La ‘giornata vocazionale’ al camposcuola per ragazzi
Nel periodo estivo fioriscono un po’ dappertutto i ‘camposcuola’ per i ragazzi che durante l’anno vivono il cammino della comunità parrocchiale. Il programma del ‘campo’ può prevedere una ‘giornata vocazionale’.
Vengono qui proposte alcune attenzioni metodologiche ed alcune indicazioni di riflessione per poter realizzare tale ‘Giornata’.
Premessa metodologica
– Le schede allegate possono essere utilizzate nel modo proposto, ma si può anche usare lo schema sostituendo i contenuti. Per praticità, infatti, ho fatto la scelta di utilizzare il testo biblico, ma la proposta può essere fatta o arricchita attraverso un audiovisivo, con delle testimonianze, attraverso una scheda con domande, ecc.
Il metodo fondamentale è il confronto tra l’esperienza dei ragazzi e la proposta della parola di Dio.
– Se al ‘camposcuola’ partecipano sia ragazzi che ragazze proporrei di differenziarli per sesso nel momento del confronto. È infatti più facile far emergere il discorso vocazionale in modo più esplicito quando essi sono separati.
– Ho fatto la scelta di rendere i ragazzi protagonisti attivi. Ecco perché ho proposto il momento creativo.
– Potrebbe essere utile valorizzare anche il momento del pranzo e del gioco pomeridiano.
– All’interno di un campo scuola anche la preghiera del mattino e della sera può risultare un utile momento: per iniziare la giornata; come revisione e conclusione.
– Non avere paura di proporre una giornata troppo impegnativa. Il fatto stesso di essere presenti ad un campo scuola dice già l’orientamento di una scelta positiva in ogni ragazzo/a.
– I modelli: se lo si ritiene opportuno è meglio invitare persone significative che possono guidare o collaborare in alcuni momenti. Possibilmente persone che non hanno fatto ancora una scelta definitiva nello stato di vita, ma sono in cammino di verifica. Sono molto importanti assieme agli educatori: mostrano che educare significa anche proporre mete chiare e impegnative; che non bisogna aspettare e rimandare al domani ciò che vediamo vero per l’oggi; che esiste un progetto, una tappa significativa per ogni età della vita.
Schema della giornata
– Preghiera del mattino.
– Proposta dell’educatore (Scheda “Chi cercate?”)
– Incontro – riflessione a gruppetti con un educatore.
– Pranzo
– Gioco[1]
– Comunicazione di tutti i gruppetti con un momento creativo (Ripresa di ciò che è emerso nel gruppetto, anche attraverso una drammatizzazione, un canto, poesie, ecc.).
– Ripresa dell’educatore (Scheda “Come mi conosci?”)
– Messa o preghiera conclusiva (Questo momento può essere arricchito e partecipato a livello simbolico: richiesta di perdono, offertorio, preghiera, ringraziamento).
Contenuti
Come introduzione si potrebbe leggere At 1,15-26, la scelta di Mattia.
1. Chi cercate? (cfr. Gv 1.35-42) Vuole aiutare i ragazzi/e a porsi la domanda sul senso della vita. In questa prima parte può essere utile sottolineare i vari personaggi: Gesù, Giovanni Battista, i due discepoli. Le loro domande, paure, attese, il loro andare verso Gesù, ecc.
2. Come mi conosci? (cfr. Gv 1,43-49). È la risposta che il testo evangelico propone al racconto precedente. Gesù ci conosce perché sa andare al cuore dell’uomo. Anche qui spiccano alcune figure: Andrea, Filippo, Natanaele. Potrebbe essere utile anche una integrazione dei dialoghi, dei pensieri non espressi chiaramente dal testo, ma sottointesi.
Le schede che seguono possono essere una traccia utile per l’educatore.
1. Chi cercate
È la domanda che Gesù ci rivolge questa sera. Potrebbe suonare anche in modo diverso: perché sei qui? Cosa desideri? Cosa cerchi? Chi cerchi? Verso dove cammini? Dove va la tua vita?
È importante non scivolare via da queste domande. Bisogna aiutare l’uomo a trovare il senso della sua vita. A ogni costo. E l’uomo deve aiutare se stesso. Deve avere il coraggio di non fuggire, tuffandosi nel rumore e nella velocità, ma di pensare e di meditare. Deve regalarsi un pezzo di deserto dove rifugiarsi per ritrovare se stesso. Non un pezzo di deserto per rimanerci, ma per scoprire nel silenzio il senso della sua vita, e uscirne per viverla con un sapore nuovo (Viktor Frankl).
Dal momento che è Gesù che ti interroga su una questione così importante, vedi bene di pensare a come rispondi:
– Se dici che desideri “avere” sempre di più (cose, denaro, ecc.), Egli ti dice: “La vita dell’uomo non dipende dai suoi averi” (Lc 12,15).
– Se tendi al tuo prestigio personale e vivi fra gli altri nel continuo gioco dell’avanzamento, chiedendoti “chi è il più importante?”, Gesù ti ribatte: “Se non diventerete come bambini…” (Cfr Mc 9,33-36).
– Se aspiri a voler fare di testa tua, badando esclusivamente ai tuoi interessi e cercando di importi agli altri, senti Gesù che ti afferma: “Chi vuole essere grande si faccia servo di tutti” (Mc 10,43-45).
– Se vai avanti cercando di eludere un fatto certo: che dovrai affrontare la morte, non potrai avere la speranza che nasce da parole che solo Lui ha potuto dire: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv11,25).
2. Maestro, dove abiti?
Gesù, vedi che faccio fatica a trovare il senso della mia vita. Ma tu dimmi che senso ha la tua vita? Tu, come vivi? Dove abita la tua vita?
Se leggiamo il Vangelo ci rendiamo conto che Gesù non rincorre il possesso, il prestigio, il potere. Questi per Lui sono idoli: “Sta scritto: solo al Signore Dio tu ti prostrerai, lui solo adorerai” (Lc 4.8; Dt 6,13). Gesù ha una direzione precisa: “Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5). “Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio” (Lc 2). Gesù sa dove vive: “io sono nel Padre” (Gv 14,10).
3. Venite e vedrete!
Gesù ci invita a fare la sua esperienza. Egli ci ammonisce: non dobbiamo illuderci: “solo la verità vi farà liberi” (Gv 8,31). E la Verità è Lui stesso (cfr. Gv 14,6). Gesù Cristo va incontro all’uomo di ogni epoca, anche della nostra epoca, con le stesse parole: “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”. Queste parole racchiudono una fondamentale esigenza ed insieme un ammonimento: l’esigenza di un rapporto onesto nei riguardi della verità, come condizione di una autentica libertà; e l’ammonimento, altresì, perché sia evitata qualsiasi libertà apparente, ogni libertà superficiale e unilaterale, ogni libertà che non penetri tutta la verità sull’uomo e sul mondo. Anche oggi, dopo duemila anni, il Cristo appare a noi come colui che porta all’uomo la libertà basata sulla verità, come colui che libera l’uomo da tutto ciò che limita, menoma e quasi spezza alle radici stesse, nell’anima dell’uomo, nel suo cuore, nella sua coscienza, questa libertà. Quale stupenda conferma di ciò hanno dato e non cessano di dare coloro che, grazie a Cristo e in Cristo, hanno raggiunto la vera libertà e l’hanno manifestata perfino in condizioni di costrizione esteriore! (cfr R.M. 12).
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Fare esperienza di questa libertà non illusoria significa andare al fondo,
nel profondo di se stessi, della vita, del significato…
La perla di grande valore è nascosta profondamente.
Come un pescatore di perle, o anima mia, tuffati.
Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, e cerca!
Forse non troverai nulla la prima volta.
Come un pescatore di perle, o anima mia,
senza stancarti, persisti e persisti ancora, tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca!
Quelli che non sanno il segreto si burleranno di te,
e tu ne sarai rattristato, ma non perdere coraggio, pescatore di perle, o anima mia!
La perla di gran valore è proprio là nascosta, nascosta proprio in fondo.
È la tua fede che ti aiuterà a trovare il tesoro
ed è essa che permetterà che quello che era nascosto si è infine rivelato.
Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù,
come un pescatore di perle, o anima mia. E cerca, cerca senza stancarti.
(Swami Paramananda)
Con Gesù anche la morte sarà vinta, perché “il Padre risuscita i morti e dà la vita” (Gv 5,21). “So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto”.
2. Come mi conosci
1. “Prima… ti ho visto”
Signore, tu mi scruti e mi conosci… Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno.
(dal Salmo 139)
“Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo”
(Ger 1,5)
Gesù conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo
(Gv 2,24s)
Prima che tu possa arrivare a Dio, Egli è già da te.
Prima che tu lo cerchi, Egli già ti cerca.
Prima che tu lo ami, Egli già ti ama, da sempre.
“Ti ho amato di amore eterno”
Vieni a pregare ed è come se fosse un incontro con una persona che ti attendeva da tempo.
Cercavi una Presenza ed era già in te.
“Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai.
Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.
Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Eri con me, e non ero con te”.
(S. Agostino)
Senti, dunque, questa Presenza Lasciati illuminare da questa Luce Lasciati invadere da questa Gioia
Lasciati amare da questo amore. E come aprire la finestra della tua stanza: è già la luce!
Tutto questo lo puoi sperimentare anche nella Preghiera.
Essa è un lasciarsi fare da lui un lasciarsi afferrare un lasciarsi conquistare…
…come Natanaele…
2. “Tu sei il figlio di Dio”
Natanaele è un uomo abituato a non barare: in lui ‘non c’è falsità’
(Gv 1,49).
Non importa se l’intelligenza non ha ancora capito tutto; del resto non potrà mai capire tutto: “Non esiste una scala con la quale l’intelligenza possa arrivare a raggiungere Dio”
(S. Giovanni della Croce).
Natanaele è un ‘puro di cuore’: non può fingere di non essere stato conquistato da Gesù!
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”
(Mt 5).
“Ecco il mio segreto, è molto semplice: non si vede che con il cuore. L’ essenziale è invisibile agli occhi”
(Saint-Exupéry).
“Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre. Hai fatto forza su di me e hai prevalso”
(Ger 20,7).
“Se un uomo ama Dio, è conosciuto da Dio”
(1 Cor 8,3).
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”
(Gv 10,14).
“Mi vuoi bene?” “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”
(Gv 21,17).
“Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”
(1 Gv 4,7-8).
Racconta una leggenda che un giorno Dio chiamò S. Dimitri e gli diede appuntamento dietro il grande albero nella foresta. Erano molti anni che S. Dimitri aspettava di vedere quel Dio che lui aveva sempre amato e servito e così di buon mattino partì sicuro di arrivare puntuale. Ma appena si inoltrò nella foresta sentì piangere: era un lebbroso che era stato scacciato dal suo villaggio. Dimitri si fermò, ripulì e fasciò le piaghe di quell’uomo, divise con lui del pane e poi in fretta si rimise in cammino, per non arrivare tardi all’appuntamento con Dio là nel cuore della foresta, sotto il Grande Albero.
Fatto poco più di un miglio sentì ancora piangere: era un uomo; la moglie e il suo bambino erano morti, ed ora lui, disperato, s’aggirava stanco ed affamato nella foresta, girovagando senza scopo. S. Dimitri si fermò, cercò di consolarlo, gli diede un pezzo di pane, e quando vide che l’uomo era più sereno se ne andò in fretta: forse avrebbe fatto ancora in tempo ad arrivare puntuale all’appuntamento con Dio. Ma nella foresta incontrò altre otto persone che avevano bisogno di aiuto, e S. Dimitri si fermò con tutte. Scese la sera e, ormai, era trascorsa l’ora convenuta per l’incontro con Dio. S. Dimitri, sfinito, con più nulla nella bisaccia, andò ugualmente nel luogo stabilito, ma Dio non c’era più. Pianse, poi ritornando a casa, comprese.
“Quanto sono stato cieco! – diceva tra sé -. Mi aspettavo di vedere Dio come un vecchio bonario con la barba bianca, e sono restato deluso quando non l’ho trovato: ma non c’era più ragione che Dio mi aspettasse nel cuore della foresta, là, sotto il Grande Albero, perché già Lui ed io ci eravamo incontrati in quelle persone che ho trovato sul mio cammino”. S. Dimitri rientrò in casa molto felice per il suo incontro con Dio.
– Quali pensieri, sentimenti, propositi suscita in te questa riflessione?
– La tua preghiera è prevalentemente un amare Dio o un “pensare” su di Lui?
– Ti stai formando un cuore capace di amare?
– Ti vai convincendo che la tua missione nel mondo deve essere un portare l’amore?
– Ti sei mai chiesto se il Signore ti sta chiamando a donare la Tua vita come sacerdote, religioso, missionario?
Note
[1] Gioco del Folletto. È un gioco molto semplice che vuole sottolineare soprattutto la dimensione spirituale dell’amicizia. Può benissimo inserirsi in questa giornata di riflessione sul senso della vita.
Vengono posti in un’urna dei bigliettini con i nomi di tutti i componenti il camposcuola. All’inizio della giornata viene pescato da ogni ragazzo/a un biglietto. Quel giorno ognuno dovrà essere un “folletto buono”, nel senso che si impegnerà in modo particolare ad avere un’attenzione speciale per quella persona che la sorte gli ha assegnato (pregando, parlando, ascoltandolo, ecc.). Naturalmente il nome del prescelto resta segreto. Magari a fine giornata si possono scoprire i diversi folletti (e vedere se qualcuno è stato individuato!).