Salus infirmorum
«Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 26,8)
Nel cuore di Mantova, città gonzaghesca cinta dalle acque del Mincio, addossato al fianco sinistro della cattedrale di San Pietro, il Santuario della Beata Vergine Incoronata — detto dai mantovani semplicemente l’«Incoronata» — custodisce uno dei luoghi di devozione mariana più antichi della diocesi. Il suo nucleo è un affresco di probabile origine trecentesca, con elementi stilistici riferibili alla tradizione bizantina, raffigurante la Madonna con Bambino, attorno al quale si intrecciarono, nel corso del Quattrocento, arte, fede e storia in modo straordinario. La figura centrale che collega questi elementi è Sant’Anselmo da Baggio, il quale ricoprì il ruolo di consigliere spirituale di Matilde di Canossa. In qualità di vescovo di Lucca, fu esiliato a causa della sua fedeltà alla causa papale e, successivamente, si trasferì a Mantova, dove concluse la sua vita e venne proclamato patrono della città. La tradizione narra che la Vergine gli avrebbe parlato dall’affresco, promettendo protezione alla città. A partire dal 1477, si diffuse la fama di miracoli ottenuti davanti a quell’immagine e cominciarono ad affluire offerte votive che valsero al luogo il nome di Santa Maria dei Voti, da cui il santuario muove la propria storia. Che si voglia leggere questo episodio come fatto o come memoria devota, esso rivela qualcosa di essenziale nella teologia dell’immagine sacra medievale: l’icona non è un semplice oggetto artistico, ma una presenza, una finestra aperta sul mistero che unisce il devoto al soggetto rappresentato.
L’attuale edificio fu eretto nella seconda metà del Quattrocento per volontà del marchese Federico I Gonzaga, con fondi raccolti anche attraverso una celebre disputa pubblica tenuta nel 1481 in Piazza Sordello sull’Immacolata Concezione di Maria. La tesi francescana “L’unica concepita senza peccato” — che sosteneva, sulla scia di Duns Scoto, la preservazione di Maria dal peccato originale fin dal primo istante del concepimento — fu difesa dal beato Bernardino da Feltre contro il domenicano Vincenzo Mandello, e prevalse. Il dogma sarebbe stato definito solo nel 1854 da Pio IX, ma quella disputa testimonia quanto il mistero della Nuova Eva fosse già vivo nella coscienza ecclesiale. Il progetto architettonico fu affidato a Luca Fancelli, formatosi alla scuola di Filippo Brunelleschi. L’edificio rivela la sua cifra rinascimentale nella sobrietà delle proporzioni e nell’uso sapiente della luce. Una singolare vicenda costruttiva consegnò all’attuale sagrestia della cattedrale il ruolo di piccola perla nascosta: decorata con affreschi di gusto mantegnesco, sarebbe dovuta essere la navata principale del santuario, ma i lavori mutarono direzione e il transetto divenne la navata unica della chiesa. Nelle cappelle laterali riposano le spoglie di alcuni beati mantovani, tra cui il carmelitano Battista Spagnoli (1447–1516), poeta latino che Erasmo da Rotterdam definì «il Virgilio cristiano», la cui devozione mariana nutrì la Parthenice Mariana (1481), poema sulla vita della Vergine. Nel 1640, in un momento drammatico per il ducato gonzaghesco — segnato dalla guerra di successione e dalla peste del 1630 — Maria Gonzaga volle affidare solennemente se stessa, la dinastia e lo Stato alla Vergine. Un’immagine di Santa Maria dei Voti fu portata in processione e incoronata Regina di Mantova nella Basilica di Sant’Andrea. Il gesto si inscrive nella grande tradizione teologica della regalità mariana: Maria è Regina non per potere proprio, ma per partecipazione alla regalità del Figlio (Lumen Gentium, 59). Il santuario e la vicina Basilica di Sant’Andrea — custode della reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo — sono il punto di partenza della Via Matildica del Volto Santo, percorso di circa 285 chilometri che collega Mantova a Lucca. Riscoperto nel 2015 in occasione del nono centenario della morte di Matilde di Canossa e riconosciuto come cammino giubilare nel 2025, il percorso attraversa i territori della Grancontessa. Il cammino tocca l’abbazia benedettina di Abbazia di San Benedetto in Polirone, risale l’Appennino attraverso il Castello di Canossa e scende in Garfagnana fino a Lucca. La meta è il Duomo di San Martino, dove è custodito il Volto Santo, crocifisso ligneo romanico tra i più venerati dell’Europa medievale. Il percorso compie così un movimento di grande densità spirituale: si parte dal Sangue — la concretezza corporea della Redenzione — e dall’intercessione materna dell’Incoronata, per giungere al Volto del Cristo sofferente. Corpo che cammina, paesaggio che cambia, storia che si fa pietra ed affresco: il pellegrino attraversa, insieme, il cuore dell’arte medievale e il cuore del mistero cristiano. Sant’Anselmo, che unisce misticamente Mantova e Lucca con la propria vicenda biografica, resta il patrono silenzioso di questo cammino. Come lui, il pellegrino lascia la sicurezza del noto per mettersi in strada verso il Volto di Colui che può dire: «Io sono la Via».
