N.06
Novembre/Dicembre 2001

Santi per vocazione: dai volto all’Amore!

Se oggi nel mondo esiste ancora un po’ di speranza, è merito dei santi che l’hanno salvata e custodita in mezzo a tanta disperazione: penso a Francesco d’Assisi e all’innumerevole schiera dei cantori della speranza. Se esiste ancora la fraternità, lo dobbiamo a quei testimoni che coraggiosamente l’hanno vissuta tra l’odio degli uomini: penso a Massimiliano Kolbe, a Edith Stein, a Papa Giovanni XXIII e a tutti coloro che hanno fatto sentire, quasi fisicamente, il palpito del cuore di Dio rivolto verso ogni creatura umana. Se qualcuno sorride ancora a un bambino, ad un anziano o ad un ammalato, è merito dei santi che ci hanno insegnato a rispettare e amare la vita: penso a Vincenzo de’ Paoli, a Giovanni Bosco, a Raul Follerau, a Marcello Candia, a Madre Teresa di Calcutta e a tutti i coraggiosi difensori della vita umana e della sua inalienabile dignità.

Per questo motivo i santi sono i veri benefattori dell’umanità. Noi senza saperlo, spesso camminiamo su strade scavate dal loro sacrificio, dalla loro bontà e dalla loro umanità aperta al soffio dello Spirito Santo. Ringraziamoli: sono i nostri fratelli e le nostre sorelle, che ci hanno voluto e fatto del bene; sono la nostra famiglia del Cielo. La Parola di Dio ci garantisce che i santi sono tantissimi. Il numero 144.000 usato dall’Apocalisse, è un simbolo per indicare una moltitudine sconfinata di santi (12 x 12 x 1000 = 144.000; 12, nella Bibbia, è il numero della pienezza e viene moltiplicato per se stesso e poi per 1000, che è il numero della grande quantità). I santi sono una moltitudine! Pensandoci bene, non può essere altro che così. Dio infatti ci ha amato tanto da soffrire per noi la Passione. È impossibile che la forza del dolore-amore di Dio non porti frutti abbondanti di santità; è impossibile che il sangue di Cristo non sia straordinariamente fecondo. Talvolta non ci accorgiamo della presenza dei santi accanto a noi, ma anche noi sicuramente ne abbiamo conosciuti tanti. Tante mamme piene di amore di Dio; tanti uomini miti pronti a eroici e nascosti sacrifici; tanti giovani leali e generosi; tanti anziani umili e sereni; tanti ammalati pieni di speranza e di bontà sono dei santi sconosciuti. Un giorno brillerà la loro bontà. Oggi ci basti sapere che la loro santità è come il sale, che preserva il mondo dalla totale distruzione.

Chi sono i santi? I santi sono i poveri del cuore. Sono le persone che non poggiano la loro sicurezza su nessun punto sbagliato…! I poveri sono persone completamente libere da tutte le sicurezze mondane: tutte! I poveri sono coloro che si appoggiano totalmente su Dio e aspettano da Dio la soluzione del problema della vita. Per questo nella Bibbia “povero” è sinonimo di umile, di credente, di assetato di Dio. Cristo dice: costoro soltanto possono capire Dio, costoro soltanto possono accogliere Dio perché lo desiderano e l’aspettano con tutta l’anima: costoro, i poveri, saranno i trionfatori della storia. E i ricchi? Basta ricordare la parabola di Lazzaro e il ricco: Cristo afferma categoricamente che la situazione nella quale viviamo è provvisoria: un giorno cambierà e allora il povero sarà il vincitore, mentre il ricco sarà schiacciato dalle sue stesse sicurezze sbagliate. La vita umana dipende dal fondamento che uno sceglie, dipende dal tipo di ricchezza in cui crede. Chi è povero nel cuore ha scelto la giusta ricchezza: ha scelto Dio! “Beati i miti (non violenti), perché Dio darà loro in eredità la terra” (Mt 5,5). Chi è povero nello spirito è anche mite, perché sa che la violenza non è sicurezza, la violenza non serve a niente. La mitezza è una conseguenza della fede in Dio, è una caratteristica del vero discepolo di Cristo che non riesce più a essere violento. Infatti chi crede in Dio, non ha più bisogno di violenza. Il violento è un debole, il violento è un impaziente, il violento è un orgoglioso, il violento è solo. Il discepolo di Cristo invece è mite come Cristo, che ha detto: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).

Pensate quante volte i cristiani non hanno vissuto questa beatitudine! Cioè i cristiani non sono stati cristiani! La tentazione della violenza, infatti, non nasce dalla religione cristiana (leggete bene il vangelo!), ma nasce dalla condizione umana. E ne è prova il fatto che il fondamentalismo violento si trova tra le file dei cristiani (che, in questo caso, sono non cristiani!) e si trova anche tra le file dei non-credenti. Vi siete scordati del fondamentalismo violento della Rivoluzione Francese, che tagliava le teste (sic!) a chi non condivideva il programma rivoluzionario? Vi siete dimenticati del fondamentalismo violento del nazismo e del comunismo ateo, che hanno fatto vittime incalcolabili? Il cristiano, se è cristiano, è incrollabilmente mite. Ma il povero e il mite non sono degli ingenui che non vedono le attuali situazioni di ingiustizia. No! Essi le vedono e ne soffrono. A costoro Gesù subito dice: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati” (Mt 5,4). Consolati di che cosa? Per il credente esiste una sola tristezza: quella di chi vede un mondo lontano da Dio, sventuratamente lontano! L’unica tristezza è quella di chi avverte l’ingiustizia del peccato e ne soffre. Non esiste altra tristezza! La malattia non toglie la pace a chi crede, perché chi crede vive nella provvisorietà e attende il futuro che Dio ha promesso (vedi Benedetta BianchiPorro, vedi Francesco d’Assisi provato da innumerevoli malattie…). Chi crede, soffre soltanto per il peccato: questo è il vero male e radice di tutti gli altri mali.

Ecco allora la nuova beatitudine: “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5,6): cioè beati quelli che desiderano ardentemente ciò che Dio vuole. I poveri, i piccoli, gli umili e gli umiliati sanno che la loro situazione non è voluta da Dio e perciò desiderano ardentemente ciò che Dio vuole, cioè la loro liberazione. E poiché credono, sanno che la liberazione è sicura perché Dio non delude: anzi la liberazione è già iniziata in Cristo Risorto e giungerà al suo compimento. Ogni volta che spunta il sole, il santo ci vede l’avviso che un giorno tutto cambierà; ogni volta che torna la primavera e spuntano i fiori, il santo ci sente la notizia che il mondo risorgerà: verrà, verrà il giorno della Risurrezione.

Ma, nell’attesa, come vivono i poveri, cioè quelli che poggiano tutto sulla fede in Dio? Risponde Gesù: “Beati quelli che hanno compassione degli altri, perché Dio avrà compassione di loro” (Mt 5,7). Chi crede in Dio, fa vivere dentro di sé la carità di Dio. La carità è la prova della presenza di Dio in noi, è la misura dell’accoglienza che abbiamo dato a Dio nella nostra vita. Ma la carità vera va vissuta con limpidezza, senza opportunismo, senza seconde intenzioni, senza legarsi nelle motivazioni a niente e a nessuno al di fuori di Dio. Infatti Gesù aggiunge: “Beati quelli che sono retti nelle intenzioni (i puri di cuore, puri nel centro delle decisioni), perché vedranno Dio” (Mt 5,8). È la beatitudine della luce, della pulizia interiore, della verità del cuore. Beato, allora chi non ha doppia faccia! Beato chi non cambia secondo le circostanze! Beato chi non gioca con Dio e con il prossimo, aggiustando i suoi comportamenti secondo opportunità! Beato chi vive nella verità dentro di sé e fuori di sé! La verità infatti produce pace nel cuore. Oh! Se ci fosse sempre verità dentro di noi: sarebbe l’inizio della verità e quindi l’inizio della pace. E chi ha la pace, diffonde la pace.

“Beati, allora, coloro che diffondono la pace, perché Dio li riconoscerà come suoi figli” (Mt 5,9). Beati! Quanti sono pochi coloro che diffondono la pace! Quanta gente invece semina violenza, semina inquietudine, semina zizzania, semina asprezza e rancore. Chi non ha pace, non può dare pace! Chi invece ha pace nel cuore, la regola con la sola presenza: come faceva San Francesco d’Assisi, “strumento di pace”! E se gli altri non ti capiscono? E se gli altri ti perseguitano? E se gli altri ti disprezzano? E se anche tra noi nascono incomprensioni? Come comportarci? Risponde Gesù: “Beati quelli che sono perseguitati per aver fatto ciò che Dio vuole, perché a loro appartiene il regno di Dio! Beati voi quando gli uomini vi disprezzeranno e vi perseguiteranno, e quando dicono ogni genere di falsità e calunnie contro di voi, perché siete miei discepoli. Rallegratevi e siate contenti perché grande sarà la vostra ricompensa nei cieli” (cfr. Mt 5,10-12).

Signore, tu parli di disprezzo, persecuzioni, falsità, calunnia: fanno parte della vita di quaggiù e possono venire da chiunque. Ognuno di noi può diventare persecutore dell’altro! Tu lo sai! E lealmente ci hai avvisato. “Beati voi…”, hai detto ed è vero. Lo capirono gli apostoli che, uscendo dal Sinedrio dopo aver subito ingiurie e maltrattamenti, erano felici per aver sofferto a causa del tuo nome. Lo capirono i martiri di ieri… e lo capiscono i martiri di oggi. Perché noi non lo comprendiamo? Perché una difficoltà ci mette in crisi? Perché un torto fa cadere tutto il nostro entusiasmo? La risposta c’è ed è una sola: non abbiamo capito che grande sarà la ricompensa nei cieli. Sta tutto qui, o Signore! Ecco perché la vita ci sfugge, le occasioni di bene diventano bolle di sapone e la nostra vita cristiana va con il barometro: oggi Dio è tutto e domani è niente! Signore, tutto dipende dal fatto che non crediamo in te e quindi non viviamo veramente la speranza e l’attesa del cielo. Non abbiamo capito che i conti quaggiù non tornano e non torneranno mai, perché questo mondo porta dentro di sé il veleno del nostro peccato: e tu sei venuto a liberarci e ci hai indicato la pazienza della Croce come strada di libertà, di crescita, di maturazione per il regno dei cieli. Signore, tutto questo lo capiscono soltanto i santi: aiutaci ad essere santi!