N.01
Gennaio/Febbraio 2021

La speranza che accompagna gli ultimi

Alla 77a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia ha stregato tutti, giurati e giornalisti, sin dai primissimi minuti di proiezione, al punto da posizionarsi come uno dei super favoriti al Leone d’oro. E alla fine quel Leone d’oro lo ha vinto. Parliamo di Nomadland della regista Chloé Zhao, cinese di origini, ma di casa a Hollywood, che ha composto un potente racconto sugli ultimi, i dimenticati, senza pietismi o sguardi disperanti. L’autrice ha mostrato tutta la dignità e solidarietà di chi è scivolato nella povertà, persone capaci di sostenersi l’un l’altro e di rimettersi in cammino verso il riscatto. Un’opera intensa e corroborante.  

Prendendo le mosse dal romanzo di Jessica BruderNomadland ci propone la storia di Fern, una sessantenne vedova che ha perso casa e lavoro dopo la crisi finanziaria del nuovo millennio; la donna non si rassegna alla disperazione, carica tutto quello che le resta su un furgoncino e si mette in viaggio lungo le strade americane. Trova dei lavoretti stagionali e in ogni area di sosta dove parcheggia la sua casa mobile costruisce un vero e proprio tessuto di comunità. Fern e gli altri come lei si aiutano, si assistono, si scambiano favori, dimostrando di essere prossimi. Appunto, una comunità.  

Al suo terzo film, Chloé Zhao rivela grande maturità artistica, mettendosi sullo stesso binario narrativo dei grandi cantori sociali come il britannico Ken Loach, i fratelli belgi Dardenne o lo statunitense Clint Eastwood. L’autrice è capace di cogliere tutta la complessità della periferia americana, passando in rassegna in maniera poetica gli ampi (a tratti desolati) spazi, la natura a perdita d’occhio e l’umanità in affanno. Con un registro asciutto esplora la realtà sociale senza perdere di mano il timone del racconto, senza abbandonarsi a sguardi dolenti o disturbanti. Al contrario, Chloé Zhao ci regala splendidi ritratti di un’umanità sempre dignitosa e fiera, con un solido apparato valoriale. Un’umanità caduta, ma desiderosa di rimettersi in marcia verso occasioni migliori.  

Il film trova grande forza espressiva grazie all’interpretazione di Frances McDormand, di una bravura sconvolgente: rigorosa, puntuale, intensa, vera, abita Fern con grande empatia e rispetto, mettendo in scena una performance da Oscar. La Commissione nazionale valutazione film CEI ritiene Nomadland consigliabile, problematico e adatto per dibattiti (www.cnvf.it). 

 

Schermi paralleli. Il film inglese “Herself. La vita che verrà” (2020) di Phyllida Lloyd, scritto e interpretato da Clare Dunne, propone la storia di una madre capace di ribellarsi alle violenze domestiche e di rimettersi in gioco nella vita, assicurando alle sue figlie e a se stessa un futuro nel segno della possibilità. Film intenso, ma di taglio educational.