vento impetuoso, ma anche dolce dello Spirito, era stata liberata.

Inizia così per lui una vita nuova, tutta dedicata ai ministeri della predicazione, dell’esortazione, della consolazione, della guarigione, della liberazione e come potente esorcista, il più potente del Novecento, per ammissione dello stesso padre Gabriele Amorth. È un continuo accorrere a lui di un’umanità ferita e dolente, afflitta da malattie fisiche, psichiche o da reali vessazioni e possessioni, che egli accoglie, prete semplicissimo e tutto vuoto di sé in cui agisce la potenza di Dio. Accadono così – compiuti da Dio, per il suo tramite – innumerevoli miracoli, tra cui l’improvvisa sparizione di due noduli alle corde vocali in un giovane che viene in seguito redarguito dal medico («Ma lei intende farmi perdere tempo! Prima si fa operare da un altro chirurgo e poi torna da me a chiedere un parere»!)… laddove ad operare, tramite la preghiera e il segno di croce di padre La Grua vicino alla parte lesa, era stato il Signore stesso: l’unico medico che non sbaglia mai.

Nell’incessante afflusso di persone che lo raggiungono, con le forze decrescenti all’avanzare dell’età, egli prende ciascuno per mano affinché discenda nelle profondità dove scorre la Vita: le guarigioni fisiche sono sempre precedute o accompagnate da quelle spirituali, perché proprio il male e il peccato sono la sola patologia “mortale”. Così, conversione e sequela hanno sempre da appoggiarsi su un’intimità ecclesiale – personale e comunitaria – con la Parola di Dio, vero criterio di discernimento e di bussola nelle scelte. Dice padre Gregorio – convinto sin da giovanissimo che la vita mistica sia per tutti se la si intende, alla lettera, quale comunione profonda con Dio stesso nel suo Mistero, lontana da ogni spettacolarizzazione –: «Guai a pensare che io operassi miracoli come un santo! Non è così! Semplicemente, è Dio che si è servito di me. Sono uno strumento dell’amore di nostro Signore. È la fede che guarisce e che salva».

Un impegno riconosceva preminente alla propria identità di sacerdote e di esorcista: «Per fare gli esorcismi ci vuole la castità assoluta. In questo modo, Satana sarà meno feroce, o comunque la sua azione diabolica meno efficace». È il segreto del cuore puro, valido per chiunque perché i puri di cuore vedranno Dio e gusteranno la sua presenza. Ammette pertanto di essere, in virtù della custodia di un cuore tutto e solo inabitato da Dio, «come in un bunker di fronte agli attacchi del nemico»: non importa quante siano state le salite della vita, affrontate portando la Croce.

Padre Gregorio La Grua muore a Palermo il 15 gennaio 2012, mentre il suo volto diviene «come di cera, gli occhi come cristalli e le mani cosparse di brillantini: ne proveniva della luce», quelle mani di cui egli diceva fossero “leggere come di Madonna”, a propria volta riconosciuta “l’unica donna della [sua] vita”.

Gregorio, da tanti anni, era tornato Matteo (Matteo La Grua, anzi “padre Matteo” – come oggi è ricordato e tanto amato –), dal suo nome di battesimo: un nome riemerso in modo spontaneo, quando già era impegnato nel Rinnovamento. Perché c’è un tempo per partire e per lasciare, per distaccarsi da sé nella sequela di Gesù, e c’è un tempo in cui Egli stesso restituisce tutto, restituisce a se stessi e ci si può possedere senza trattenere, ci si può anche chiamare “Matteo” perché tutto ormai è dato, consegnato e consumato. Matteo che diventa Gregorio e ritorna Matteo dice la fedeltà di Dio dentro ogni cammino: e con tanti fratelli e sorelle egli ha camminato, per annunciare loro il Signore e far conoscere la potenza della Sua Risurrezione.

 

«Nelle mie lunghe giornate, intessute di preghiera,
ho modo di riflettere sulla condizione odierna dell’umanità.
E mi pare che l’uomo sia senza bussola.
L’uomo non ha più un progetto spirituale per la sua vita
da quando si serve di Dio per un suo bisogno,
per riempire il vuoto della sua esistenza».

Parole di P. Matteo La Grua

 

Matteo La Grua nasce nel febbraio del 1914 a Castelbuono (sulle Madonie, in Sicilia) e muore a quasi 98 anni a Palermo nel 2012. Frate Minore Conventuale, sacerdote, assistente del Rinnovamento nello Spirito Santo e grande esorcista, nella sua costante umiltà presta un servizio ininterrotto alla Chiesa e a tanti fratelli, per consolare, guarire, liberare. Lascia che in lui operi sempre più la Potenza di Cristo e il Fuoco d’Amore dello Spirito. Autore di qualificati testi, è stato raccontato anche dalla Vicepostulatrice della Causa, Maria Lo Presti, in: Padre Matteo La Grua. Nulla è impossibile a Dio, Edizioni Messaggero di Padova, Padova 2025. È Servo di Dio.